Milano – Il potere d’acquisto delle famiglie è il vero nodo economico dell’autunno italiano: prezzi in aumento, retribuzioni ferme e un divario tra costo della vita e salari che l’inflazione risalita al 3,3% ha tornato ad allargare. Il tema ha riunito quattro forze politiche al Cnpr Forum “Settembre presenta il conto: il potere d’acquisto è la vera sfida dell’autunno?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili presieduta da Luigi Pagliuca. Diagnosi condivisa, ricette opposte.
Salari sotto i livelli del 2019
Il punto di partenza è nei numeri. Secondo l’Istat i salari reali sono scesi dell’8,6% rispetto al 2019, mentre i dati OCSE citati nel dibattito indicano un arretramento del 6,1% in cinque anni, in controtendenza con le altre economie avanzate. A comprimere il reddito disponibile, oltre all’inflazione, concorre il mancato rinnovo di numerosi contratti collettivi nazionali. Il moderatore Anna Maria Belforte ha guidato un confronto in cui, sotto la diagnosi comune, sono emerse due filosofie di intervento: la leva fiscale per la maggioranza, il costo dell’energia e il salario per l’opposizione.
Fratelli d’Italia: cuneo fiscale e Irpef
Per Andrea Mascaretti (Fratelli d’Italia), deputato nelle Commissioni Bilancio e Lavoro a Montecitorio, la strada è quella già battuta dal governo: “La priorità è tutelare le risorse delle famiglie”, ha dichiarato, indicando nella riduzione del cuneo fiscale e nel taglio delle aliquote Irpef gli strumenti per aumentare il netto in busta paga. A sostegno ha citato i dati sull’occupazione, oltre il 63% di occupati e un +8,7% di contratti a tempo indeterminato, e gli investimenti pubblici: 143 miliardi nella sanità e 10 miliardi in dieci anni del Piano Casa per 100mila alloggi. Sul fronte delle imprese ha indicato come priorità il costo dell’energia, con i nuovi accordi di approvvigionamento stipulati dopo la crisi ucraina.
Forza Italia: ceto medio e meno tasse
Vito De Palma (Forza Italia), della Commissione Finanze della Camera, ha spostato il focus sul ceto medio: “Il rilancio del ceto medio passa necessariamente attraverso la riduzione della pressione fiscale”. Il pacchetto proposto è dettagliato: estensione dell’aliquota Irpef del 33% ai redditi fino a 60mila euro, azzeramento del prelievo sulle tredicesime, introduzione di una flat tax incrementale che tassi in misura minore l’aumento di reddito rispetto all’anno precedente. A queste misure ha aggiunto un cashback sanitario e l’eliminazione del bollo auto. Per le imprese, alle prese con costi energetici e difficoltà di accesso al credito, la linea è la stessa: nessun aumento della pressione fiscale e sostegno a chi crea occupazione.
Pd: energia, bonus e tassa sugli extraprofitti
Sul versante opposto, Antonio Misiani (Partito Democratico), vicepresidente della Commissione Bilancio al Senato, ha collocato la radice del problema nel caro energia: “Abbiamo proposto al governo di intervenire con misure più robuste e non con mini proroghe di pochi giorni su accise e diesel”. Tra gli interventi indicati, il potenziamento del bonus sociale luce e gas, voucher per chi usa l’auto per lavoro e aiuti mirati a settori ad alta intensità energetica come agricoltura e trasporti. Le risorse, secondo Misiani, andrebbero reperite introducendo a livello nazionale una tassa sugli extraprofitti delle società energetiche, con l’obiettivo di fondo di ridurre la dipendenza da gas e petrolio.
M5s: salario minimo e mercato elettrico
Per Marianna Ricciardi (M5s), della Commissione Affari sociali a Montecitorio, gli interventi congiunturali non bastano: “Non è pensabile vivere in un Paese dove anche se lavori resti povero”. Le proposte puntano al lavoro e alla sua qualità: un salario minimo legale, sostegni alle famiglie, la riduzione della pressione fiscale sui redditi medio-bassi e un riordino della frammentazione dei contratti. Sul piano energetico ha chiesto interventi a livello europeo per separare il prezzo dell’elettricità da quello del gas, un piano nazionale per l’energia e la facilitazione degli impianti rinnovabili e per l’autoconsumo, misure necessarie anche a sostenere i consumi interni.
La lettura dei professionisti
Dal mondo delle professioni è arrivato un richiamo alla concretezza. La commercialista Pasqua Borracci, dell’Odcec di Bari, ha ricordato che “chi vive di pensione o di reddito fisso paga il prezzo più alto dei rincari”, chiedendo maggiori risorse pubbliche per difendere il potere d’acquisto senza trascurare la competitività delle imprese. Nelle conclusioni, il commercialista Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili, ha indicato la defiscalizzazione e la riduzione strutturale del cuneo come leva principale, insieme a misure specifiche per i redditi troppo bassi per essere tassati e a meccanismi di disincentivo nei settori in cui i rinnovi contrattuali restano bloccati.
Il confronto restituisce un autunno in cui la partita del potere d’acquisto si giocherà su due tavoli difficilmente separabili, il fisco e l’energia. La distanza non è solo sugli strumenti ma sulla diagnosi di fondo: se per la maggioranza la ripresa dell’occupazione crea le condizioni per redditi più alti, per l’opposizione senza un riallineamento dei salari all’inflazione accumulata e un intervento strutturale sul costo dell’energia il divario tra prezzi e stipendi rischia di consolidarsi.
















