Postille e... algoritmi: i servizi legali scoprono i robot
Enrico Luciani

Sono i primi passi, ma sono grandi passi. In poco tempo, infatti, il legaltech può diventare per il settore dei servizi legali quello che il fintech è diventato per quelli finanziari. L’applicazione di tecnologia, sistemi informatici e intelligenza artificiale ai servizi legali non è ancora diffusa come il suo fratello maggiore, ma ha prospettive di crescita enormi. Certo, non si parla di giudici-robot, ma di innovare tutto il mondo del legal con dei software e degli applicativi che, come il migliore dei praticanti, in pochi minuti ricercano, confrontano e analizzano le sentenze e i precedenti. O che, grazie ad un algoritmo, ordinano pile di documenti, i vecchi faldoni. Ma non solo.

Il settore già oggi a livello mondiale vale infatti 7,5 miliardi di dollari e nel 2019 la società canadese che sviluppa law practice management Clio ha incassato 250 milioni di dollari di finanziamento per i suoi progetti, mentre la statunitense Onit si è fermata a “soli” 200 milioni. La multinazionale della consulenza Gartner Group – che qualcuno definisce la Standard & Poor’s dell’Information technology – stima per il settore dell’automazione delle attività legali una crescita degli investimenti dal 20% al 50% nel giro di un paio di anni. Insomma, territori sconfinati e pieni di opportunità.

Se in Italia il mercato dei servizi legali si aggira complessivamente intorno ai 2 miliardi di euro, il settore del legaltech, secondo le stime di Altalex,  arriva a coprire da qualche decina fino a 200 milioni di euro, cioè fino al 10% del totale. Ma tuttavia le stime dipendono dai parametri utilizzati, specie in un comparto ancora agli albori, dai confini ancora incerti, granulare. Quello che è certo, però, è che il fermento non manca.

Gartner group stima per il settore dell’automazione delle attività legali una crescita dal 20% al 50% nel giro di un paio di anni

LVenture Group, che investe in startup digitali, pare abbia manifestato interesse per AvvocatoFlash, una piattaforma creata nel 2016 da tre professionisti per facilitare la ricerca online di un legale. Lexdo, che consente di creare online un contratto in pochi minuti (o di avere una consulenza legale) è arrivata a produrre oltre 600mila documenti legali, raccogliendo recentemente più di un milione di euro di finanziamenti.

Ma oltre a qualche decina di start-up, ci sono anche aziende che start-up non lo sono da decenni. Proprio Gartner Group nella classifica dei migliori prodotti legaltech nel suo Market Guide di Enterprise Legal Management Solution, per esempio, ha inserito anche l’unico prodotto l’italiano Teleforum For, erogabile in modalità SaaS, e sviluppo da Eustema.

La società guidata da Enrico Luciani tra i molti clienti annoverati nei decenni passati (Ministeri, Inps, Adr, Enel, Atac, Ama, Poste, Ferrovie, Q8), ha avuto anche l’Inail. E proprio lavorando per questo ente pubblico negli anni Novanta una squadra di giovani legali dell’azienda avviò una ingegnerizzazione dei processi dell’avvocatura, la genesi dell’attività di legaltech dell’impresa. «Quando è arrivato internet abbiamo unificato le due cose ed è nato Teleforum» ci racconta Enrico Luciani.

Ma, nel concreto, come è possibile collegare concretamente l’intelligenza artificiale alla giustizia, che è materia umana per definizione, soggetta a variazioni nel tempo e nello spazio, come anche da persona a persona? E quali attualmente le applicazioni tra le sentenze, i contratti e internet? «Siamo specializzati nella realizzazione di complessi sistemi informativi che rispondono a esigenze quali alte performance, elevata numerosità di utenti e, naturalmente, sicurezza delle informazioni. Con una gestione dell’intero ciclo di vita del dato» spiega Luciani. «Con Teleforum For adesso siamo di fronte ad uno strumento che consente di svolgere alcune funzioni decisamente utili, come recuperare velocemente, in digitale, e ordinare, tutti i precedenti simili in uno studio legale. E successivamente verificare in che direzione sono andate le decisioni precedenti. E quali linee difensive hanno funzionato e quali invece no». Insomma, una sorte di praticante efficientissimo, bravissimo e velocissimo che predispone tutto al meglio prima della decisione ultima, umana, che resta l’unica in grado di giudicare le variabili imprevedibili e non riducibili ad un codice binario. Ma il lavoro è facilitato.

