La partita tra Poste Italiane e Tim entra nella fase decisiva. Da lunedì 21 a venerdì 25 settembre riaprono i termini dell’Opas lanciata da Poste sulla compagnia telefonica, dopo che nella prima fase l’operazione ha portato il gruppo guidato da Matteo Del Fante al 66,627% del capitale di Tim. Gli azionisti che aderiranno nella seconda finestra riceveranno il corrispettivo il 2 ottobre.
La nuova fase dell’offerta arriva dopo il miglioramento del corrispettivo deciso da Poste. Per ogni azione Tim consegnata, gli azionisti riceveranno 1,97 euro in contanti e 0,218 azioni ordinarie Poste di nuova emissione. La società ha inoltre rinunciato alla condizione che subordinava l’efficacia dell’operazione al raggiungimento del 66,67% dei diritti di voto.
Poste-Tim, al via l’Opas: cosa aspettarsi
La prima fase dell’operazione si è chiusa l’11 settembre. Complessivamente – riporta Il Corriere della Sera – sono state portate in adesione 993.608.722 azioni Tim, pari al 46,523% del capitale della società e al 58,230% delle azioni oggetto dell’offerta. Considerando anche le azioni che Poste già possedeva, la partecipazione complessiva è salita a 1.422.960.312 azioni, pari al 66,627% del capitale di Tim. L’offerta è quindi diventata pienamente efficace.
Ora si apre una seconda finestra di cinque sedute di Borsa: 21, 22, 23, 24 e 25 settembre. Possono aderire gli azionisti Tim che non hanno consegnato i titoli durante il primo periodo. Per chi aderirà nella riapertura, il pagamento del corrispettivo è previsto il 2 ottobre 2026.
L’offerta di Poste sale a 1,97 euro
Il rilancio dell’offerta – si legge su Il Corriere della Sera – è arrivato pochi giorni prima della chiusura della prima fase. Poste ha aggiunto 30 centesimi alla componente cash, portandola da 1,67 a 1,97 euro per azione Tim.
La struttura complessiva dell’Opas prevede quindi 1,97 euro in denaro più 0,218 azioni Poste per ogni titolo TIM consegnato. La società ha definito questo corrispettivo come quello finale dell’operazione, senza ulteriori incrementi previsti.
Il miglioramento della proposta è stato accompagnato dalla rinuncia alla cosiddetta condizione soglia del 66,67%. Poste ha così eliminato il vincolo che legava l’efficacia dell’offerta al raggiungimento di quella partecipazione, rendendo possibile la prosecuzione dell’operazione anche a fronte di un livello di adesioni inferiore a tale soglia.
L’obiettivo resta il 90%
Raggiunto il controllo di Tim, la partita si sposta ora sulle quote ancora presenti sul mercato. L’obiettivo industriale indicato da Poste resta l’acquisizione dell’intero capitale della società telefonica e la successiva revoca delle azioni Tim dalla quotazione, cioè il delisting.
Una soglia particolarmente rilevante è quella del 90% del capitale. Il superamento di questo livello può aprire la strada alle procedure previste dalla normativa per l’acquisto delle azioni residue e alla successiva uscita di Tim da Piazza Affari, secondo i presupposti stabiliti dal Testo unico della finanza e dal documento d’offerta. Per arrivare dal 66,627% attuale al 90%, Poste dovrà quindi convincere una parte significativa degli azionisti che ancora detengono titoli Tim.
Azionisti Tim, il nodo della liquidità
La fase finale dell’operazione assume particolare rilevanza anche per gli investitori che decideranno di non aderire. L’obiettivo dichiarato di Poste è infatti arrivare all’acquisizione dell’intero capitale e al delisting di Tim. Il livello della partecipazione raggiunto al termine della riapertura dei termini sarà quindi determinante per definire i passaggi successivi dell’operazione e la struttura dell’azionariato di Tim.
La società telefonica, intanto, è destinata a diventare uno degli asset centrali del nuovo perimetro industriale immaginato da Poste. L’operazione punta infatti a integrare attività di telecomunicazioni, servizi finanziari, assicurativi e logistici all’interno di un unico gruppo.
Il nuovo gruppo Poste-Tim
Il progetto non riguarda soltanto il controllo societario di Tim. Poste ha indicato nella combinazione delle due aziende un progetto di integrazione industriale, con l’obiettivo di sfruttare la complementarità tra le rispettive attività, infrastrutture tecnologiche e basi clienti.
Tra gli obiettivi dell’operazione ci sono anche le sinergie industriali, legate all’integrazione delle attività e alla razionalizzazione degli investimenti tecnologici e digitali.
Per gli azionisti Tim che aderiranno all’Opas nella seconda finestra, inoltre, il corrispettivo comprende le azioni Poste e quindi consente di entrare direttamente nel capitale del gruppo che assumerà il controllo della compagnia telefonica.
Dividendo Poste, cosa ricevono i nuovi azionisti
Un altro elemento dell’offerta riguarda la politica di remunerazione di Poste. La società ha confermato la propria politica dei dividendi e ha previsto per gli azionisti Tim che aderiranno all’Opas anche la possibilità di beneficiare dell’acconto sul dividendo relativo all’esercizio 2026, previsto per il 25 novembre 2026.
La riapertura dell’Opas rappresenta quindi il passaggio successivo di un’operazione che, dopo il raggiungimento del 66,627% di Tim, entra nella fase in cui Poste punta ad ampliare ulteriormente la propria partecipazione e a creare le condizioni per il progetto di integrazione e delisting.
















