Il camion a un passo dal baratro. L'immagine simbolo dopo il crollo del ponte di Genova

“Nel quarto anniversario del crollo del Ponte Morandi di Genova, si rinnova il dolore della tragedia che ha colpito 43 vittime. Una ferita che non si può rimarginare, una sofferenza che non conosce oblio, una solidarietà che non viene meno”. Sono le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in una nota che è stata letta pochi minuti fa durante il memoriale del quarto anniversario del crollo del viadotto sul torrente Polcevera.

“Dobbiamo garantire la sicurezza delle nostre infrastrutture, tutelare la vita dei cittadini. Ne va della credibilità dell’Italia e delle istituzioni”, aggiunge in un comunicato il presidente del Consiglio Mario Draghi.

Prima della commemorazione e della messa officiata dall’arcivescovo di Genova Marco Tasca, ha preso la parola Egle Possetti, presidente del Comitato per il ricordo delle vittime del Morandi. “La ferita è sempre aperta ma, quattro anni dopo, quello che ci fa più male è la cessione della concessione“.

“È inaccettabile quello che è successo – ha denunciato ancora Possetti – inaccettabile che questa concessione, già scritta come nessuno di noi l’avrebbe scritta neanche per comprare una bicicletta, non sia stata stracciata ma addirittura remunerata agli azionisti, una cosa che umanamente non potremo mai accettare, tutti dovrebbero sapere cosa è successo e a raccontarlo rimangono sbalorditi”.

Alla cerimonia, tra gli altri, era presente il leader della Lega Salvini.

 

A che ora è crollato il ponte di Genova

Il viadotto crollò alle 11:36 del 14 agosto 2018 causando 43 vittime, 11 feriti e 566 sfollati.

 

Ponte di Genova: il video del crollo

Il regalo dello Stato ai Benetton e la vicenda del ponte di Genova

Dopo il crollo si avviò una battaglia tra l’allora governo Conte, il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli del Movimento 5 Stelle contro la famiglia Benetton che controllava Autostrade Italiane attraverso la società Atlantia.

Il M5S del governo gialloverde chiedeva la revoca unilaterale della concessione ad Autostrade. “La revoca è legittima – scriveva Toninelli nella Relazione della commissione tecnica da lui istituita – E non comporta neppure il pagamento del risarcimento previsto dalle clausole che sanzionano la chiusura anticipata del contratto. In quanto sarebbero “nulle”. A causa del “grave inadempimento” del concessionario dovuto al crollo repentino del ponte, quindi presumibilmente alla non congrua sua manutenzione”.

Secondo i calcoli di Mediobanca i Benetton a quel punto avrebbero potuto chiedere un “risarcimento stabilito” di circa 20 miliardi di euro.

Cosa succede invece?

Nel settembre 2019 Giovanni Castellucci si dimette dai ruoli di amministratore delegato e direttore generale di Atlantia. Durante il consiglio di amministrazione del 17 settembre 2019 Giancarlo Guenzi viene nominato direttore generale, con attribuzione di ampi poteri precedentemente di competenza di Castellucci.

Il 13 gennaio 2020 Carlo Bertazzo, che siede nel cda di Atlantia S.p.A. dall’aprile del 2013, viene nominato amministratore delegato di Atlantia. Nello stesso periodo Moody’s, Fitch e Standard and Poor’s tagliano il rating di Atlantia a livello junk (titoli spazzatura). Il giorno dopo il crollo il titolo in Borsa valeva 25 euro.

 

Cessione di Autostrade per l’Italia

Il 31 maggio 2021 l’assemblea societaria di Atlantia delibera (con l’88,06% di soci favorevoli) la vendita di Autostrade per l’Italia ad una cordata guidata dal gruppo Cassa depositi e prestiti (Per l’83% di proprietà dello Stato) al prezzo di 9,1 miliardi, 8 dei quali vanno ad Atlantia (la holding posseduta al 30% dalla famiglia Benetton), il resto al colosso tedesco delle assicurazioni Allianz e al fondo sovrano cinese Silk Road Fund.

Il 5 maggio 2022 viene completato il passaggio della quota di Atlantia alla Holding Reti Autostradali spa e Cassa Depositi e Prestiti. L’affare è fatto. Ai Benetton non solo non viene attribuita alcuna responsabilità, ma ci guadagnano 8 miliardi di euro.

Tempo dopo, Alessandro Benetton nella sua autobiografia spiegherà i motivi per i quali la famiglia ha deciso di cambiare il nome della holding che ricordava il numero di vittime, la Schemaquarantatré, la società che ha lanciato l’offerta pubblica di acquisto su Atlantia. “Avremo dovuto chiedere scusa subito”, ammise.

La famiglia ha incassato 8 miliardi dello Stato italiano dall’operazione di cessione dell’88% di Autostrade per l’Italia. Alcuni giornali dell’epoca, come Domani, denunciarono: la morte di 43 persone è stata un ottimo affare. Gli azionisti e la famiglia Benetton, tramite Atlantia, non solo non ci hanno rimesso un euro, ma ci hanno guadagnato, grazie ai due governi (il gialloverde e giallorosso di Conte) e l’ultimo di Draghi.

Ma non è tutto. La conseguenza del salvataggio dei governi Conte e dell’esecutivo Draghi hanno praticamente salvato i Benetton (con tanto di premio) da ogni responsabilità, scaricando pure i costi futuri sulle spalle degli utenti delle autostrade italiane, cui si vedranno aumentare il prezzo del pedaggio.

