Plastica, Europa virtuosae il riciclo batte la discarica

L’attenzione verso il problema dell’inquinamento da plastica è cresciuta negli ultimi anni, grazie anche alle immagini delle isole di rifiuti galleggianti vaste chilometri quadrati sparse nei mari del mondo, sempre più spesso protagoniste sul web e in Tv. Ma qual è la situazione della produzione e del riciclo della plastica in Europa e nel nostro Paese? E come può questo materiale entrare in modo virtuoso in un’economia circolare?

Con 60 milioni di tonnellate nel 2016, l’Europa (UE28, senza Norvegia e Svizzera) è il secondo produttore mondiale di materiali plastici dopo la Cina, con l’Italia seconda dietro alla Germania. Questo dato si riflette anche sui consumi interni e sulla produzione di rifiuti di imballaggi in plastica. Secondo gli ultimi dati Eurostat, la loro produzione nella UE è stata pari mediamente a circa 31 kg/abitante nel 2015; l’Italia, con 35 kga testa, è risultata seconda solo alla Germania (37). I rifiuti di plastica raccolti in Europa, nel 2016, sono stati circa 27 milioni di tonnellate e per la prima volta la quota avviata a riciclo (EU ed extra-UE) ha superato lo smaltimento in discarica: 31% contro 27%. Guardando alle tendenze dell’ultimo decennio, i quantitativi avviati in discarica hanno segnato un -43%, quelli a recupero energetico +61%, quelli a riciclo +80%. Anche nel caso degli imballaggi in plastica, la modalità di gestione cresciuta di più negli ultimi dieci anni è quella del riciclo: +75% contro il +71% del recupero energetico e il -53% dello smaltimento in discarica. Il tasso di riciclo medio in Europa, nel 2015, è stato del 40,3%, con le performance di Germania, Spagna e Italia superiori alla media: 48,8%, 44% e 41,1%. Tra le grandi economie, la Germania ha avviato a recupero praticamente il 100% dei rifiuti di imballaggio, seguita dall’Italia con l’82%. Dati che confermano come la plastica va vista non solo come una minaccia, ma come una opportunità, anche nel nostro Paese.

L’impegno del Consorzio Corepla consente di risparmiare materia prima, energia, evitare le emissioni e portare valore economico

Lo sa bene il Consorzio Corepla per il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica, che opera in Italia dal 1997. Nel 2017, ha gestito circa 1,1 milioni di tonnellate di rifiuti di imballaggio plastico, avviandone a riciclo 587mila. Sempre nel 2017 ha avviato a recupero energetico poco più di 400mila tonnellate di Plasmix, una miscela di plastiche non idonee al riciclo, pari al 38% dei rifiuti di imballaggio gestiti da Corepla. Rimane una quota relativamente piccola, circa 69mila tonnellate, avviata alla discarica, non potendo essere destinata a riciclo né a recupero energetico.

Un’opera che consente di risparmiare materia prima ed energia primaria, di evitare emissioni di gas serra e di portare valore economico. Sta tutto nelle cifre relative al 2017. In quell’anno, grazie al riciclo degli imballaggi in plastica, Corepla ha permesso di evitare il consumo di 401mila tonnellate di materia prima vergine (materiali generati dal petrolio), +8% sul 2016. Una quota che, tra il 2005 e il 2017, sale a oltre 3 milioni di tonnellate. Allo stesso modo, il risparmio energetico da riciclo e riutilizzo di imballaggi è stato di 8mila GWh di energia primaria equivalente, saliti a 71mila tra il 2005 e il 2017, quantità pari al 15% della produzione annua in Italia nel 2016. L’avvio a riciclo e la rigenerazione ha inoltre consentito di evitare l’emissione in atmosfera di circa 750mila tonnellate di CO2 equivalente, diventate, tra il 2005 e il 2017, 6 milioni (pari alle emissioni prodotte da 6.137 voli Roma-Tokyo A/R). Ultimo, ma non meno importante, il valore economico della materia recuperata: 268 milioni di euro per il 2017, mentre si stima che, nel complesso, quello generato dal 2005 al 2017 abbia superato i 2 miliardi.

Da minaccia a opportunità: come si vede, basta poco. (d.p.)