TOMMASO FOTI MINISTRO PER GLI AFFARI EUROPEI, IL PNRR E LE POLITICHE DI COESIONE.

L’Italia imbocca l’ultimo tratto del Pnrr con un bilancio che combina avanzamento finanziario, capacità di rispettare gli impegni europei e una mole ancora consistente di interventi da portare a termine. Alla data del 1° luglio, risultano conclusi circa mezzo milione di progetti, mentre gli obiettivi centrati sono 416 sui 575 complessivamente previsti. Una fotografia positiva, ma non priva di elementi di attenzione, soprattutto sul fronte delle grandi opere e dei divari territoriali.

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Oltre il 72% degli obiettivi già raggiunto

Il monitoraggio realizzato dagli esperti dei servizi studi di Camera e Senato colloca la performance italiana al di sopra della media europea. L’Italia ha raggiunto oltre il 72% degli obiettivi, contro il 57,9% registrato complessivamente dai Paesi dell’Unione. Sul piano finanziario sono già stati incassati 165,99 miliardi di euro, pari all’85,4% delle risorse assegnate, attraverso i prefinanziamenti e le prime nove rate erogate dalla Commissione europea.

Quasi 169 mila interventi ancora aperti

Accanto ai progetti già conclusi restano 168.879 interventi in corso, ai quali è associato il 76,3% delle risorse impegnate. A pesare sono soprattutto le grandi opere, caratterizzate da tempi di realizzazione più lunghi e da una maggiore complessità amministrativa. Sul dato incide inoltre il ritardo con cui la spesa effettivamente sostenuta viene registrata nella banca dati utilizzata per monitorare l’avanzamento degli interventi, creando uno scarto tra attività realizzate e rendicontazione ufficiale.

Il Nord guida, il Mezzogiorno rallenta

La velocità di attuazione cambia sensibilmente da una regione all’altra. Il Trentino ha completato il 46,4% dei progetti finanziati, mentre la Lombardia ha raggiunto il 40,4%, superando nettamente la media nazionale del 26,2%. L’Emilia-Romagna ha concluso circa il 36% degli oltre 56 mila interventi previsti, collocandosi al quarto posto per tasso di completamento. Più indietro Campania e Sicilia, ferme rispettivamente al 16,8% e al 16,7%, mentre anche la Liguria resta sotto il 20%.

Transizione verde, digitale e infrastrutture

Nella maggior parte delle regioni le risorse hanno sostenuto soprattutto la transizione ecologica, con finanziamenti complessivi vicini ai 42 miliardi di euro. Una quota altrettanto rilevante è stata destinata alla digitalizzazione e alle opere infrastrutturali. In Veneto, in particolare, gli investimenti si sono concentrati sull’alta velocità ferroviaria, sull’intermodalità e sul rafforzamento delle reti regionali. Ora l’attenzione si sposta sul 31 agosto, termine indicato per completare la rendicontazione dei traguardi e degli obiettivi.
Resta inoltre atteso il parere della Commissione europea sulla prossima revisione del Piano. La rimodulazione, secondo quanto ricordato dal ministro per gli Affari europei, le Politiche di coesione e il Pnrr Tommaso Foti, dovrebbe interessare 2,1 miliardi di euro. La fase finale dovrà quindi trasformare il vantaggio maturato sul piano finanziario nel completamento concreto dei cantieri e nella chiusura degli interventi ancora aperti.