Catry Ostinelli, direttrice del master in Amministrazione, finanza e controllo di gestione della Liuc Business School

C’era una volta il direttore amministrativo finanziario che si limitava alla predisposizione del bilancio d’esercizio, applicando i corretti principi contabili. Oggi non basta più: quella del Chief financial officer è una delle figure in maggiore evoluzione nel riassetto imprenditoriale post pandemia. «Il Covid è stato un acceleratore di un trend iniziato già prima» spiega Catry Ostinelli, direttrice del master in Amministrazione, finanza e controllo di gestione della Liuc Business School. «La finanza sta diventando il centro del business delle società e i Cfo sono visti come guida analitica per le decisioni aziendali in ambienti Vuca (Volatility, uncertainty, complexity and ambiguity)». 

Visto che appena la pandemia ha accennato ad attenuarsi siamo stati travolti dalla guerra in Ucraina, l’incertezza è più forte che mai, insieme all’esigenza per le aziende di avere Cfo aggiornati e pronti per il cimento. «Quello che è accaduto negli ultimi anni ha spostato l’attenzione dalla guida, controllo e coordinamento di risorse interne all’azienda a quelle che sono diventate risorse presenti e diffuse ovunque» spiega la Ostinelli. «Quindi si deve mettere in piedi un sistema di valutazione e monitoraggio delle performance di unità organizzative, filiali, enti e entità che sono diffuse nel mondo. Le aziende hanno cercato di avvicinarsi sempre di più a clienti esteri, hanno cercato di unire l’online e l’offline: quindi anche i sistemi di valutazione delle performance economico finanziarie hanno dovuto recepire questi cambiamenti». I Cfo sono stati protagonisti di questo processo. 

«Il board ha necessità di saper valutare anche gli investimenti intangibili» rimarca la direttrice del master della Liuc Business School, «non solo ed esclusivamente quelli in impianti e macchinari, ma anche quelli in cloud, infrastrutture software, così come nei benefici immateriali: ai dipendenti, alla collettività di riferimento, alla catena dei fornitori». Quest’ultima considerazione si lega a un altro dei fronti sui quali cambia il mestiere del Cfo, quello dell’Esg, che prevede la realizzazione dei bilanci di sostenibilità e l’integrazione delle logiche Esg nei sistemi di valutazione: una nuova logica che è particolarmente sviluppata nelle società BCorp. «Tutto parte dall’imprenditore e dal board, che sono disposti investire in realtà che sono sostenibili» evidenzia la Ostinelli, «cambiano il business e i valori aziendali, si vuole creare valore nel tempo, ma questo non significa necessariamente sacrificare il profitto nel breve periodo. C’è una nuova vision del continuo reinvestire, di cui fa parte il non lasciare soli fornitori e collaboratori». 

Anche la necessità di prendersi cura della supply chain ha ampliato il ruolo dei Cfo. «Molte realtà hanno lavorato affinché i fornitori fossero supportati finanziariamente» nota la direttrice del master della Liuc Business School, «l’azienda lungo tutta la sua catena che necessitava di interventi di supporto ha fatto la sua parte, e il Cfo era la figura deputata a valutare quali potessero essere gli sforzi economici in tal senso». Proprio per il successo del supporto delle aziende medie e grandi alle piccole che ne sono fornitrici, è importante che anche queste ultime abbiano Cfo all’altezza. «In aula abbiamo sia amministratori finanziari di imprese medie e grandi sia di piccole aziende familiari» mette in evidenza la Ostinelli, «le grandi aziende che sostengono le piccole che costituiscono la loro catena di fornitura hanno bisogno che dall’altra parte ci sia chi le amministra con competenza, altrimenti corrono il rischio di buttare risorse». 

Ma si dice direttore amministrativo finanziario o Cfo?… «C’è una differenza, legata alla nostra cultura» osserva la docente. «L’azienda italiana anche di medie dimensioni mette prima di tutto l’attenzione sul management, la capacità di gestione: quindi il direttore amministrativo finanziario è a supporto della gestione. Il Cfo è molto più orientato ai temi finanziari come la ricerca di partnership e di venture capitalist. Da noi è ancora un po’ meno presente una figura più orientata all’apertura dell’azienda al mercato finanziario». Che sia giunto il momento di ibridare i due ruoli?