prezzo medio benzina

Addio al prezzo medio della benzina: il consiglio di stato boccia il decreto Urso che obbligava i benzinai a esporre un cartellone,  che riportasse i prezzi medi relativi alle tipologie di carburanti disponibili nel loro punto vendita, assicurandone l’aggiornamento con frequenza giornaliera. A cantare vittoria è il sindacato che ha promosso il ricorso cioè Fegica- Figisc/Anisa che commenta in una nota: «In attesa di un più ragionato e dettagliato commento, Fegica e Figisc ritengono che, intanto, debba essere resa nota la determinazione del Consiglio di Stato che ha accolto quella parte del ricorso riguardante il “Prezzo Medio” regionale e Nazionale, abrogando, per intero, l’articolo 7 del contestato Decreto (anche per la parte sanzionatoria). È una vittoria della Categoria che, dopo aver offerto disponibilità e collaborazione a trovare soluzioni compatibili con un’attività -quella svolta dai Gestori- che è stata considerata come ininfluente, si è trovata di fronte a “immarcescibili” chiusura ed alla volontà del Governo (e del Ministro Urso, confortato dal suo Ufficio Legislativo) di andare comunque avanti».

Cosa cambia senza prezzo medio della benzina

La sentenza arriva dopo un tira e molla durato mesi tra i benzinai e il ministero. «Hanno ignorato anche le azioni sindacali promosse da Fegica e Figisc. -continua la nota – È una vittoria della ragione che non si è lasciata piegare ad interessi di parte e non si è prestata ad essere scambiata con acquiescenza o rapporti (più o meno) preferenziali: i diritti sono i diritti della Categoria e non sono negoziabili; la collaborazione e la costruttività intorno al tavolo di confronto istituzionale, non è mai stata (e continua a non essere) in discussione, senza per questo rinunciare ad esercitare il ruolo. È una vittoria di ogni singolo Gestore -soprattutto quelli che hanno subito l’onta della vessazione o le multe per 15 minuti di ritardo- che, attraverso le Organizzazioni di rappresentanza -Fegica e Figisc- hanno creduto che ottenere ragione fosse possibile (e non improponibile). Ora il Governo e, soprattutto, il Ministro Urso (e il suo ufficio legislativo) devono prendere atto della nuova realtà disegnata dal provvedimento del Consiglio di Stato e procedere di conseguenza. Magari affrontando dialetticamente e senza forzature, con le rappresentanze di Categoria i temi che più volte sono stati posti alla loro attenzione. La vicenda dimostra che ingaggiare un “braccio di ferro” con la Categoria non determina il risultato atteso. Noi, siamo, come sempre pronti al confronto ma senza l’imposizione di diktat».