Poste Italiane mette in cassaforte il controllo di Tim, ma si ferma a un passo dalla soglia che avrebbe aperto direttamente la strada all’uscita del gruppo telefonico da Piazza Affari. Al termine della riapertura dell’Opas, le adesioni portano Poste a una partecipazione complessiva di circa 85,82% del capitale. Un risultato che rafforza nettamente la presa sull’ex monopolista, pur lasciando ancora aperto il dossier del delisting, ovvero la rimozione definitiva di un titolo azionario da un mercato regolamentato (come Borsa Italiana), che rende l’azienda privata e non più negoziabile.
Adesioni all’82,25% dell’offerta
Secondo i dati provvisori comunicati da Borsa Italiana, all’Opas è stato conferito complessivamente l’82,25% delle azioni oggetto dell’offerta. I titoli apportati rappresentano circa il 65,718% del capitale di Tim e si aggiungono alla quota superiore al 20% già detenuta da Poste prima dell’operazione, portando il gruppo guidato da Matteo Del Fante a circa 1,83 miliardi di azioni.
Il 90% resta fuori portata
Il risultato non consente però a Poste di raggiungere la soglia del 90%, che avrebbe reso possibile procedere verso il delisting attraverso i meccanismi previsti per l’acquisizione delle azioni residue. Con una partecipazione superiore all’85%, Poste dispone comunque di un controllo molto ampio dell’assemblea e conserva la possibilità di valutare percorsi alternativi per arrivare all’uscita di Tim dalla Borsa. Tra le ipotesi indicate dall’ANSA figura anche una fusione con una società del gruppo.
Il rilancio da 30 centesimi nella volata finale
L’offerta era stata annunciata a marzo e aperta alle adesioni dal 20 luglio all’11 settembre, quando Poste aveva già raggiunto il 66,627% di Tim. Nei cinque giorni di riapertura, dal 21 al 25 settembre, è arrivata l’ultima accelerazione, sostenuta dal rilancio di 30 centesimi deciso il 7 settembre. Il corrispettivo finale è stato così portato a 1,97 euro in contanti più 0,218 azioni Poste per ogni titolo Tim conferito. L’operazione sposta ora l’attenzione dalla conquista del capitale alla fase industriale. Poste aveva già indicato l’intenzione di presentare nel primo trimestre del 2027 il piano della realtà integrata, descrivendo Tim come un tassello destinato a rafforzare il modello di platform company del gruppo. Con l’85,82% del capitale, il nodo non è più chi controlla Tim, ma attraverso quale percorso verranno costruite integrazione e sinergie.
















