Il segretario generale di Unioncamere Giuseppe Tripoli

Una piattaforma di dialogo e interazione tra i Paesi e le imprese dell’area adriatica, a partire dal rafforzamento della collaborazione tra i sistemi camerali della regione. È la Comunità Adriatica, lanciata a fine ottobre a Bari da Unioncamere, fondazione Pax Humana e università Luiss Guido Carli, in collaborazione con la camera del commercio estero della Bosnia ed Erzegovina. Hanno inoltre collaborato la camera di commercio di Bari e Nuova Fiera del Levante, in coordinamento con organizzazioni già operanti sul territorio come il Forum delle camere di commercio dell’Adriatico e dello Ionio (Aic) e il Western Balkan 6 Chamber investment forum (Cif). Alla conferenza di Bari “L’Adriatico come comunità geo-economica per la pace e la stabilità tra Europa e Mediterraneo” hanno partecipato rappresentanti dei sistemi camerali e personalità istituzionali di tutti i Paesi dell’Adriatico, dell’Unione Europea (Commissione Europea e Banca europea per gli investimenti) e delle istituzioni nazionali (Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale). In questa intervista a Economy il segretario generale di Unioncamere Giuseppe Tripoli spiega il senso e gli obiettivi dell’iniziativa.

Quali vantaggi per l’Italia da una Comunità Adriatica?
Per l’Italia è importante che quel contesto così vicino sia più stabile e più integrato, da un punto di vista economico e anche culturale, non solo con le nostre Regioni che si affacciano sull’Adriatico ma con tutto il Paese. Anche se è chiaro che la geografia fa la sua parte: Bari, per fare un esempio, ha legami strettissimi e sempre più forti con l’Albania. Le camere di commercio sono una rete che può aiutare molto a strutturare e radicare scambi commerciali, industriali, di tecnologia, di investimenti stabili e fruttuosi tra le imprese delle due sponde di quel mare. L’iniziativa di Bari è nata anche grazie alla Luiss, impegnata nell’area balcanica nell’offerta di formazione, manageriale in primis, anche con la possibilità per gli studenti di venire in Italia. Inoltre era organizzatrice con noi anche una fondazione, Pax Humana, che si occupa più dell’aspetto di integrazione e dialogo culturale, importante quanto quello economico. I Paesi coinvolti oltre al nostro sono Croazia e Slovenia, da anni membri Ue, e quelli dei Balcani occidentali secondo la nomenclatura della Commissione europea: Albania, Kosovo, Serbia, Montenegro, Macedonia del Nord, Bosnia ed Erzegovina.

A che livelli è l’interscambio?
Ha superato i 16 miliardi di euro nel primo semestre (vedi box), ma ha ancora molte potenzialità di crescita. Nella missione a Sarajevo nel luglio scorso quei Paesi ci hanno manifestato l’esigenza che ci siano investimenti nelle loro aree, perché soffrono un depauperamento di giovani che vanno all’estero. Hanno la necessità di fare un passo avanti nel digitale, campo in cui le camere italiane sono molto avanzate vogliamo aiutarli, anche perché la digitalizzazione è una delle condizioni che facilitano un ambiente più favorevole all’investimento e alle iniziative economiche. In generale questi Paesi non hanno un sistema di registrazione di impresa, Infocamere può svolgere un ruolo importante in tal senso. C’è poi il tema dell’imprenditoria in alcuni settori che per loro sono molto interessanti come per esempio quello dell’energia, dove possono esserci scambi proficui. Il Montenegro per esempio produce molta energia da fonti rinnovabili, e se fosse più e meglio interconnessa con l’Italia anche il nostro Paese potrebbe beneficiarne. Anche le connessioni infrastrutturali andrebbero rafforzate, pensi che chi è venuto a Bari da Spalato ha dovuto fare un giorno di viaggio, andare a Parigi e tornare giù…

Quali organizzazioni già esistenti avete voluto valorizzare e rilanciare con questa iniziativa?
L’Iniziativa adriatico ionica (Iai) attraverso il Forum Aic, che mette insieme più di 40 camere di commercio dei diversi Paesi, che già da molti anni lavorano tra loro su diversi fronti, per esempio sul tema della mediazione, dell’arbitrato, dei progetti comunitari di area regionale. A fine novembre hanno organizzato un convegno sul tema dell’imprenditoria femminile alla Camera di Commercio di Chieti-Pescara, nel più ampio contesto di “Visionaria”, iniziativa annuale e consolidata sull’innovazione d’impresa, promossa anche da Unioncamere. Un’altra organizzazione interessante è il Western Balkan 6 Chamber investment forum, che mette insieme i sistemi camerali dei sei paesi balcanici e ha un punto d’appoggio a Trieste. Nella seconda metà di novembre ha organizzato un convegno a Lubiana sui temi degli investimenti esteri in quell’area.

Che ruolo ha l’Europa nella Comunità Adriatica?
Molto importante, anche per il capitolo dell’adesione all’Ue dei Paesi dell’area che ne hanno fatto richiesta, che al convegno di Bari hanno lamentato alcune lentezze verificate nel corso del processo. Secondo me è interesse dell’Europa concluderlo il più rapidamente possibile; ed è stato chiesto anche all’Italia, insieme a Slovenia e Croazia che già fanno parte dell’Unione, di adoperarsi perché ciò accada. Certamente c’è un livello di adeguatezza e di coerenza delle istituzioni che Bruxelles richiede, ma a prescindere da questo il processo è andato un po’ per le lunghe. Ci sono inoltre progetti di investimento di grande interesse che anche la Bei porta avanti nell’area, che potrebbero essere a loro volta un supplemento di aiuto per il processo di integrazione europea.

Quali le prospettive della Comunità Adriatica?
La prima tappa è rafforzare, potenziare, amplificare le iniziative delle sopracitate organizzazioni già esistenti, che hanno i loro programmi di lavoro. Altro passaggio è quello dell’impegno delle Camere di commercio italiane a favorire la crescita del livello dei servizi innovativi di quei sistemi camerali. Inoltre ci saranno tappe ulteriori di verifica in vista di un appuntamento previsto per il prossimo anno: l’obiettivo è dare un’occasione per facilitare gli scambi B2B tra imprese. Abbiamo coinvolto Promos Italia, la società delle Camere di commercio che si occupa di internazionalizzazione, perché strutturi tecniche atte a facilitare gli incontri tra imprese dell’area. Promos Italia dispone di programmi, iniziative e strumenti per organizzare incontri tra imprese in digitale; le Camere di commercio dei diversi Paesi faranno da tramite nei confronti delle imprese.