Dopo anni di grandi tensioni, legate principalmente alla crisi pandemica da Covid19, per il nostro grande Paese, e per le sue meravigliose aziende, sembrava si fosse aperta la prospettiva di una  straordinaria stagione di ripresa. Una sorta di nuovo “rinascimento industriale” capace di far decollare un sistema industriale già sviluppato e ricco di  eccellenze mondiali, non privo di criticità ma sicuramente candidabile ad un ruolo di grande peso nella economia mondiale.

Nel 2022 purtroppo la guerra in Ucraina, assommata alla crisi energetica, hanno allontanato il sogno di un potenziale rinascimento, facendo sprofondare molti dei nostri imprenditori, manager e consulenti in uno stato di profonda incertezza. E’ per questa ragione che AICIM-AISOM – l’Associazione Italiana Cultura d’Impresa e Management e l’Associazione Nazionale delle Impreseha deciso di rendere pubblica la sua strategia ed il suo modello in un convegno pubblico che si è celebrato a Bologna poche settimane fa.

Aziende italiane, la ricetta anti-crisi di Aicim-Aisom

Riteniamo infatti che oggi più che mai le imprese italiane debbano concentrarsi su: piani di organizzazione a 360 gradi e una pianificazione strategica e di sviluppo industriale, con aggregazioni/management/apertura del capitale, secondo un preciso piano di rafforzamento industriale.

Se gli imprenditori devono fare la loro parte, anche le istituzioni però devono essere pro-attive e garantire un supporto reale, efficace, veloce. AICIM da tempo sostiene che governo centrale e amministrazioni regionali, in base alle rispettive aree di competenza ed influenza, debbano farsi carico di varare i seguenti provvedimenti:

  • credito di imposta al 50%, immediatamente scontabili in F24 (non come ora), allargando ai costi ammissibili quelli di sviluppo industriale, aggregazione, management e digitalizzazione oltre a ricerca e sviluppo;
  • dilazione in 24 mesi delle bollette energetiche (senza stralci) , maturate fino alla fine del 2023;
  • moratoria di 12 mesi (senza stralci) per avvio piani ammortamento in 60 mesi dei finanziamenti contratti in “epoca Covid”;
  • importanti sgravi fiscali per investimenti in capitale ed equity, con permanenza oltre 48 mesi, nelle Pmi, oltre che garanzia del mantenimento delle attuali agevolazioni e garanzie.
  • Pagamento dei debiti dello Stato per forniture, con supporto delle banche.
  • Compartecipazione al capitale delle aggregazioni da parte di organismi finanziari Istituzionali.

Sistema industriale, con crescita PMI sarà più competitivo

Si tratta di provvedimenti semplici, veloci ed efficacissimi a sostegno delle Pmi (che ricordiamo essere le imprese che occupano oltre l’80% dei lavoratori Italiani), con strumenti esistenti e normativamente già approvati, come il credito di imposta, quindi di rapida attuazione. Le Istituzioni devono prendere in considerazione queste istanze se davvero intendono rilanciare il sistema Pmi che altrimenti correrà il serio rischio di vedersi di fatto escluso dai finanziamenti ed incentivi del PNRR, di fatto oggi accessibili in larga parte solo alla grande impresa.

Da anni, attraverso le associazioni Confindustria Emilia (metodo UMIQ), AICQ (metodo BAND), AISOM, ma soprattutto AICIM (metodo BDS), personalmente e con tanti colleghi imprenditori, manager e professionisti, ci occupiamo di sviluppo industriale del Paese cercando le soluzioni più adatte ad azionare la leva della crescita delle Pmi. Pensiamo, elaboriamo e scriviamo idee concrete ed applicabili al solo scopo di contribuire a costruire un sistema industriale più forte e competitivo.

La piccola e media impresa oggi è chiusa a riccio

Nel corso del convegno a Bologna abbiamo mostrato i risultati di un’importante ricerca sulle PMI svolta, su nostra commissione, da EUMETRA, guidata dal Prof. Renato Mannheimer, dalla quale si evince chiaramente la necessità di un forte investimento ed impegno sulla cultura d’impresa, causa che AICIM-AISOM sta portando avanti con dedizione e competenza.

La ricerca, della quale parleremo in un’altra occasione, evidenzia che le PMI sono “chiuse a riccio” e non danno, in larga parte, importanza ai tempi di aggregazione-crescita dimensionale/managerializzazione/internazionalizzazione, quindi alla crescita strategica e dimensionale, che garantisce occupazione e solidità.

Pmi cosa fare per crescere: aggregarsi e aprire il capitale

Ecco perché è necessario porre l’accento sulle aggregazioni di impresa e sull’apertura del capitale a terzi, concetti entrambi molto complessi e difficili da metabolizzare per le pmi italiane. Molto importante in tal senso è il lavoro di associazioni come Aicim che fanno cultura imprenditoriale e lavorano su strumenti operativi (verticali bds) per attuare queste importanti leve. Occorre però anche un forte stimolo normativo e supporto finanziario da parte delle istituzioni.

