Presenzialisti? Se si esagera diventa un boomerang
Michele Anzaldi, 56 anni, deputato pd, segretario della commissione di vigilanza RAI

Forse Emmanuel Macron non diventerà il Napoleone del XXI secolo, ma lo straordinario successo elettorale ottenuto dal neopresidente francese serve da modello per la cosiddetta postpolitica, dove la velocità e l’immagine è tutto, ma bisogna anche saper emozionare con  un progetto che risulti comunque “credibile”. Michele Anzaldi, 56 anni, deputato Pd, coraggioso segretario della Commissione di Vigilanza Rai (ha recentemente presentato un atto di indirizzo per ridimensionare lo strapotere, fino ad ora incontrastato,  degli agenti e delle società di produzione), giornalista,  comunicatore e politico,  che non teme di mettersi in mostra fuori dagli schemi,  considera il  Movimento di Macron soprattutto una sfida per riportare ai valori della nostra storia, la gente ‘’deviata’’ e stordita dai rapidi cambiamenti che caratterizzano l’epoca ‘’digitale.’’ 

La classe politica deve essere consapevole che siamo talmente invasi da informazioni, che lo spazio per comunicare è ridottissimo

«Oggi i valori – rileva in quest’intervista ad Economy – bisogna reimparare a comunicarli nel modo in cui è cambiata la ‘’lingua’’, altrimenti si ottiene l’effetto contrario. La politica deve essere innanzitutto consapevole del fatto che siamo così invasi da informazioni che diventa ridottissimo lo spazio per comunicare e lo si deve fare in maniera velocissima. Ciò vuol dire contrastare il dilagare della superficialità e dell’ignoranza.  Come dimostra  la facile avanzata dirompente del fenomeno delle cosiddette Fake news».

Lei ha esordito col Movimento ambientalista ‘’Legambiente’’ inventando il ‘’Telefono verde’’, è stato per molti anni portavoce di Francesco Rutelli, da sindaco della Capitale a Vicepresidente del Consiglio. Poi per brevissimo tempo è stato anche portavoce di Matteo  Renzi. In questa legislatura è stato eletto. Qual è la sua strategia?

Penso di essere sempre lo stesso. Cioè una persona che ha avuto la fortuna di lavorare in ambiti in cui crede e di cercare di comunicarli il meglio possibile e il più possibile. Così ho fatto affiancando i parlamentari di prima e ora da deputato lo faccio direttamente. Sia prima che adesso se vedo una cosa ingiusta o sbagliata, mi mobilito per denunciarla, per trovare una via di soluzione e quindi comunicarla.

Che cosa ne pensa delle campagne virali negative della Rete? Secondo alcuni strateghi della comunicazione non bisogna opporsi, ma assecondarle con ironia e autoironia, per smorzare il potenziale negativo.

Non sono d’accordo. Quando una cosa è negativa o sbagliata va denunciata e fermata con forza con i mezzi della comunicazione e quelli legali. I principi sacri del giornalismo non devono essere derogati in nessun campo. In certi casi può essere penalizzante e anche pericoloso, ma poi tornerà a vantaggio. Bisogna tener presente che nella Rete c’è di tutto. Persone volgari e ignoranti, ma anche normali e sono certamente la maggioranza.

Ma se l’attacco viene da una fonte che si nasconde?

La polizia postale è in grado di smascherare chiunque. Ci vorrebbe una campagna di comunicazione che faccia sapere ai molestatori che ledono la dignità degli altri, nascosti dall’anonimato sui social, che possono essere facilmente rintracciati. A poterlo fare è proprio la polizia postale. Come è accaduto per la Presidente della Camera, Laura Boldrini, contro gli sciacalli della fake news nei confronti della sorella morta.

Le campagne elettorali  sono diventate meno costose perché si appoggiano sempre più alla Rete che facilita la massima diffusione di contenuti cosiddetti ‘’notiziabili’’, ossia in grado di sorprendere e suscitare interesse ed essere rilanciati da parte dei media tradizionali e dalla tv. Ma è davvero un vantaggio per i partiti?

Ora le campagne elettorali, e va premesso che i partiti ‘’professionali’’ sono ancora molto indietro, nascono sull’onda del populismo e degli slogan. Si deve scegliere se scendere su quel terreno o andare su quello opposto, ossia approfondire l’idea di cambiamento e proporla con tutti i mezzi di comunicazione disponibili.  La maggior parte dell’opinione pubblica è composta da gente seria e disinteressata. Occorre saperla raggiungere proponendo un progetto serio. Soprattutto non bisogna prenderla in giro…

Governo e partiti, che definisce ‘’professionali’’,  dispongono di un media potentissimo come la Rai, con la quale lei da tempo è però in guerra. Anche dopo l’uscita di Campo Dall’Orto, che ha attaccato molte volte, il debutto al vertice di Mario Orfeo non sembra placarla. Che cosa vorrebbe dal ‘’Servizio  pubblico ’’, oltre ad eliminare gli assegni stratosferici di alcuni conduttori e artisti?

