L’auto elettrica è come la figlia della Sora Camilla: tutti la vogliono e nessuno se la piglia. Il 70% degli italiani si dichiara, infatti, intenzionato a comprarla, ma solo il 3,9% lo fa davvero. Il primo dato è frutto di un sondaggio contenuto nel Report Mobility Consumer Index del 2023 di Ernst & Young ed è opinabile come tutti i sondaggi, ma il secondo non lo è affatto perché arriva dal rapporto tra il numero di immatricolazioni di auto elettriche, che, tra l’altro, comprende anche quelle delle imprese e dei concessionari, e quelle totali. Insomma, c’è un divario enorme tra i “buoni” propositi degli italiani e la realtà che inchioda, almeno nel nostro Paese, le vendite dei veicoli a batteria a percentuali risibili ed è spiegabile da almeno sei, concretissime, considerazioni.

Il prezzo

Le auto elettriche costano di più delle altre con percentuali che oscillano, a seconda dei modelli, dal 20 al 30%. Il mercato, poi, è fatto per la maggior parte di auto piccole o medio piccole e il loro acquisto è fortemente influenzato dalla variabile prezzo. Dovunque nel mondo, dalla Cina alla Germania, le vendite di auto elettriche registrano un piccolo boom quando ci sono degli incentivi statali consistenti. Evidentemente quelli italiani non sono sufficienti. Tanto è vero che rimangono inutilizzati: nel 2022 non sono stati richiesti il 44% dei fondi stanziati per l’acquisto di auto elettriche e quest’anno, ad ottobre, risulta prenotato poco meno di un terzo della cifra messa a disposizione degli automobilisti (32%). Che gli incentivi siano un fattore determinante lo dimostra anche quello che è successo in Germania a settembre quando sono il Governo tedesco ha bloccato gli incentivi, per altro dedicati solo ai liberi professionisti: le vendite delle auto elettriche sono calate del 63% rispetto al mese e del 28,6 rispetto allo stesso mese del 2022.

La tecnologia

Non passa giorno che non vengano annunciati fantastici futuri sviluppi delle batterie e a ogni nuovo modello immesso sul mercato si alza l’asticella dell’autonomia dichiarata dal costruttore. Un esempio: la prima Renault Zoe in vendita fino al 2019 aveva 219 chilometri di autonomia dichiarata, quella nei concessionari oggi ne ha quasi il doppio. L’idea di comprare un’auto che sarà superata in breve tempo sulla componente più importante del veicolo non è confortante e spinge molti a rimandare l’acquisto. C’è poi, ancora, il fattore prezzo da considerare perché quelli delle auto elettriche tendono a scendere col passare del tempo. Negli Usa, secondo la società di consulenza specializzata sull’andamento dei prezzi di mercato del nuovo e dell’usato Kelley Blue Book, a giugno 2023 il prezzo medio dei veicoli a batteria è arrivato a circa 48mila euro e, rispetto a giugno 2022, il calo è stato addirittura del 20%.

Energia

Lo scoppio della guerra in Ucraina ha fatto salire i prezzi dell’energia, ma anche fatto emergere un problema: alcuni Stati europei, tra cui la Svizzera, a fronte di possibili carenze nella fornitura di elettricità, hanno ipotizzato il blocco delle ricariche elettriche delle auto come possibile soluzione. Una ipotesi che non invoglia all’acquisto, come i frequenti blackout estivi quando si accendono i condizionatori d’aria nelle case e negli uffici. Cosa accadrà quando ci saranno molte più auto elettriche in circolazione? Riuscirò a ricaricare lauto o si trasformerà in un enorme ferro da stiro inamovibile? Un dubbio che contribuisce a frenare le vendite come le notizie che arrivano dalla Norvegia dove una compagnia di traghetti ha deciso di non imbarcarle più a causa del rischio incendi.

Il garage

Chi vive in città e parcheggia in strada perché non possiede un posto auto privato non ha la possibilità di ricaricare l’auto con un contratto vantaggioso e paga l’energia elettrica molto di più. Anche raccapezzarsi tra tariffe, abbonamenti e app è, perlomeno, impegnativo. I prezzi delle ricariche pubbliche vanno oggi dai 56 ai 95 centesimi di euro per Kw, mentre a casa si spende un po’meno di 20 centesimi sul mercato libero e poco più di 15 centesimi in quello tutelato.

Inoltre, anche se il numero delle colonnine di ricarica pubbliche in rapporto ai veicoli elettrici è più che sufficiente, almeno per ora, si può non avere vicino a casa una centralina pubblica o si può trovarla occupata, bisogna preoccuparsi di spostare l’auto a fine ricarica e sperare che non ci siano malfunzionamenti. Insomma, non è il massimo della comodità e questo problema frena le vendite delle auto elettriche proprio nelle città più grandi che dovrebbero essere le aree maggiormente interessate all’acquisto. Queste ultime concedono, spesso, l’accesso alle zone a traffico limitato e il parcheggio gratuito. Ma spesso non vuol dire tutte e bisogna sempre informarsi e, in ogni caso, per accedere al “beneficio” bisogna seguire uno specifico, diverso da città a città, iter burocratico.

Batterie

Quanto durano le batterie? A dire il vero, non solo nessuno lo sa, ma è impossibile stabilirlo. Come per la durata di uno pneumatico varia a secondo da come si guida l’auto, per le batterie dipende da quanto e come si ricaricano. Più volte e più velocemente lo si fa e meno durano. Questo lo si sa, ma è passato troppo poco tempo dall’arrivo sul mercato delle auto elettriche per avere un’idea un po’più precisa. Quello che si sa per certo è col tempo la capacità di accumulare energia delle batterie e, di conseguenza, l’autonomia si riducono e sotto un livello accettabile (70-80%). L’auto, a quel punto, vale ben poco e conviene cambiarla piuttosto che sostituire le batterie che, ad esempio, per una Tesla costano dai 15 ai 20mila euro, e per le altre marche non scendono mai sotti i 10mila euro.

Rogne

Con un’auto elettrica bisogna programmare gli spostamenti più lunghi, fornirsi di App per ricaricare e armarsi di infinita pazienza. Inoltre, bisogna considerare le condizioni atmosferiche per avere contezza dell’autonomia perché quando le temperature scendono le batterie rendono meno. Ma tutto ciò è niente rispetto alle rogne che si debbono affrontare per piazzare una wall box per caricare l’auto nel proprio posto auto in condominio. Bisogna avere il parere dell’assemblea con delibera approvata dalla maggioranza, ma il condomino può procedere comunque sostenendo tutte le spese e assicurandosi di non danneggiare le aree comuni. Insomma, uscirne sereni è mission impossible.