 

Il regalo dei Benetton alla Lega di Bossi e Salvini

Nel frattempo, non sono mancate le polemiche tra gli esponenti politici. Nel 2018 Alessia Morani (Partito democratico) accusa Matteo Salvini di aver votato, nel 2008, in favore del decreto Salva Benetton.

E come mai questo voto favorevole? Da quell’accusa si scoperchierà un pentolone. Andiamo per ordine.

Anno 2006: Benetton finanzia la Lega di Bossi e Salvini con 150mila euro di contributo elettorale.

8 maggio 2008: Berlusconi diventa premier con la Lega alleata di governo. Il 29 maggio di quello stesso anno arriva in Parlamento il decreto legge numero 59. È proprio in quella occasione che viene inserito, sotto silenzio, l’emendamento Salva Benetton (articolo 8-duodecies).

Il decreto diventa legge grazie al voto di Salvini e della Lega. Tutti i parlamentari del Pd votano contro. Il decreto sarà poi convertito in legge numero 101 del 6 giugno 2008.

 

Cosa prevede l’emendamento Salva Benetton

  • Il governo Prodi aveva allungato la concessione ad Autostrade per l’Italia, ma obbligando i concessionari a verifiche periodiche. Anche a fronte dei lauti incassi garantiti dai continui aumenti e dalle scarse manutenzioni sulle infrastrutture.
  • Con l’emendamento della Lega e di Salvini, quell’obbligo di verifiche viene sostanzialmente cancellato e resta in vigore l’allungamento della concessione.
  • Non solo. L’articolo 8-duodecies prevede l’approvazione per legge di tutte le nuove convenzioni con i concessionari autostradali già sottoscritte da Anas (proprietaria) con le società concessionarie (come Autostrade per l’Italia), senza che ancora vi fosse l parere favorevole di Nars, Cipe e di ben 8 commissioni parlamentari.
  • Infine, la convenzione prevedeva il riconoscimento di aumenti tariffari annuali di almeno il 70% dell’inflazione reale, a cui andavano ad aggiungersi gli aumenti sugli investimenti in corso. Quindi, aumenti assicurati fino al 2038, indipendentemente dalla valutazione sulla qualità del servizio e la realizzazione degli investimenti.

 

Come si chiama il ponte di Genova

Da ponte Morandi a viadotto Genova San Giorgio. Il ponte che ha sostituito il precedente viadotto Polcevera, chiamato anche ponte Morandi dal nome dell’ingegnere che lo progettò (inaugurato nel 1967, crollato parzialmente il 14 agosto 2018 e demolito completamente nel 2019), è stato realizzato su un disegno donato alla città di Genova dall’architetto Renzo Piano, progettato da Italferr e costruito dal consorzio PerGenova, composto dalle società Webuild e Fincantieri Infrastructure sotto l’alta supervisione del governo Conte allora in carica. La cerimonia di inaugurazione, alla presenza delle più alte cariche dello Stato, si è tenuta il 3 agosto 2020.

 

Quanto è costato il ponte di Genova

Il 18 dicembre 2018 le società Salini Impregilo (poi rinominata Webuild) e Fincantieri Infrastructure, riunite nel consorzio PerGenova s.c.p.a., si sono aggiudicate l’appalto per la costruzione del ponte a un costo di 202 milioni di euro. Lo sviluppo della progettazione esecutiva è stato affidato all’Italferr.

La direzione e supervisione dei lavori di demolizione e ricostruzione del viadotto è stata affidata alla società genovese RINA Consulting, per un importo di 14 milioni.

Il 14 maggio 2019 la Direzione Investigativa Antimafia (Dia), tramite il prefetto di Genova, ha interdetto l’impresa Tecnodem S.r.l., con sede a Napoli, che era coinvolta nella costruzione in subappalto, per pericolo di infiltrazione della criminalità organizzata di tipo mafioso, in quanto era stato coinvolto un pregiudicato che in passato era stato legato con la Nuova Famiglia dei boss Michele Zaza e Ciro Mazzarella. Lo stesso giorno il Commissario per la ricostruzione ha risolto il contratto con l’impresa.

Nel maggio 2021, il governo Draghi ha stanziato 35 milioni di euro per la realizzazione del parco sotto il ponte.

 

Quanti danni ha provocato il crollo del ponte di Genova

Dopo 2 mesi dal crollo i danni avevano superato già i 116 milioni di euro, con disagi alla circolazione e ai trasporti commerciali. Il tragitto si allungava di 120 Km. Danni alle attività portuali: 4mila camion entravano e uscivano ogni giorno dal porto di Genova.

 

Chi risarcirà le vittime del ponte di Genova

Il processo è stato rinviato al 12 settembre 2022. I giudici decideranno a settembre sulle richieste di costituzione di parti civili. Altre udienze sono state calendarizzate fino al 19 luglio 2023.

Sono 59 le persone imputate, tra ex vertici e tecnici di Autostrade e Spea (la società che si occupava di manutenzioni e ispezioni), attuali ed ex dirigenti del Ministero delle Infrastrutture e funzionari del Provveditorato.

 

Quanto “valgono” le vittime del ponte di Genova

Le trattative per i risarcimenti sono state riservate. Per ciascuna delle vittime Aspi Autostrade per l’Italia avrebbe offerto circa 300 mila euro, per nucleo familiare coinvolto. Alcuni hanno accettato e non potranno chiedere altri risarcimenti. Altri non hanno accettato, come per esempio hanno dichiarato pubblicamente Egle Possetti di Pinerolo che ha perso una sorella e Roberto Battiloro di Napoli che ha perso suo figlio. L’autista del camion simbolo rimasto fermo a pochi metri dal baratro ha accettato 40 mila euro di risarcimento da Aspi e l’impossibilità di costituirsi parte civile.