Oggi più che mai le PMI devono crescere velocemente, attrarre manager qualificati e capitali per la digitalizzazione, la capitalizzazione, l’internazionalizzazione e la crescita. E la crescita per linee interne non basta, servono aggregazioni ed equity, appunto.

Come incentivare i processi di aggregazione aziendale

Investire nelle piccola e media impresa è più rischioso che in altri asset, quindi occorre studiare, con urgenza, nuovi e forti incentivi fiscali per gli investitori che finanziano progetti di aggregazione di pmi per almeno 5 anni. Occorre lavorare inoltre per la riduzione del cuneo fiscale sul costo del lavoro e l’estensione del credito d’imposta.

Sarebbe quindi auspicabile l’utilizzo di parte dei fondi del Pnrr per favorire l’aggregazione aziendale anche con la funzione e il controllo, ad esempio, di Cdp, Fondo Italiano d’Investimento, Simest ed altri strumenti dello Stato che possono entrare nel capitale  anche in cordata con investitori privati, ed in questo modo verificare il corretto utilizzo dei fondi pubblici al fine di creare nuovi posti di lavoro solidi.

L’idea è semplice: finanziare un’aggregazione di imprese (ovviamente basata su un business plan sostenibile, meritevole, solido e credibile/periziato/asseverato da terzi) contribuirà a rilanciare in “un colpo solo“ più aziende, più famiglie, più indotto, in tempi brevi.

Lo sviluppo futuro del Paese è basato sulle Pmi

Aicim-Aisom mette il proprio know how a disposizione delle istituzioni per contribuire a definire e realizzare operativamente un nuovo modello basato sulle pmi che possa fungere da base di un nuovo rinascimento industriale contro un contesto geopolitico e post-pandemico che assomigli a una “tempesta perfetta”.

La lista delle proposte rivolta alle istituzioni e finalizzata a supportare il sistema economico/finanziario del nostro Paese, è semplice ed efficace ed è stata stilata da imprenditori, dirigenti e consulenti che operano quotidianamente nel “Paese reale”.

Ecco come andranno banche e mercati nel 2023

Oltre a dover competere sul mercato con tutte le debolezze già evidenziate, nei prossimi 12-24 mesi imprenditori, manager e consulenti italiani dovranno fare i conti con uno scenario macroeconomico frutto di questa sommatoria:

  • Due anni di Covid, con forte contrazione dell’economia in molti settori industriali;
  • Crisi energetica, con esplosione dei costi di produzione;
  • Incremento dell’inflazione con inevitabile contrazione dei consumi; 
  • Guerra Russia-Ucraina, con effetto su due importanti fronti: vendite sul mercato, forte difficoltà sugli acquisti e logistica, forti variazioni sui prezzi di acquisto di alcune materie prime.
  • Incremento dei tassi di interesse, cosa che innervosisce investitori e Borse;
  • Aumento sul mercato degli NPL (No Performing Loans) e delle sofferenze nel mercato dei crediti UTP (Unlikely To Pay)
  • Difficoltà sul mercato della liquidità: nonostante oltre 2mld di liquidità disponibile è ancora molto difficile la raccolta da investire nelle PMI e soprattutto l’erogazione per le Aziende senza la tripla A nel rating;
  • Difficoltà da parte del sistema bancario, dopo Basilea 3, a erogare ad aziende senza tripla A;
  • Lenta dismissione del piano di acquisti da parte della BCE con conseguente aumento dei tassi;
  • Non per ultimo, l’aumento della spesa militare che emerge dalla guerra tra Russia e Ucraina con ripercussioni su provvedimenti fiscali e leggi di Bilancio;

Un’incertezza che sarà accentuata dalla potenziale recrudescenza della pandemia e dalla comparsa di nuove varianti che andranno fronteggiate al fine di prevenire conseguenze drammatiche, senza contare una potenziale escalation della guerra in Ucraina e la possibile riesplosione del caro-energia.

Pmi Italia, solo il 20% è internazionalizzato

Più che sulle cause che hanno determinato l’attuale congiuntura, Aicim-Aisom punta a concentrarsi sulle idee e le soluzioni semplici ed efficaci necessarie a supportare il sistema economico/finanziario del nostro Paese nel quale, va ricordato, circa il 93% delle PMI italiane fornisce l’80% della forza lavoro.

E di queste solo il 20% basa le proprie strategie sull’export. Le varie associazioni di categoria hanno stimato in 66 mila le imprese che potrebbero spingere la loro strategia di internazionalizzazione con alcuni interventi sulla struttura organizzativa e finanziaria, aumentando significativamente la potenza di esportazione. (1-continua)