GIANEMILIO OSCULATI

Il rallentamento tedesco durerà meno di quanto paventato: da 6 a 9 mesi. E pensare che l’economia italiana possa fare a meno di quella tedesca è un errore, perché le due industrie sono troppo sinergiche e complementari. Parola di Gianemilio Osculati, presidente di Osculati & Partners, già ad di Deutsche Bank e presidente di McKinsey. «Ma il fatto di esportare in Germania rappresenta una sorta di bollino di qualità spendibile per cercare sbocchi su altri mercati» dice Osculati in questa intervista a Economy.

Cosa pensa della crisi che sta attraversando l’economia tedesca?

Un’economia largamente esportatrice verso Russia e Cina qualche battito in testa lo deve pur dare. Ma sono difficoltà di breve periodo, avendo lavorato con i tedeschi ne sono convintissimo: se qualcuno pensa che la Germania farà un passo indietro si sbaglia. Però quando di due enormi mercati di esportazione come questi uno, quello russo, si chiude, e l’altro, quello cinese, non sta andando bene – anche se in Cina stanno un po’ lavorando sulle cifre per migliorare il tasso di crescita dell’economia – soffre anche un’economia come quella tedesca, che pure ha prodotti che non hanno sostituti. A mio avviso il rallentamento durerà ancora pochi mesi, circa 6-9 mesi. 

Qual è il principale punto di forza produttivo della Germania?

L’industria tedesca realizza prodotti che non hanno sostituti nel mondo, o per performance o per immagine, o per un mix di tutti e due gli elementi. Gli impianti e i macchinari complessi si comprano in Germania, e l’Italia fornisce i componenti di macchinari o automobili: la Germania ci mette il completamento del prodotto e la garanzia dell’immagine, dell’assistenza, di un sistema performante. È un’economia che non ha sostituti, è impossibile competere con la Germania. Certo non può superare come tasso di sviluppo quello medio dei principali Paesi dell’economia mondiale, perché gli emergenti tirano. Ma spodestare la Germania è impossibile: questa è la mia convinzione. In diversi anni di performance questa economia non ha mai avuto incidenti.

Perché l’Italia non può fare a meno della Germania e viceversa? 

Le migliori fabbriche in Europa e quasi nel mondo sono quelle tedesche e quelle italiane: i due Paesi con le migliori fabbriche devono lavorare insieme. C’è stima e rispetto, a differenza di quanto avviene a volte per francesi e inglesi: sarà un portato del fatto che l’Italia ha creato la musica classica ma comunque è così, lo tocchi con mano. In Francia e in Inghilterra è diverso. Di italiani a capo di aziende tedesche ce n’è stato più d’uno e per tanti anni. La velocità di reazione dell’industria italiana è quello che ammirano, loro non sono capaci di reagire in tempi rapidi: per cambiare qualcosa il tedesco, che è un po’ un pachiderma, ci mette 12 mesi di pianificazione. Gli italiani sono veloci, i tedeschi sono più lenti, c’è quindi una sinergia importante anche da questo punto di vista.

E il diverso costo della manodopera?

L’Italia riesce a fare miracoli. Un amico imprenditore, parliamo di un’azienda con un fatturato che supera i due miliardi di euro, mi ha detto che il costo di un suo operaio metalmeccanico in Italia è leggermente superiore a quello di un suo metalmeccanico in Germania, con la differenza che l’italiano ha imparato a destra e a manca, il tedesco esce dalle migliori scuole professionali. Quindi come diavolo riesca l’Italia a mantenersi in galleggiamento non mi è chiarissimo. In Germania il compenso orario è di 14 euro contro i 9-10 dell’Italia, ma poi ci sono tutti gli altri costi. 

E quindi?

C’è un minimo di disagio ma sono cose temporanee, le sinergie tra le due economie e le due tipologie di fabbriche sono pazzesche. La Germania ha i mercati, i marchi e la capacità di progettazione complessa; l’Italia i componenti fatti bene da fabbriche almeno altrettanto belle di quelle tedesche. Russia e Cina sono problemi destinati a rimanere per più di 9 mesi, ma se non c’è una recessione la forza dell’industria tedesca è impareggiabile. Se va a visitare una fabbrica americana di mette le mani nei capelli. Ho il mandato di vendita per una fonderia italiana, ci potresti mangiare sopra, una cosa perfetta; se si vedono le fotografie delle fonderie americane sono ancora al dopoguerra. Riscaldano il materiale, filtrano con il colino e lo fanno cadere nello stampo: robe da stringere il cuore, da Collodi.

E per accedere ad altri mercati d’esportazione?

Un’industria capace di fornire la Germania ha un bollino di qualità fortissimo. Tenga presente che dal 27 luglio è operativo il fondo Simest 394 che ha reso disponibili 3,9 miliardi di euro per assistere le aziende italiane sui mercati di esportazione. Accanto ai quattro capitoli già esistenti ma rinnovati (inserimento mercati, e-commerce, fiere ed eventi, temporary manager), ci sono due nuovi tasselli: transizione digitale o ecologica e certificazioni e consulenze. Ora quindi ci sono 6 capitoli lungo i quali puoi chiedere soldi per un ammontare complessivo di 3,9 miliardi di euro. È un passo colossale, una cifra molto grossa, e aumentano i capitoli di spesa sui quali possono essere chiesti i rimborsi. Sace-Simest funziona bene ormai da 15 anni. Si tratta di un’opportunità grossa per le aziende italiane, tanto più se hanno già il bollino di qualità dell’export in Germania, verso qualsiasi altro mercato del mondo.