percezione corruzione

L’edizione 2023 dell’Indice di Percezione della Corruzione (CPI) per il 2023 conferma il punteggio di 56 per l’Italia, che si colloca al 42° posto nella classifica globale dei 180 Paesi oggetto della misurazione. Per misurare questo particolare indice, che misura la presenza della corruzione nel settore pubblico, vengono impiegati 13 strumenti di analisi e una una serie di sondaggi che riguardano un pubblico di esperti. Il punteggio finale è determinato in base ad una scala che va da 0 (alto livello di corruzione percepita) a 100 (basso livello di corruzione percepita). Questo tipo di misurazione è stato adottato vent’anni fa, quando venne adottata la Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione e si è registrato un progresso. In più di un decennio la maggior parte dei Paesi ha fatto pochi progressi nell’affrontare la corruzione del settore pubblico. Oltre i due terzi dei Paesi ottengono un punteggio inferiore a 50 su 100: più dell’80% della popolazione mondiale vive in Paesi con un CPI al di sotto della media globale di 43.

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Qualche progresso anche in Italia

Passi in avanti in questi due decenni sono stati effettuati anche in Italia. «Il consolidamento del punteggio del nostro Paese nel CPI 2023 conferma l’Italia nel gruppo dei Paesi europei più impegnati sul fronte della trasparenza e del contrasto alla corruzione. Un risultato che è anche frutto dell’applicazione di alcune misure normative adottate in materia di whistleblowing e di appalti pubblici.” – ha commentato Michele Calleri, Presidente di Transparency International Italia – ”In un tempo in cui le guerre e gli altri conflitti internazionali si incancreniscono, pregiudicando i commerci e le normali migrazioni, qualcuno potrebbe pensare che, allora, la corruzione sia tollerabile e che i controlli possano attenuarsi, ma sbaglia. La corruzione nuoce all’economia e mortifica l’integrità delle persone, in ogni epoca e in ogni contesto. Occorre che la politica e i governi mantengano in cima alla loro agenda i temi della trasparenza e della lotta alla corruzione».

Dove si potrebbe migliorare l’indice di percezione della corruzione

In Italia molto si potrebbe ancora fare per far abbassare il livello di corruzione, partendo dal colmare il vuoto normativo che regola il conflitto di interessi nei rapporti tra pubblico e privato,  fino alla mancanza di una disciplina in materia di lobbying ed alla recente sospensione del registro dei titolari effettivi che limita gli sforzi dell’antiriciclaggio.

In Europa il CPI 2023 dimostra che gli sforzi per combattere la corruzione sono fermi o in diminuzione in più di tre quarti dei Paesi della regione: dal 2012 su 31 Paesi valutati solo 6, tra cui l’Italia, hanno migliorato il loro punteggio, mentre 8 hanno registrato una diminuzione. Con un punteggio medio di 65 su 100, l’Europa occidentale e l’Unione Europea rimane la regione con il punteggio più alto nell’Indice di Percezione della Corruzione (CPI) ma l’efficacia delle misure anticorruzione continua a essere compromessa dall’indebolimento dei sistemi di controlli e contrappesi sui vari poteri. Il CPI 2023 conferma l’Italia al 17° posto tra i 27 Paesi membri dell’Unione Europea.

Quali sono rimedi che si possono mettere in campo

Per far fronte a questo problema, la Commissione Europea si è attivata per proporre una serie di misure che hanno lo scopo di rafforzare gli strumenti che gli stati europei hanno a disposizione per combattere la corruzione, come ad esempio la Direttiva Anticorruzione, che dovrebbe rendere tra loro compatibili le norme giuridiche dei singoli paesi. «La proposta della Direttiva Europea Anticorruzione, che mira a dotare tutti gli Stati membri di standard comuni di contrasto al fenomeno corruttivo, è un’occasione da cogliere per conseguire miglioramenti concreti anche in Italia.” – dichiara Giovanni Colombo, Direttore di Transparency International Italia – “Abbiamo dall’Europa stimoli epocali per compiere passi in avanti sul tema e indirizzarci verso il raggiungimento di benefici culturali, sociali ed economici. Nel 2024 le imprese saranno coinvolte nella rendicontazione del loro operato ambientale, sociale ed economico in linea con i criteri della Direttiva Europea sulla Sostenibilità (Corporate Sustainability Reporting – CSRD) che prevede particolare enfasi su anticorruzione, trasparenza e etica d’impresa, rafforzando la tendenza alla convergenza tra integrità e sostenibilità in atto in imprese e enti pubblici, con reciproci benefici».

Quali sono i paesi più o meno corrotti

A livello globale, nel CPI 2023, la Danimarca rimane al vertice con 90 punti, seguita dalla Nuova Zelanda con 87 punti e dalla Finlandia con 85 punti, segue la Norvegia con 84 e Singapore con 83. In coda alla classifica troviamo la Somalia con 11 punti, il Venezuela, la Siria e il Sud Sudan con 13 punti, e lo Yemen con 16 punti. Se l’Europa occidentale mantiene il punteggio più alto (65), l’Africa sub-sahariana (33 punti) e l’Europa dell’Est e l’Asia centrale (35 punti) sono le aree mondiali con il punteggio più basso.

La media globale rimane invariata per il dodicesimo anno consecutivo: nell’ultimo decennio, 28 Paesi hanno compiuto progressi significativi, mentre 35 hanno subito un peggioramento.