La pet economy italiana vale miliardi tra consumi interni, export e servizi, ma presenta ancora un saldo commerciale negativo. È quanto emerge da un’analisi di Confartigianato che fotografa un settore in espansione, trainato dalla crescente attenzione delle famiglie verso gli animali domestici.

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Negli ultimi dodici mesi a ottobre 2025, i prodotti della pet economy hanno generato 827 milioni di euro di esportazioni, a fronte di importazioni per 1.098 milioni. Il risultato è un disavanzo commerciale di circa 270 milioni di euro, segnale di una domanda interna ancora fortemente dipendente dall’estero, soprattutto per alcune categorie di mangimi e accessori.

Pet economy, aumentano le imprese artigiane

Se sul fronte commerciale il saldo resta negativo, sul piano imprenditoriale la dinamica è decisamente positiva. Alla fine del primo trimestre 2025 si contano 3.440 imprese artigiane attive nei servizi di cura degli animali da compagnia, pari al 59% delle 5.826 imprese complessive del comparto. Queste realtà danno lavoro a 4.231 addetti e rappresentano l’ossatura di un settore sempre più strutturato.

In chiave tendenziale, nei primi tre mesi del 2025 le imprese artigiane della pet economy crescono del 5,2% su base annua, un ritmo superiore al +3,8% registrato dal totale delle imprese del settore. Il dato è ancora più significativo se confrontato con il calo dell’1,2% segnato complessivamente dall’artigianato italiano nello stesso periodo. La cura degli animali, dunque, si conferma un segmento in controtendenza rispetto al rallentamento di altre attività tradizionali.

Prezzi veterinari: Italia sotto la media europea

Anche sul fronte dei prezzi la pet economy italiana mostra un andamento più contenuto rispetto ad altri Paesi europei. A dicembre 2025 i prezzi al consumo dei servizi veterinari e degli altri servizi per animali domestici registrano un aumento del 2,3% su base annua. Si tratta di un ritmo inferiore rispetto al +3,9% della media dell’Unione europea a 27 Paesi, al +3,7% della Spagna e al +3,4% della Francia.

Il dato suggerisce una dinamica inflattiva più moderata in Italia, nonostante la crescente domanda di prestazioni sanitarie, toelettatura, educazione e servizi specializzati legati agli animali da compagnia.

Animali domestici, spesa delle famiglie in crescita

A sostenere l’intero comparto è soprattutto la domanda interna. Nel 2024 la spesa delle famiglie italiane per prodotti e servizi destinati agli animali da compagnia raggiunge 6.747 milioni di euro, segnando un incremento del 76% negli ultimi dieci anni. Un balzo che testimonia come cani, gatti e altri pet siano sempre più considerati membri della famiglia, con una disponibilità di spesa crescente per alimentazione di qualità, cure veterinarie e servizi dedicati.