Con il processo telematico è possibile controllare da remoto i procedimenti aperti e lo stato di avanzamento

L’intelligenza artificiale applicata ai servizi legali permette pure – specie nei paesi anglosassoni – di stimare l’ammontare degli accantonamenti necessari per ogni fascicolo aperto. E anche per le parcelle. Nel nostro Paese, con il probabile aumento delle insolvenze di molte imprese e famiglie in seguito alla crisi economica post pandemia, queste tecnologie consentono un supporto automatizzato nella gestione dei contenziosi e delle insolvenze, come anche nella previsione di quanti, quali e come saranno i crediti deteriorati che si ritroveranno in pancia le banche. E poi ci sono altre applicazioni possibili: cause civili, recupero crediti, cause di lavoro, utilities, cause nella sanità, diritto societario. Ma anche la compliance sul Gdpr, la certificazione dell’identità digitale (sui cui svetta tra tutti Infocert, la controllata di Tinexta assolutamente all’avanguardia nel settore). Insomma, se anche i grandi studi legali guardano più spesso oltreconfine, a Regno Unito e Stati Uniti, per la fornitura di servizi digitali, ci sono molti avvocati, direzioni affari legali di grandi imprese, ma anche di quelle più piccole, per cui il settore è tutto da scoprire. 

Il legaltech ha di fronte un territorio sconfinato, ma non è qualcosa di nuovo. Se ne era occupata Bruxelles, con la pubblicazione della “Carta etica europea sull’Intelligenza artificiale applicata ai sistemi giudiziari” da parte della Commissione europea per l’efficienza della giustizia (Cepej, 2018), ma senza troppo successo. Nel privato, invece, le cose sono andate diversamente e anzi dopo la pandemia e in epoca di smartworking sempre più diffuso l’accelerazione sembra essere notevole, una vera e propria necessità per esempio nel contract management. «A seguito dell’adozione del processo telematico, sia civile che amministrativo, si possono controllare da remoto e da app su cellulare i procedimenti aperti e il loro stato di avanzamento –  ci dice ancora Enrico Luciani – e in questa fase di improvviso smart working diventa fondamentale dotarsi di strumenti che favoriscano l’organizzazione delle informazioni, la condivisione e la collaborazione, il monitoraggio e il controllo delle attività svolte».

E adesso quali sono gli ulteriori sviluppi? Il titolare di Eustema svela che «da qualche anno insieme a Cnr e Bicocca di Milano ci siamo messi a lavorare sull’area semantica, cioè su come interfacce digitali possano mettere in collegamento il linguaggio umano con il digitale». Proprio sull’intelligenza artificiale insomma, con le macchine che leggono le sentenze. E più ne leggono più auto-apprendono. Forse è presto per parlare di “giustizia predittiva” (a qualcuno può tornare alla mente il distopico e angosciante film Minority Report), ma qualcosa di concreto già esiste. Oltreoceano la piattaforma digitale statunitense specializzata nella semplificazione dei processi legali LawGeex ha messo a confronto venti avvocati esperti in diritto societario con un algoritmo fondato sull’intelligenza artificiale. La sfida era capire chi tra i due riuscisse a trovare più velocemente l’esistenza di possibili clausole di nullità in accordi vincolati a rigorosi accordi di riservatezza. A quanto riportato, alla fine la macchina non ci ha solo impiegato meno tempo, ma è stata anche molto più precisa nelle risposte. Prepariamoci, le lettere non saranno più scritte dagli avvocati, ma dal legaltech.