Lo sviluppo sostenibile rappresenta a livello globale, e quindi anche per il nostro Paese, una grande sfida che sull’onda dell’Agenda Onu 2030, approvata nel settembre 2015 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, tiene conto di 17 obiettivi e 169 traguardi specifici finalizzati a combattere la povertà, proteggere il pianeta e garantire prosperità e pace, andando ad armonizzare gli interventi relativi a crescita economica, inclusione sociale e tutela dell’ambiente.

Cresce sempre di più l’attenzione verso la sostenibilità e, grazie anche all’impulso della normativa, il bilancio di sostenibilità assume un ruolo chiave per tutti i portatori di interesse (dalle istituzioni ai cittadini e consumatori, dagli investitori e fornitori) che ruotano intorno all’impresa, in quanto ha lo scopo di comunicare con trasparenza e obiettività gli impegni presi e i risultati ottenuti dal punto di vista economico, ambientale, sociale e di governance, misurando l’efficienza aziendale ovvero l’impatto reale sul territorio e sulla comunità.

Importanti novità normative sono previste dal 2024, quando la platea dei soggetti tenuti a redigere il report non finanziario sarà allargata con effetti a cascata su tutta la filiera coinvolgendo migliaia di Pmi. Oggi questo documento è obbligatorio solo per gli enti di interesse pubblico (grandi società quotate), ma dal 2025, la redazione del bilancio di sostenibilità diventerà obbligatoria per tutte le aziende con più di 250 dipendenti, un fatturato superiore ai 50 milioni di euro e un bilancio annuo di almeno 43 milioni. 

«Percorrere la sostenibilità e comunicare le relative strategie aziendali – come sostiene Alfredo Maccari, co-fondatore di Sinergia – è ormai opportuno per tutte le tipologie di impresa, sia per quelle che devono rispettare adempimenti e scadenze dettate dalla norma, sia per opportunità legate al mercato, ovvero richieste dalla filiera e dal sistema bancario, che spingono anche le Pmi ad adeguarsi alla normativa. L’allargamento della platea coinvolgerà circa 50 mila società in Europa e circa 6 mila Pmi italiane e comporterà l’obbligo di pubblicare il proprio report di sostenibilità con tempistiche diverse in base alle caratteristiche dell’organizzazione».  

La nuova direttiva europea 2022/2464 sul Corporate Sustainability Reporting (Csrd), che ha emendato l’attuale quadro normativo sugli obblighi di Reporting Non Finanziario previsto per le società quotate e di interesse pubblico e recepito in Italia nel 2016, ha creato un’accelerazione in materia di comunicazione di sostenibilità.

Secondo la Direttiva Csrd, i soggetti tenuti a pubblicare il bilancio di sostenibilità saranno:

• a partire dall’esercizio finanziario 1° gennaio 2024, le società che già redigono una dichiarazione non finanziaria ai sensi della Direttiva Nfrd, con scadenza di pubblicazione dei dati nel 2025;

• a partire dall’esercizio finanziario 1° gennaio 2025, le grandi imprese (con più di 250 dipendenti e 40 milioni di euro di fatturato) non soggette alla Direttiva Nfrd, con scadenza di pubblicazione dei dati nel 2026;

• a partire dall’esercizio finanziario 1° gennaio 2026, tutte le Pmi quotate ad eccezione delle microimprese, con scadenza di pubblicazione dei dati nel 2027. Le Pmi possono scegliere di non partecipare fino al 2028;

• dal 1° gennaio 2028, le imprese extracomunitarie senza forma giuridica dell’UE.

«Riteniamo fondamentale che le piccole-medie imprese, quotate e non, si facciano trovare pronte di fronte ad un cambiamento epocale come quello messo in atto dalle strategie europee – conferma Maccari – È necessario avviare da subito una serie di azioni volte a implementare il proprio profilo aziendale di sostenibilità e diffondere informazioni legate ai tre pilastri Esg (Environmental, Social, Governance), prendendo consapevolezza che si tratta di un percorso ormai tracciato che porterà a svariati benefici, come la possibilità di migliorare il proprio posizionamento di mercato, l’immagine aziendale e anche per agevolare l’accesso al credito». 

