Gianpaolo Nodari, Ad J. Lamarck

Una palingenesi a tutti gli effetti. Con ripercussioni su quasi ogni aspetto della realtà e della vita quotidiana. A tre anni e mezzo dallo scoppio della pandemia da Covid19, si può iniziare a tirare i primi bilanci su come l’emergenza sanitaria, con tutti i suoi corollari, abbia influenzato abitudini, paradigmi, consumi, modi di vivere e di pensare e lo stesso andamento dell’economia.

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Di sicuro c’è che il Covid ha fatto ridisegnare l’agenda delle priorità riportando la salute ai primi posti e modificando radicalmente l’approccio al tema, non soltanto per ciò che riguarda le politiche pubbliche e le strategie delle imprese ma anche il mondo degli investimenti e della finanza. Che ha iniziato a puntare forte sull’healthcare facendone un vero driver di sviluppo per i prossimi decenni.

Ma qual è l’outlook per il futuro? E su quali settori specifici del pianeta salute si stanno concentrando oggi gli investitori? Economy ne ha parlato con Gianpaolo Nodari, per anni consulente finanziario per clientela ad alto patrimonio netto e oggi Amministratore delegato J. Lamarck S.p.A., società che ha contribuito a fondare nel 1996 e specializzata in consulenza ad aziende biotech e farmaceutiche e assistenza a clienti, sia retail che istituzionali di elevato profilo, intenzionati ad investire, appunto, nel settore biotecnologico e farmaceutico.

Nodari, dopo la pandemia è cambiato tutto. E la salute è tornata centrale anche sui mercati…

Sì, la situazione di emergenza vissuta con la pandemia ha contribuito a rinnovare fortemente l’interesse sul settore del Healthcare e sul settore della salute, aumentando la consapevolezza dell’importanza di disporre di farmaci più efficaci e più sicuri, puntando quindi sulla ricerca e sull’innovazione. Tutto questo si è tradotto in un nuovo motore, fondamentale per rafforzare le nuove realtà nascenti nel comparto, ma anche per attrarre nuovi finanziamenti al settore. Se prima, da un punto di vista finanziario, il settore era dedicato a pochi insider, oggi l’attenzione per la farmaceutica e il biotech ha sicuramente ottenuto un apprezzamento importante anche da parte dell’investitore medio.

Sì, ma quali sono i punti di caduta di questi investimenti nel settore? Su quali rami della farmaceutica c’è più interesse in questa fase?

Il settore è dominato da quella che comunemente viene definita la rivoluzione biotecnologica, ossia da quando abbiamo mappato il genoma umano, le conoscenze nel campo della biologia sono divenute essenziali per portare alla scoperta e alla produzione di farmaci per curare malattia nel campo dell’oncologia, ma anche delle malattie legate all’invecchiamento e quindi metaboliche come diabete e ipercolesterolemia.

Vi è poi un altro punto di rilievo oggi che è quello delle terapie geniche, che si stanno studiando da oltre 25 anni (e che in passato hanno visto delle interruzioni dovute ad una scarsa conoscenza nelle fasi iniziali intorno alle componenti di questa area). Oggi le terapie geniche rappresentano però la strada del futuro, in quanto promettono di realizzare terapie definite “one shot”, quelle che consentirebbero con una singola iniezione di correggere il difetto genetico alla base di una determinata patologia.

Possiamo dire quindi che la frontiera futura, o forse già nel presente, è la medicina di precisione?

Si, possiamo affermare che la medicina di precisione, o personalizzata, ha già oggi una rilevanza differente rispetto al passato. Infatti, dobbiamo abbandonare l’idea del passato di farmaci blockbuster che possono servire a chiunque, per andare verso uno studio delle caratteristiche genetiche del paziente con l’obiettivo di ritagliare il farmaco “su misura”, non proprio del singolo, ma quanto meno di micro-categorie.

Per fare un esempio su malattie con specifiche caratteristiche genetiche, come la fibrosi cistica, nel corso del tempo sono stati sviluppati diversi farmaci, indicati di volta in volta per cluster di pazienti con una specifica variante genetica (differente dalla precedente). Oggi si procede verso questa personalizzazione delle terapie.

Quale ruolo ricoprite con la vostra società, a livello operativo di cosa vi occupate?

Lamarck è una società di consulenza finanziaria indipendente (SCF), nata nel 1996 e specializzata nel settore della Biotecnologia, che eroga un servizio di consulenza dedicato a clienti retail e Istituzionali che intendono investire in questo comparto che a nostro avviso è in grado di offrire un potenziale di crescita significativo, grazie a determinate caratteristiche del settore come l’innovazione. Abbiamo assistito negli ultimi anni a straordinari progressi scientifici con l’immissione sul mercato di farmaci per trattare malattie considerata fino a poco tempo fa incurabili.

Questo settore vanta inoltre la capacità di resistere ai ribassi del mercato, quindi abbiamo avuto contezza anche negli anni recenti, nonostante il periodo pandemico e le pressioni inflazionistiche degli ultimi tempi.

Altra caratteristica che spinge il comparto è sicuramente il megatrend dell’invecchiamento demografico della popolazione che comparta un aumento delle cure mediche richieste. Oggi circa il 10% di tutta la popolazione mondiale è ultrasessantenne, e l’andamento mostra che nel 2050 il 33% della popolazione rientrerà in questa fascia d’età. Si tratta di un fattore quest’ultimo che sta già portando la spesa sanitaria globale a raggiungere di anno in anno livelli record. Nel quinquennio 2015-2020 la spesa sanitaria globale è passata da 7.000 a quota 8.700 miliardi di dollari, con un aumento del 25%. Questo aumento trascina l’incremento di una delle componenti principali della spesa sanitaria, ossia la spesa per farmaceutica che oggi si attesta intorno ai 1.000 miliardi di dollari, ma che secondo le più recenti stime è destinata ad aumentare ulteriormente del 6,5% l’anno, fino a toccare nei prossimi anni i 1.300 miliardi di dollari. Questo evidenzia come il comparto bio-farmaceutico sia in grado di offrire prospettive interessanti.

Lamarck dal 2011 riveste anche il ruolo di Advisor di un Fondo Comune di Investimento, di SELECTRA Investments Sicav, che ha lanciato quell’anno il primo fondo dedicato al comparto Biotech, seguito nel 2015 da un secondo fondo che guarda maggiormente al mondo del Pharma.