Non spera più di essere eletto al Quirinale e non ha quindi più alcuna ragione di essere garbato con il mucchio selvaggio dei partiti della maggioranza, tutti allo sbando, salvo uno – il Pd – che è allo stremo. Quindi Mario Draghi – che resta pur sempre l’unico premier in condizioni di tirare la fine della legislatura, e dunque il migliore possibile – adesso sfoggia la faccia feroce contro lo stessissimo malcostume che a novembre e dicembre ha tollerato.

Partiti allo sbando, giusto che il premier alzi i toni ma…

Ha ragione? Come non dargliela nella sostanza? Ma nella forma c’è qualcosa di velleitario in questa sua nuova assertività, nell’aut-aut che fa calare dall’alto del Colle sui segretari riottosi, primo fra tutti Salvini ma un po’ anche il “segretariato diffuso” dei Cinquestelle. “Mi invitano al realismo, ma questo governo non esiste per stare al potere – è la frase che gli attribuiscono i media a lui più vicini – Non faccio buon viso a cattivo gioco, sto qui per fare cose e per idealismo. Il governo fa le cose, il Parlamento le porta avanti”. Giusto, giustissimo ma anche no. La “primazia” del Parlamento l’ha ricordata – e ci mancherebbe – lo stesso presidente della Repubblica Mattarella nel discorso di reinsediamento. E se un Parlamento è sgangherato, se i partiti sono gruppi scomposti e discordi, la primazia del Parlamento sarà a sua volta sgangherata. Se i partiti continuano a punzecchiarlo, se i ministri a Palazzo Chigi gli dicono di sì e i loro partiti in Parlamento, com’è lecito fare, cambiano un po’ le cose, che fa Draghi? Si dimette e apre lui la crisi?

Riforme? Sono solo pannicelli caldi…

In realtà, e non solo per colpa dei partiti, resta l’evidente discrasia tra il dire, altisonante e autoincensante, e il fare incerto e intermittente di un governo che sta disegnando scenari attraenti ma non li sta attuando. A cominciare dalle famose riforme. La circostanza oggettiva – giustamente evidenziata in prima pagina dal Sole 24 Ore – che quest’anno i dipendenti dello Stato guadagneranno tutti di più, molto di più, fino a 10.500 euro all’anno in più, spiega ad esempio l’euforia di una delle categorie meno apprezzate d’Italia e certo meno spremute lavorativamente del Paese (basti pensare alla passività degli uffici durante i lock-down, essendo tutti disattrezzati per il lavoro a distanza) rispetto ad una sbandierata riforma che non sta riformando un bel niente. Che se fosse stata vera e mordace sarebbe stata accolta da una fucileria di scioperi e proteste di cui non c’è stata traccia. Perché? Perché è una riforma che per il momento porta vantaggi ai riformati, e non al sistema. La singolarità che le riforme della giustizia civile e penale non contengano elementi tali da vanificare i referendum non è stata notata, ma si commenta da sola. Le procedure per l’attuazione di una serie di opere pubbliche – un esempio tra i tanti: le autorizzazioni per le rinnovabili – sono lente come sempre.

Draghi non è un Conte qualsiasi, disposto a tutto…

Insomma, Draghi non sta facendo miracoli, e non gliene si può certo fare una colpa. Cerca di tenere alta la dignità della sua figura e del suo ruolo, consapevole di doversi limitare ancora per qualche mese a esercitare l’arte del possibile. L’innalzamento dei toni, l’appello al Quirinale, hanno un senso dimostrativo, si sostanziano nel ricordare ai partiti sbandati che non possono pensare di fare il casino di sempre sia perché la doppia emergenza, pandemica ed economica, è sopita ma non risolta sia perché lui, Draghi, non è un Conte qualsiasi, disposto ad accettare qualsiasi sfregio. È stato un modo per fare la faccia feroce e mettere un po’ di paura.

…ma non può nemmeno gettare la spugna..

Un ammassare truppe ai confini, senza voler però davvero invadere. Non potrebbe permetterselo neanche Draghi: tecnicamente non risponde a nessuno, culturalmente risponde ai poteri internazionali che ne hanno legittimato la nomina e l’operato. Ve lo immaginate Draghi che telefona alla Lagarde alla Bce, alla Von der Leyen alla Commissione europea e alla Kristalina Georgieva al Fondo monetario internazionale e gli dice: “Ragazze, io getto la spugna, con questi matti non si può lavorare”?