Perchè il coronavirus disturba poco le vendite delle scarpe Puma

Il colosso dell’abbigliamento sportivo Puma ha ammesso che il coronavirus sta perturbando le sue vendite. La pandemia ha indotto una vera e propria interruzione della produzione, ha ridotto i viaggi della gente, costretto a chiudere negozi. E alcuni grandi marchi di abbigliamento sportivo sono stati particolarmente a rischio. Anche Adidas, ad esempio, guadagna circa un terzo dei suoi ricavi dalla regione dell’Asia-Pacifico, e da quando è scoppiata l’epidemia ha registrato un calo dell’85% delle vendite.

Aggiungi Economy Magazine come fonte preferita su Google!

Anche Puma è fortemente dipendente da quel mercato, e ha rivelato di aver visto anche un calo della domanda. Ma il gigante dell’abbigliamento sportivo ha comunque registrato ricavi e guadagni migliori del previsto nell’ultimo trimestre, e prevede un aumento del 10% dei ricavi per quest’anno. L’azienda ha persino annunciato di voler aumentare il pagamento dei dividendi e le sue azioni hanno recuperato rapidamente le ultime settimane di perdite. Come ha fatto?

E’ merito del digitale, baby. Gli analisti hanno pensato che Puma fosse così serena riguardo agli effetti del virus nonostante il contraccolpo della crisi momentanea, perché l’azienda aveva già ricevuto ordini per i mesi a venire, e non si sono necessariamente sbagliati: Puma ha ammesso di aver dovuto ritardare l’esecuzione di ordini online già acquisiti, e dunque una volta che le cose saranno tornate alla normalità, allora, ci potrebbe essere un’impennata delle vendite man mano che l’arretrato viene smaltito.

I marchi sportivi quest’anno hanno una cosa in particolare da fare: le Olimpiadi. Mettendo il loro logo sul meglio del meglio di fronte a milioni di spettatori, i marchi sportivi potrebbero aspettarsi un significativo incremento delle vendite. Nike spera che Chris Coleman, il velocista di punta che sponsorizza, segua le orme dell’ex capobranco di Puma, Usain Bolt.