Meloni, premierato via alla riforma
MATTEO SALVINI MINISTRO INFRASTRUTTURE, LA PRESIDENTE DEL CONSIGLIO GIORGIA MELONI, ANTONIO TAJANI MINISTRO ESTERI

Non puoi avere sempre ciò che vuoi, ma puoi trovare ciò di cui hai bisogno; e Giorgia Meloni nel premierato ha trovato forse ciò che le serve. Il succo della riforma costituzionale è che se, una volta ricevuto l’incarico, il presidente del consiglio per due volte di fila non ottiene la fiducia, deve rimettere il mandato al Presidente della Repubblica, che scioglie le camere. Per la precisione in costituzione si inserirà questo nuovo periodo: “Entro dieci giorni dalla sua formazione il Governo si presenta alle Camere per ottenerne la fiducia. Nel caso in cui non venga approvata la mozione di fiducia al Governo presieduto dal Presidente eletto, il Presidente della Repubblica rinnova l’incarico al Presidente eletto di formare il Governo. Qualora anche quest’ultimo non ottenga la fiducia delle Camere, il Presidente della Repubblica procede allo scioglimento delle Camere.”

Ribaltoni addio, inizia la terza repubblica?

Ma anche se il presidente del consiglio dovesse cessare il proprio incarico “il Presidente della Repubblica può conferire l’incarico di formare il Governo al Presidente del Consiglio dimissionario o a un altro parlamentare che è stato candidato in collegamento al Presidente eletto, per attuare le dichiarazioni relative all’indirizzo politico e agli impegni programmatici su cui il Governo del Presidente eletto ha ottenuto la fiducia. Qualora il Governo così nominato non ottenga la fiducia e negli altri casi di cessazione dalla carica del Presidente del Consiglio subentrante, il Presidente della Repubblica procede allo scioglimento delle Camere”. In parole povere non si è davanti a un presidenzialismo, ma a una riforma che blinda le maggioranze che escono dalle urne. O si riesce a tenere per cinque anni tutti assieme (anche con un capo diverso e un altro governo) o si va a casa tutti. Sul premierato, Meloni stessa ha parlato di un modo per evitare in futuro “governi tecnici e ribaltoni”.

Non tutte le porte chiuse al presidenzialismo

La soluzione di un premierato forte è apparsa ai più come una soluzione light rispetto a un presidenzialismo invocato spesso da destra e (qualche volta anche da sinistra). “Rimango favorevole al simul simul (se sfiduciato il premier si sciolgono le camere ndr.) – continua Meloni – ma non dimentichiamoci che si regge su una sola persona e questo per paradosso può provocare instabilità. Abbiamo deciso di mantenere la possibilità per tutta la legislatura di andare avanti con lo stesso programma e con la stessa maggioranza fino alla fine. Se il parlamento volesse ragionare  sul simul simul mi troverebbe in accordo. Noi con le opposizioni ci eravamo confrontati con una proposta di cancellierato alla tedesca”.

Non è stato esautorato il presidente della Repubblica

Il convitato di  pietra di questa riforma costituzionale è senza dubbio il Presidente della Repubblica e la stessa Giorgia Meloni sul premierato ha voluto precisare che: “Il tema del ruolo inalterato del presidente della repubblica è di forte garanzia. Noi siamo andati incontro non toccando i poteri del Presidente della Repubblica. Già oggi quando il presidente dà un incarico c’è  una presa di responsabilità da parte del consiglio dei ministri. Abbiamo fatto una scelta più aperta per arrivare all’obiettivo finale che era una rivoluzione che desse la possibilità agli italiani di scegliere il proprio consiglio dei ministri. Saranno i cittadini a dirci cosa pensano di questa riforma. Vogliamo dire basta ai governi tecnici ai ribaltoni, che spesso hanno portato all’assenza di una credibilità internazionale. All’estero gli altri capi di stato ci chiedevano quanto tempo sarebbe durata la persona con la quale parlavano. Abbiamo il dovere di dare questa occasione all’Italia. Consegniamo all’Italia quello che andava fatto”.

LEGGI ANCHE: Patto di stabilità, Meloni chiede nuove regole sulla governance

Col premierato Meloni pensa anche alla riforma della legge elettorale

Ora l’iter della riforma costituzionale prevede dapprima un passaggio in Parlamento per ottenere i 2/3 dei voti, cosa piuttosto improbabile, oppure il referendum costituzionale. Ma intanto è allo studio una nuova legge elettorale. ” Sto lavorando -ha detto il ministro delle Riforme Maria Elisabetta Alberti Casellati – a una nuova legge elettorale, perché in presenza di una novità come questa è necessario. Possiamo dire che, una volta preparata una bozza, ci sarà un’ampia consultazione”.