La vicenda dei buoni fruttiferi postali finisce nuovamente sotto i riflettori e questa volta con un verdetto che pesa come un macigno per Poste Italiane. Il TAR del Lazio ha infatti confermato la sanzione comminata dall’Antitrust, accogliendo la segnalazione di Adiconsum Sardegna, in merito alla scarsa trasparenza con cui erano stati collocati titoli a durata diversa dai tradizionali vent’anni. Una pratica che, secondo i giudici, ha ingannato i piccoli risparmiatori, privandoli di informazioni essenziali per una scelta consapevole.
Buoni fruttiferi postali, confermata multa dall’Antitrust
Il tribunale ha fissato due punti fermi. Il primo riguarda il riconoscimento del piccolo investitore come consumatore a tutti gli effetti, con pieno accesso alle tutele previste dal Codice del Consumo. Il secondo ribadisce che ogni operatore che entra in contatto con il pubblico deve garantire trasparenza e correttezza, illustrando con chiarezza le caratteristiche fondamentali del prodotto, dalla scadenza alla prescrizione. Un obbligo che non si esaurisce nella fase di sottoscrizione, ma che prosegue fino al rimborso finale del titolo.
Le misure richieste dall’Adiconsum
Per Adiconsum si tratta di un passaggio cruciale non solo per i cittadini che hanno visto riconosciute le proprie ragioni, ma anche per il sistema nel suo complesso. L’associazione chiede ora un intervento normativo capace di prevenire il ripetersi di simili controversie. In particolare, propone che i titolari di buoni fruttiferi postali a termine, non riscossi entro il limite decennale di prescrizione, possano accedere ai benefici già previsti da norme vigenti come il DPR 116 del 2007 e dal Fondo Indennizzo Risparmiatori istituito nel 2018.
Buoni fruttiferi, serve trasparenza e correttezza
“È una vittoria per i risparmiatori e un richiamo forte alla necessità di colmare i vuoti legislativi”, sottolinea Adiconsum, ricordando come i buoni fruttiferi siano da sempre percepiti come strumenti di investimento sicuri e accessibili, soprattutto per le famiglie. Proprio per questo, aggiunge l’associazione, trasparenza e correttezza devono restare valori non negoziabili, a tutela di chi affida i propri risparmi a un prodotto che dovrebbe rappresentare garanzia e fiducia.
