Grazie alla Direttiva Csrd, sono state introdotte ulteriori novità, tra cui: l’ampliamento dell’ambito di applicazione, includendo tutte le società quotate nei mercati regolamentati; l’impiego di standard omogenei di rendicontazione della sostenibilità e l’introduzione dell’assurance obbligatoria; l’inserimento delle informazioni nella relazione sulla gestione; l’utilizzo del formato elettronico unico europeo, con la possibilità, dunque, di accesso digitale alle informazioni sulla sostenibilità. «Il bilancio di sostenibilità è fondamentale sia per l’attività di monitoraggio, rendicontazione e comunicazione delle performance ambientali, sociali di governance dell’impresa, ma soprattutto come strumento strategico che permette di prendere atto delle principali criticità e delle aree di miglioramento Esg per prepararsi alle sfide del contesto competitivo», conferma Lara Benazzi, responsabile dei servizi per la Sostenibilità d’impresa del gruppo Sinergia. «Il percorso verso l’elaborazione della reportistica di sostenibilità – attività erogata in collaborazione con partner qualificati – viene programmata con le nostre aziende clienti in una serie di step progressivi, sulla base delle esigenze e delle priorità che emergono in fase di assessment inziale».

Questa evoluzione normativa mira a rendere le informazioni Esg sempre più attendibili, allo scopo di contenere il fenomeno del greenwashing e migliorare l’informativa sulla sostenibilità, dal momento che i mercati finanziari richiedono dati affidabili, pertinenti e comparabili per indirizzare i capitali verso il finanziamento della transizione “green” e sociale. L’obiettivo della UE nel lungo periodo è quello di arrivare ad equiparare la dichiarazione sulla sostenibilità a quella finanziaria. 

Per superare le carenze dell’attuale legislazione sulla dichiarazione di informazioni non finanziarie, sono stati introdotti obblighi di trasparenza più stringenti ed approfonditi riguardo gli impatti delle imprese sull’ambiente e il clima (come richiede, ad esempio, la Taxonomy Regulation), i diritti umani, la supply chain, estendendo l’ambito della rendicontazione anche al modello di business, alle strategie, alla governance, alla due diligence. La sostenibilità dovrà, insomma, essere integrata nei sistemi di gestione dell’impresa e le aziende dovranno essere in grado di dimostrare la propria capacità di comprendere e gestire rischi, opportunità e impatti. Lo esprime bene il concetto di “doppia materialità”: le tematiche materiali (rilevanti) per l’impresa dovranno essere valutate sia in prospettiva “inside-out”, quindi in base agli impatti che le condotte aziendali hanno sulla società e l’ambiente, sia in quella “outside-in”, secondo cui l’azienda dovrà misurare le ripercussioni che il contesto esterno potrebbe avere sulla propria performance economico-finanziaria.

È importante ricordare che l’UE, attraverso l’Efrag, l’organismo di advisory della Commissione europea nel campo del reporting aziendale, sta lavorando ai nuovi standard globali di trasparenza sulla sostenibilità (Esrs), in collaborazione con le principali organizzazioni internazionali, tra cui il Gri, lo standard più utilizzato a livello europeo. 

Oggi esiste un supporto concreto per la redazione di questo documento grazie al Global Reporting Initiative, ente senza scopo di lucro che fornisce linee guida per la rendicontazione delle performance di sostenibilità di attività, aziende e istituzioni di qualsiasi dimensione in qualsiasi luogo del mondo. Attraverso i Gri Standards, è possibile redigere un bilancio di sostenibilità facendo riferimento a una serie di parametri globalmente riconosciuti per la misurazione degli impatti ambientali, ma anche economici e sociali generati dalle attività dell’impresa. Il Gri ha effettuato un aggiornamento dei propri standard nel 2021 per consentire alle imprese di rendicontare con maggiore dettaglio ed efficacia, come richiede la normativa europea, impatti e strategie in ambito Esg.

Una trasformazione quella della sostenibilità che è già in corso, dove tutte le aziende oggi sono chiamate a rispondere, in contesto sempre più orientato ad una maggiore responsabilità di impresa.