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Nelle privatizzazione il Mef non cederà mai il controllo. A dirlo è il ministro di Economia e Finanze Giancarlo Giorgetti nella sua audizione alla Camera. La Nadef 2023 prevede, infatti che la dismissione delle società partecipate dello stato possano generare in tre anni risorse per 20 miliardi di euro,  ma non contempla che ci possa essere la cessione del controllo. Ai privati andranno quindi soltanto le quote di minoranza.

Nessuna svendita di Poste Italiane

I toni del dibattito sulle privatizzazioni non sono stati leggeri in questi mesi e anche nella giornata di oggi Giorgetti ha voluto rimandare al mittente le accuse di “svendita”. «Io credo che utilizzare il termine di svendita per l’operazione- ha detto – sia totalmente scorretto, parliamo di vendita. Noi valuteremo le condizioni e anche il timing in cui l’operazione di dismissione avverrà in modo da massimizzare il valore per lo Stato a beneficio del bilancio pubblico». Ha continuato poi spiegando: «L’operazione di dismissione di Poste rappresentata nel dpcm attualmente all’esame del Parlamento deve essere considerata una cornice, che individua un valore minimo della partecipazione dello Stato, che potrà essere raggiunto progressivamente e in più fasi, in modo da salvaguardare il controllo strategico pubblico su questo asset. Sotto il profilo finanziario le risorse che potranno essere ottenute dalla realizzazione dell’operazione dipenderà dall’ammontare della quota che sarà collocata sul mercato».

Non andranno persi posti di lavoro

Con riferimento agli effetti sui livelli occupazionali di Poste spiega Giorgetti: «Ricordo che piano industriale presentato il 20 marzo non contempla alcun impatto negativo, ma sarà cura del governo monitorare le decisioni aziendali per ”garantire la salvaguardia” dei posti dilavoro». La comunicazione al Parlamento arriva proprio all’indomani della notizia della cessione da parte del Mef di un’altra quota di Mps.