Le "montagne russe" portano al cuore di Bruxelles?

Il presidente della Banca centrale polacca, Adam Glapinski, sostiene che i pericoli principali per la Polonia provengano da Berlino e dall’Unione europea. “Berlino rivuole i territori persi nel 1945”, ha affermato Glapinski in una intervista al quotidiano polacco “Gazeta Polska”. Secondo il presidente, la Germania mira “a riprendere in qualche forma il controllo dei loro ex territori, che ora si trovano entro i confini della Polonia, e alla sottomissione di tutta questa cintura di Paesi tra Germania e Russia”.

Glapinski si riferisce ai territori che dopo la seconda guerra mondiale sono passati sotto la sovranità di Varsavia. Secondo la sua teoria, Berlino avrebbe anche l’appoggio di Donald Tusk, politico polacco che è stato ai vertici del Consiglio europeo dal 2014 al 2019 e dal 3 luglio 2021 leader di Piattaforma Civica, il principale partito di opposizione in Polonia. Donald Tusk è stato anche primo ministro polacco dal 2007 al 2014.

“Per un anno – osserva Glapinski – è stato detto che il compito assegnato da Bruxelles a Tusk non è solo quello di rovesciare l’attuale governo polacco e mettere il nostro Paese sulla strada che conduce all’eurozona. Una volta che questi obiettivi saranno raggiunti, Tusk dovrà tornare a Bruxelles, diventare capo della Commissione europea e perseguire gli sforzi per costruire uno Stato europeo”.

Secondo il presidente del Narodowy Bank Polski (Banca centrale Polonia) questo disegno (o complotto) farebbe parte di uno schema più ampio tedesco per esercitare il controllo sul continente e sull’Unione europea.

 

Le ombre sul governo polacco

Ciò che Adam Glapinski invece non dice è che la Polonia sta degenerando, sia sul piano dei diritti umani che sulla trasparenza dei conti pubblici e della gestione economica da parte del governo polacco, a lui molto vicino.

Il presidente della Banca centrale di Varsavia è alle prese con lo spettro di una recessione verso la quale l’Unione europea sta mostrando segnali di preoccupazione e insofferenza. La sua valuta perde valore e l’inflazione è tra le più alte dell’Ue.

Nei giorni scorsi Tusk è stato durissimo verso la gestione di Glapinski. “Adam Glapiński – aveva tuonato – non è solo incompetente. Adam Glapiński non è solo indecente in quello che fa. Adam Glapiński è anche illegale“.

 

I 35 miliardi “negati” da Bruxelles

Glapiński è certamente vicino all’attuale governo nazionalista polacco guidato dal partito Legge e giustizia (PiS) di Kaczyński. Egli accusa l’Unione europea di non voler erogare i 35 miliardi di euro in prestiti e sovvenzioni in favore della Polonia, nell’ambito del fondo per la ripresa della pandemia.

Anche su questo prestito, in realtà Bruxelles è cauta per via della crisi economica che sta investendo Varsavia, già vulnerabile ai confini dell’Ucraina sotto attacco russo. Cauta soprattutto per la gestione poco trasparente dell’economia da parte del governo polacco.

 

Putin e Orban

Il pericolo Orban

Al di là dei torti e delle ragioni bisogna contestualizzare il momento politico e culturale polacco. La Polonia è parte del Gruppo di Visegrád, noto anche come Visegrád 4 o V4. Un’alleanza culturale e politica di quattro paesi dell’Europa centrale, membri dell’Unione dal 2004. Assieme alla Polonia, fanno parte di questo gruppo anche Repubblica Ceca, Slovacchia ma soprattutto l’Ungheria del sovranista Viktor Orban, il capo di uno Stato membro europeo più filorusso e filo Putin, più volte accusato dall’Ue di omofobia, autoritarismo e negazione dei diritti umani. Solo alcuni giorni fa, a proposito dei migranti, aveva ammesso: “Noi ungheresi non vogliamo mescolarci con altre razze”, dichiarazioni dal sapore razzista.

I confini e le terre restituite dalla Germania alla Polonia

I territori riconquistati dalla Polonia dopo la seconda guerra mondiale

Vale la pena ricordare che dopo il secondo conflitto mondiale, la disputa per la definizione finale di questi territori fu oggetto di dibattito internazionale. Fino al 1990 e al crollo dell’Unione sovietica.

Dopo l’armistizio, il governo della Germania Ovest preferì utilizzare la locuzione “Ex territori tedeschi temporaneamente sotto l’amministrazione polacca e sovietica”. Questa formulazione fu utilizzata nell’accordo di Potsdam, ma fu usata solamente dalla Repubblica federale tedesca in quanto i governi polacchi e sovietici si rifiutarono di usarla, contestando l’evidente implicazione che questi territori dovessero tornare un giorno alla Germania.

