L’OPAS di Poste Italiane su TIM arriva alla giornata conclusiva con un’accelerazione che porta l’operazione vicino a un primo snodo strategico. Alla sera del 10 settembre risultano conferite circa 357,7 milioni di azioni, equivalenti al 20,96% dei titoli oggetto dell’offerta e a circa il 16,8% del capitale TIM. Sommando questo pacchetto alla partecipazione già posseduta, Poste si porta potenzialmente a ridosso del 37%, una posizione destinata comunque a modificare in profondità gli equilibri azionari del gruppo telefonico.

Aggiungi Economy Magazine come fonte preferita su Google!

Il rilancio ha rimesso in movimento le adesioni

La svolta è arrivata con l’aumento di 30 centesimi della componente cash, salita da 1,67 a 1,97 euro per azione TIM, mentre resta invariato il concambio di 0,218 azioni Poste. Ancora più importante, sul piano finanziario, è stata la rinuncia alla soglia minima del 66,67% dei diritti di voto: Poste acquisterà quindi i titoli conferiti indipendentemente dal raggiungimento del precedente livello minimo. Una scelta che ha ridotto l’incertezza sull’esito dell’operazione e ha dato agli azionisti maggiore visibilità sul perfezionamento dell’offerta.

Equita: il rischio è restare in un titolo meno liquido

Nel rush finale entra anche il giudizio di Equita che ha individuato dieci ragioni favorevoli all’adesione. Tra queste pesa la possibilità che chi resta fuori dall’OPAS si ritrovi azionista di una TIM con minore liquidità, soprattutto in presenza di un’elevata percentuale di conferimenti. In caso contrario, con un’adesione contenuta, potrebbero invece ridursi le opportunità di valorizzare integralmente le sinergie industriali e finanziarie previste dall’integrazione con Poste.

Il vero spartiacque resta il delisting

L’obiettivo dichiarato da Poste fin dall’avvio dell’operazione resta l’acquisizione dell’intero capitale e la successiva revoca di TIM dalla quotazione a Piazza Affari. La possibilità di arrivare al delisting dipenderà tuttavia dalla quota finale raccolta, e proprio per questo il mercato guarda ora più alla percentuale complessiva raggiunta che al semplice successo formale dell’OPAS. Se il delisting non fosse ottenuto subito, secondo l’analisi di Equita riportata da Radiocor, Poste potrebbe avere spazio per rafforzare ulteriormente la partecipazione negli anni successivi.

Dopo l’11 settembre resta aperta una seconda finestra

Il primo periodo di adesione termina l’11 settembre alle 17.30, ma l’operazione non si esaurirà con questa scadenza. La rinuncia alla soglia minima comporta infatti la riapertura dell’offerta dal 21 al 25 settembre, offrendo agli azionisti un’ulteriore finestra per conferire i titoli. Il dato realmente decisivo emergerà quindi soltanto dopo la seconda fase, quando sarà possibile misurare il peso definitivo di Poste e capire quanto sia concretamente vicina la prospettiva di un’uscita di TIM da Piazza Affari.