Perché l'inflazione sta aumentando

Cosa accade se in un periodo storico fortemente segnato dall’instabilità dei mercati gli economisti sbagliano quasi tutte le previsioni? È un po’ questa la domanda che si è posto il giornalista Federico Rampini in un suo articolo sul Corriere della Sera, dandosi come risposta lo scenario attuale, contraddistinto dalla forte inflazione (+8% in Italia a giugno 2022). Alla domanda sul perchè l’inflazione sta aumentando Rampini risponde dunque con “siamo entrati nell’era della scarsità”, del “fallimento degli economisti”.

Perché l’inflazione sta aumentando?

Secondo Rampini gli economisti di tutto il mondo non avrebbero saputo prevedere “il passaggio da un periodo deflazionistico (stagnazione di tutto, anche dei prezzi) a un periodo di penurie generalizzate e forti rialzi dei prezzi”. Questo avrebbe aiutato l’inflazione a crescere, con le banche centrali ed i governi che sarebbero andati dunque nella direzione sbagliata. Ci sono, tra l’altro, dei pregressi ben ricordati nell’articolo del Corriere della Sera. Tra questi c’è la crisi economica del 2008 e gli errori sugli scenari catastrofici immaginati per la presidenza Trump e la Brexit, mai in realtà concretizzatisi.

Un fallimento totale degli economisti per Rampini, che hanno però delle mosche bianche tra le loro fila. Si tratta di Larry Summers, ex segretario al Tesoro degli Stati Uniti, e Olivier Blanchard, ex chief economist del Fondo monetario internazionale, gli unici a parlare con netto anticipo – inizio 2021 – del forte pericolo inflazionistico. I dati sembrano dare ragione all’analisi del Corriere: un anno fa la Federal Reserve prevedeva un’inflazione al 2% a fine 2021, ma il dato reale è stato il triplo.

C’è poi una critica alla presidenza americana di Trump e Biden e all’inadeguatezza dei loro interventi in contrasto alla pandemia. “Hanno esagerato nel loro sostegno alla domanda – scrive Rampini – Trump nel 2020 ha firmato due manovre di spesa pubblica da 3.000 miliardi di dollari. Appena insediatosi alla Casa Bianca a fine gennaio 2021, il suo successore ne ha varato una terza da 1.900 miliardi, sordo agli appelli di Summers che la considerava irresponsabile: infatti l’economia Usa era già ripartita alla grande, il reddito delle famiglie stava recuperando velocemente, la disoccupazione veniva riassorbita a ritmi sostenuti”. Dietro tali scelte ci sarebbero delle ragioni politiche ed elettorali, elementi questi che però non dovrebbero riguardare la Federal Reserve che “ancora nel novembre 2021 era impegnata a creare liquidità acquistando titoli del Tesoro e obbligazioni legate ai mutui, al ritmo di 120 miliardi al mese. Altra benzina sul fuoco dell’inflazione”.

Errori e mancate correzioni che hanno messo benzina al fuoco delle crescita generale dei prezzi, con diversi dubbi che restano sul periodo che stiamo vivendo. “L’Europa – sottolinea Rampini – ha speso molto meno per aiutare i suoi cittadini durante la pandemia, non ha creato dunque quell’eccesso di domanda che è stato generato da Trump-Biden, eppure si ritrova con un carovita identico. Il Giappone ha una politica monetaria altrettanto generosa di quella americana eppure non conosce ancora segnali d’inflazione significativi”. C’è poi il caso della Cina dove, malgrado siano aumentati i costi di produzione e ci siano stati lunghi periodi di stop causati dai lockdown, non si ravvedono delle tensioni inflazionistiche simili a quelle occidentali.