La bellezza salverà il mondo, diceva qualcuno. E la bellezza, da che mondo è mondo, senza essere campanilisti, risiede oggettivamente in Italia. Nella bellezza soprattutto dell’arte, dell’artigianalità, di quella capacità tutta italiana di forgiare tessuti e materiali di ogni tipo con un’attenzione quasi maniacale al dettaglio per restituirgli un’orginale unicità che tutto il mondo ci invidia. Un patrimonio fatto di tante piccole realtà, talvolta microimprese (pensiamo soltanto ai tanti sarti e sarte capaci di fare cose straordinarie), che rischiano però di scomparire, fagocitate dai big player di un mercato sempre più standardizzato, a basso costo e di qualità non ineccepibile. 

Il catalogo online delle nostre manifatture 

Proprio per sventare questo pericolo e per mettere in contatto diretto (molti di essi non hanno infatti gli strumenti, anche digitali, necessari per riuscirci da soli) i migliori produttori del made in Italy con brand, boutique, retailer, designer emergenti internazionali in cerca dei talenti dalle mani d’oro nostrani, è nata Italian Artisan, la piattaforma che fa incontrare questi due mondi, offrendo la grande opportunità a molte piccole realtà di sbarcare sul mercato internazionale. Un’idea, se ci pensiamo, semplice ma geniale, come tutte le grandi innovazioni. «Il nostro obiettivo», spiega David Clementoni, 35 anni, fondatore di Italian Artisan, «è creare un ponte fra la nostra tradizione manifatturiera e il commercio internazionale tramite sistemi digitali user-friendly che permettono di scoprire e comparare prodotti realizzati da eccellenze italiane tramite un catalogo online dedicato, per rispondere all’esigenza di diversi brand del lusso stranieri di realizzare una propria collezione prodotta da esperti artigiani italiani. Nel far ciò non ci siamo limitati a creare una piattaforma di incontro e di e-commerce, ma abbiamo dato vita a un vero e proprio ecosistema per sviluppare in maniera innovativa il tradizionale, ascoltando le necessità dei produttori e dei clienti internazionali».

Ma come funziona esattamente?

La piattaforma riceve le richieste di produzione dal cliente internazionale (in alternativa, si può anche sfogliare il catalogo dei prodotti delle aziende, per inviare poi la propria proposta) e, a questo punto, l’algoritmo di piattaforma inoltra la proposta alle aziende di riferimento, con cui poi parte la contrattazione commerciale e l’eventuale conclusione dell’accordo. Un modello di business che funziona, a giudicare dai numeri, con un fatturato che nel 2021 ha fatto registrare un +174% rispetto all’anno precedente, sviluppato da una community di 6mila clienti di 32 diversi Paesi e 600 aziende italiane. Risultati ottenuti, per una precisa scelta imprenditoriale, in modo del tutto organico.

Parola d’ordine: sostenibilità

«Abbiamo optato per un modello di crescita sostenibile del nostro ecosistema piuttosto che scegliere un percorso capital intensive col rischio di creare poi una bolla, come spesso avviene alle realtà molto innovative», spiega Clementoni, originario di Recanati, cresciuto in una famiglia di imprenditori e artigiani da diverse generazioni, prima di spiccare il volo verso l’estero, dove ha maturato diverse esperienze di studio e lavorative. Proprio la sostenibilità è uno dei capisaldi di Italian Artisan, che oggi ha base operativa a Milano, impiega 12 persone (con un’età media di 25 anni) e punta nel medio termine a raggiungere 20mila brand e 4mila produttori italiani, anche grazie a un aumento di capitale in corso per favorire l’ingresso di investitori esterni. Sostenibilità che vuol dire innanzitutto inclusione e forte attenzione alla filiera, per preservare l’ecosistema produttivo locale, patrimonio inestimabile, quindi da preservare, del made in Italy.