Il governo polacco preferì invece definirli “Territori recuperati”, riaffermando una sorta di continuità, poiché questi territori durante il Medioevo furono governati da signorie polacche e venivano perciò sottratti alla Germania nazista dopo la guerra.

Nel 1970, mentre Willy Brandt era cancelliere della Repubblica Federale tedesca (RFT) seguì una politica di relazioni estere, nota come Ostpolitik. La RFT abbandonò, almeno in quel momento, le sue pretese nei confronti dell’auto-determinazione tedesca e riunificazione, riconoscendo di fatto l’esistenza della Repubblica Democratica Tedesca (RDT) e la linea Oder-Neisse”. Successivamente, fra il 1970 e il 1973, la RFT concluse trattati di amicizia con Unione Sovietica, (il Trattato di Mosca), Polonia (il Trattato di Varsavia), RDT (il trattato base) e Cecoslovacchia (il Trattato di Praga), in modo da accomodare l’ordine europeo esistente negli anni 1970.

 

Una storia chiusa e ripresa dall’estrema destra

Questi trattati in realtà sono stati messi in discussione dall’NPD, il partito neonazista tedesco, a cominciare dal 2006, quando il movimento estremo conquistò 6 seggi nel parlamento del Meclemburgo-Pomerania Anteriore. Il leader del partito Udo Voigt chiese ufficialmente quali fossero i “confini storici” della Germania e mise in discussione i trattati sulle frontiere attuali.

Quindi Donald Tusk o l’Ue non c’entrano proprio nulla. Semmai la contesa è voluta dai movimenti integralisti di estrema destra, più legati ai sovranismi europei come quello di Orban e quelli nascenti in seno alla destra italiana. Guarda caso tutti filoputiniani o comunque ciechi davanti alle aggressioni di Putin.

I territori recuperati che Glapinski teme siano ora di nuovo nel mirino di Berlino, sono quelli che in polacco vengono definiti “Ziemie Odzyskane”, che tradotto significa letteralmente “Terre riguadagnate”. Si tratta del territorio della Città Libera di Danzica e delle parti appartenenti alla Germania prima della Seconda guerra mondiale, che sono tutti i territori a est della linea Oder-Neiße, una zona di frontiera che segue il corso dei fiumi Oder (in polacco: Odra) e Neiße (in polacco: Nysa Łużycka), e che solo nel tratto più a nord. Di queste terre recuperate e ora polacche fanno parte le città portuali strategiche di Stettino e di Świnoujście.

Adam Glapinski, presidente della Banca centrale Polonia

Le elezioni in Italia e le pressioni di Mosca

Il caso fa riflettere pensando anche alla nostra Italia, un Paese che il 25 settembre, alle prossime elezioni 2022, deciderà a chi affidare le sorti del governo. Si sta parlando molto di presunte pressioni e influenze russe alle elezioni politiche italiane.

Il leader del Partito democratico Enrico Letta ha già scaldato il confronto poche ore fa, sostenendo che “con la destra e la Meloni saranno felici Orban e Putin”. Non è tardata la secca replica di Giorgia Meloni: “Screditi l’Italia per non perdere il potere”.

A chi sostiene che dall’inizio della guerra in Ucraina Varsavia si sia mostrata poco filorussa alcuni osservatori fanno notare che la Polonia, in realtà, sta giocando su due tavoli:

  • quello europeo, per ottenere i soldi e sanare le ruberie del governo polacco;
  • e quello russo, per non subire attacchi da Mosca, già minacciati dalla televisione della propaganda governativa. Due mesi fa Vladimir Solov’ëv (Vladimir Soloviev), il giornalista al soldo di Putin e pagato dal regime, rideva di gusto nel suo studio televisivo davanti alle immagini che simulavano un attacco nucleare russo su Varsavia. Risate tronfie, alla vista della capitale polacca polverizzata, dal chiaro intento minaccioso. Da quel momento, mi pare che la Polonia abbia cambiato tenore nei confronti della Russia attaccando a più riprese proprio l’Ue.

Ecco dunque come le dichiarazioni del presidente Glapinski sembrano trovare un senso oscuro. Ci sono ragioni per credere che le sue accuse contro Berlino e Bruxelles siano solo un pretesto per legittimare le ombre del governo polacco filorusso, e per alimentare ulteriori pressioni da Mosca che cominciano a sentirsi con il fiato sul collo anche qui, in Italia. Più che un fiato, è un pungente burian, il gelido vento siberiano che non lascia scampo e comincia a spirare proprio dall’autunno.

Giorgia Meloni e Viktor Orban