Gas price cap

Stavolta il “Generale Inverno” non è stato granché d’aiuto ai russi. Colpa del climate change e e dei gradi di calore che anche a dicembre ormai sono sempre più su. Altro che il gelo e le nevicate che un paio di secoli fa fecero capitolare l’armata napoleonica di rientro da Mosca. Tutt’altro. Nell’anno di grazia 2023, l’Europa sta vivendo un principio d’inverno che assomiglia più a una tarda primavera.

Prezzo del gas, perché è calato?

In Spagna, ad esempio, quest’anno si sono registrate le temperature più alte di sempre e il caldo ha permesso un po’ ovunque di limitare al minimo l’uso del riscaldamento. In più famiglie e imprese nel frattempo hanno cambiato abitudini, riducendo i consumi e facendo sì che nelle caldaie europee oggi si bruci molto meno gas.  E così il prezzo, dopo aver fatto vedere le streghe a mezzo mondo negli ultimi 12 mesi, da qualche settimana sembra aver imboccato la sua parabola discendente.

Complice anche l’effetto psicologico scaturito dall’accordo sul price cap chiuso a Bruxelles il 19 dicembre scorso – quando i leader UE hanno siglato un’intesa che fissa a 180 euro/MWh (35 per il Gnl) la soglia limite per calmierare il prezzo del gas naturale sul contratto TTF olandese – il costo a Megawattora è precipitato ai livelli prebellici: 74 euro/MWh sulla piattaforma di mercato della Borsa di Amsterdam non si registravano da febbraio del 2022, una settimana prima cioè che Vladimir Putin invadesse l’Ucraina acutizzando la crisi energetica globale che era stata innescata dal postCovid.

Price cap cos’è e come funziona

Rispetto al picco di 342 euro/MWh raggiunto nel mese di agosto scorso, il prezzo del gas ha subito un crollo di oltre il 75%, smentendo le cassandre che avevano bocciato il price cap vaticinando che “non avrebbe retto alla stagione invernale e alla finitezza degli stoccaggi di gas”. Le importazioni di Gas naturale liquefatto (Gnl) invece reggono, e reggono anche le riserve riempite fino all’orlo con ricariche straordinarie che per adesso mettono al riparo da ogni ipotesi allarmistica.

In tutto questo il price cap – misura che non da tutti è stata accettata con convinzione e che effettivamente appare perfettibile – sta facendo comunque da frangiflutti contro ogni tentativo di speculazione in un gioco della domanda e dell’offerta, quello europeo del gas, fragile e delicato come il cristallo.

Putin e il ricatto energetico venuto meno

 Al resto ci sta pensando, come si diceva, il tepore di un Generale Inverno che per Putin si sta rivelando un alleato tutt’altro che decisivo per continuare a finanziare la guerra contro l’Ucraina, com’era nelle sue intenzioni, vendendo metano a prezzi gonfiati.

Con i consumi in netto calo, le scorte blindate e la mancanza di necessità di acquistare gas, il ricatto energetico dello zar si va via sgonfiando come un soufflé.

Gazprom esportazioni 2022 dimezzate

Basti pensare che è stata la stessa Gazprom ad ammettere che “esclusi i Paesi che fanno parte della Comunità degli Stati Indipendenti (CSI), l’export è diminuito del 45,5% nel 2022, passando dai 185 miliardi del 2021 ai 100,9 miliardi di metri cubi del 2022”.  L’estrazione di gas di fatto è diminuita del 20%. Numeri impietosi che inchiodano il colosso energetico russo e fanno dire al suo a.d. Aleksej Miller – putiniano di ferro – che «il 2022 è stato un anno difficile» e che la stragrande maggioranza delle perdite è dovuta ai Paesi d’Europa (Ue e Svizzera) che hanno rifiutato di fare affari con la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina.

Tanto che come futuri mercati di riferimento, Gazprom ormai guarda a Cina e India, i Paesi cioè che, approfittando del calo dei prezzi, nell’ultimo anno hanno aumentato le importazioni di gas dalla Russia.

L’Europa, infatti, per azzerare gradualmente la dipendenza dalla Russia, si va attrezzando, laddove possibile, con stazioni galleggianti di rigassificazione per ricevere gas liquefatto trasportato via mare.

Consumo di gas in Italia in netta diminuzione

E l’Italia? Intanto che si porta avanti il piano di affrancamento energetico dalla Russia voluto iniziato dal precedente governo Draghi, gli italiani, confermando la nostra fama di “popolo risparmiatore”, hanno capito bene l’antifona e tenuto bloccata la manipola del gas.

Al punto che al 1° settembre, i consumi erano al 17% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, per un valore di circa 4,2 miliardi di metri cubi, oltre il 5% in meno rispetto al fabbisogno del 2021.

L’inverno lungo e freddo che tutti temevamo, per adesso, insomma, sembra un’ipotesi lontana. Anche se proprio i cambiamenti climatici che finora hanno tenuto distante il gelo e sterilizzato la crisi energetica voluta da Putin, presto potrebbero rivoltarsi contro l’Europa facendo abbassare improvvisamente quelle temperature che oggi ci sono propizie e rimettere tutto in discussione.

È il climate change, bellezza. Nel bene e nel male.