Report First Cisl sul Credito alle piccole imprese

Alle piccole imprese gli istituti di credito non danno credito. L’allarme sulla rarefazione del credito è stato lanciato nel report di First Cisl, il sindacato delle banche e delle assicurazioni, elaborato in collaborazione con la Fondazione Fiba Cisl, in occasione della Giornata mondiale delle micro, piccole e medie imprese. 

Il report denuncia che tra il 2011 e il 2021 i prestiti diretti alle piccole imprese (secondo l’aggregato Banca d’Italia: società in accomandita semplice e in nome collettivo, società semplici, società di fatto e imprese individuali con meno di 20 addetti) sono diminuiti del 32%, un calo triplo rispetto a quello registrato per il complesso dei residenti in Italia al netto delle istituzioni finanziarie (- 10,9%).

«Il crollo dei prestiti alle piccole imprese – sottolinea il Segretario generale di First Cisl Riccardo Colombani – è un problema grave che la politica non può più ignorare. Le risorse del Pnrr costituiscono una straordinaria occasione per la ripartenza. Purtroppo pesa il costante disimpegno delle banche dai territori, che ha portato alla chiusura di 8.441 sportelli dal 2015 al 2021, una percentuale pari a circa il 28% del totale.

La desertificazione bancaria rischia di costare molto cara dal momento che le piccole e le piccolissime imprese hanno bisogno del credito necessario a finanziare lo sviluppo delle attività d’impresa legato alla realizzazione degli investimenti pubblici del Pnrr. Prossimità e relazione diretta con la clientela – conclude Colombani – sono elementi che non possono essere surrogati dalla spinta all’innovazione digitale».

Piccole, resilienti e fonte di occupazione

La resilienza delle Piccole imprese non solo le tiene in piedi ma ne fa anche un caso di studio. Anche se il sistema bancario sembra essersi dimenticato di loro, la loro realtà resiste e nonostante la rarefazione del credito il loro tessuto resta in Italia ancora il principale bacino di occupazione.

Se si guarda al confronto con i partner dell’Unione Europea, nel nostro paese la quota di lavoratori impiegati dalle  imprese sotto i 10 dipendenti è nettamente più alta (42%) rispetto alla media (29%) ma soprattutto rispetto a Germania (19%) e Francia (23%).

Prestiti

Data osservazione 31/12/2011 31/12/2015 31/12/2020 31/12/2021 Scostamento 2021/2011
Famiglie produttrici (fino a 5 addetti) 101,18 92,33 79,80 79,89 -21,0%
Società non finanziarie e famiglie produttrici  994,76 885,56 747,84 743,06 -25,3%
Piccole imprese (*) 190,17 167,57 131,48 129,29 -32,0%
Totale residenti al netto delle istituzioni finanziarie monetarie 1.981,46 1.918,60 1.764,46 1.764,67 -10,9%

 

Persone occupate Totale Da 0 a 9

persone occupate 

Da 10 a 19 persone occupate Da 20 a 49 persone occupate Da 50 a 249 persone occupate Almeno 250 persone occupate
Unione Europea – 27 Paesi 100% 29% 9% 11% 16% 36%
Germania 100% 19% 10% 12% 17% 42%
Grecia 100% 44% 12% 13% 14% 17%
Spagna 100% 36% 9% 11% 13% 32%
Francia 100% 23% 7% 9% 13% 49%
Italia 100% 42% 11% 10% 13% 24%
Polonia 100% 34% 8% 9% 15% 34%

 

La resilienza del tessuto delle piccole imprese è dimostrata anche dal numero complessivo dei dipendenti, che dal 2012 al 2020, nonostante i problemi di accesso al credito, ha registrato una variazione minima.  Se si prendono ancora una volta a riferimento le imprese sotto i 10  dipendenti il numero si è ridotto marginalmente ma soprattutto resta quasi doppio rispetto a quello delle grandi imprese 

Dati strutturali, composizione

Numero di imprese attive Numero addetti delle imprese attive (valori medi annui)
Classe di addetti 2020 2012 composizione 2020 2020 2012 composizione 2020
0-9

4.211.615

 4.229.730

 95,1

 7.489.913

 7.803.370

 43,7

10-49

187.674

187.514

4,2

 3.373.193

 3.341.020

 19,7

50-249

23.831

21.606

0,5

 2.324.937

 2.088.952

 13,6

250 E PIÙ

4.187

 3.602

0,1

 3.949.864

 3.488.868

 23,0

TOTALE

4.427.307

 4.442.452

 100,0

17.137.906

16.722.210

 100,0