La Rai è spesso latente su temi dove si concentra con veloce frequenza l’attenzione dell’opinione pubblica. Oltre alla copertura della cronaca, dove si sovrappongono con spreco di risorse i diversi Tg, ci sarebbe bisogno di approfondimenti adeguati e coinvolgenti per far meglio capire alla gente su che cosa sta discutendo la politica, i pro e i contro di determinate scelte. Soprattutto quando esse toccano da vicino l’esistenza dei cittadini. Dai vaccini al morbillo, fino all’apologia del fascismo sono piovute molte proteste dei telespettatori per il basso profilo tenuto dalla Rai. Persino sul ritorno del tifo ‘’pro mafia’’, segnato da alcuni brutti episodi nel palermitano, non c’è stata un’adeguata risposta. Anche quando vengono proposti approfondimenti dall’esterno, come di recente il docufilm sulla lotta alla mafia attraverso la drammatica storia del giornale ‘’L’Ora’’ di Palermo, la Rai se li lascia sfuggire a favore della concorrenza.

Beppe Grillo ha esordito con «non vado in Rai» e le liste dei giornalisti da punire. Poi ha supplicato per essere invitato a “porta a porta”

Come valuta il registro comunicativo cosiddetto di ‘’catapulta’’ adottato da Beppe Grillo col suo blog, che sfrutta una comunicazione dirompente che prova poi facile spazio sui giornali e la tv?

Grillo ha esordito con ‘’non vado in Rai’’ e le liste di proscrizione con i nomi dei giornalisti secondo lui da punire. Poi ha supplicato di essere invitato ai talk show della Rai e ci è riuscito con ‘’Porta a Porta’’ di Bruno Vespa, dove ha tentato di entrare in studio con un offensivo plastico che avrebbe violato la par condicio. Bisogna riconoscergli che è partito da zero ed è riuscito a indirizzare una marea di consensi verso il suo movimento. Grazie soprattutto al genio di Gianroberto Casaleggio è diventato in breve tempo uno dei primi partiti del Paese. Ma adesso nei fatti è però come tutti gli altri partiti e cerca spazi in Rai.

Anche Berlusconi e Renzi si fronteggiano nella comunicazione,  con modalità e impatti però differenti. In particolare al segretario Pd viene addebitato il cosiddetto fattore ‘’A’’ (antipatia).  Lei cosa pensa in proposito?

Che il governo come sempre logora. Scelte coraggiose scontentano chi perde i privilegi e danno ‘’ristoro’’ a chi sta in sofferenza. Ma spesso chi riceve dei miglioramenti, poi facilmente li dimentica. Renzi poi è così iperpresenzialista che lo ha portato ad essere inviso, senza che se ne accorgesse. Berlusconi ha invece usato una tecnica opposta. Si è eclissato fino a farsi poi chiamare a gran voce. A quel punto ha colto i momenti giusti, gli spazi liberi e le trovate di marketing più redditizie, come il famoso agnellino salvato dall’arrosto pasquale. Sfruttando per di più  la cultura ‘’Disney’’, che porta taluni a commuoversi più per gli animali che per gli esseri umani. 

Che cosa  potrebbero imparare le imprese dalla comunicazione politica e viceversa?

L’impresa dovrebbe trovare il coraggio di denunciare tutti i lacci e i lacciuoli che gli impediscono di lavorare e di crescere, ciascuno dovrebbe essere ambasciatore di tutti. Tutti poi si lamentano, ma non trovano dove convogliare la protesta in modo da ottenere risposte coi fatti. Siamo molto indietro nella tutela del consumatore. Ci vorrebbe uno sportello per accogliere le segnalazioni. Sogno di avere un ministro, un ministero dei consumatori che tuteli da tutto. Oggi se vuoi reagire a un sopruso devi sottoporti a un costoso e faticoso iter che sembra predisposto per punirti, piuttosto che difenderti.

Così il disamore per la politica intacca anche le istituzioni…

Il cittadino ha spesso la sensazione che persone pagate da lui lavorino per creargli problemi e complicargli la vita. Per contro quando il cittadino si avvicina alla politica, i partiti, anziché fare tesoro della sua esperienza e valorizzare le capacità espresse nella professione, lo fanno sentire un intruso o si dimostrano arroganti, destinandolo a lavori modesti. Perdono così l’opportunità di farsi aiutare e si lasciano sfuggire una risorsa importante per il rinnovamento.  Soprattutto le formazioni politiche tradizionali dovrebbero diventare più flessibili e capaci di riadattarsi, comportandosi, sul modello del movimento di Macron, come una giovanissima e competitiva impresa.