La firma del Memorandum di Venezia

A fine settembre, la nostra associazione di imprese, Cifa Italia, ha siglato con il Regno del Marocco e con le fondazioni dei consulenti del lavoro un accordo di collaborazione, con particolare attenzione al tema del lavoro e delle politiche attive. Il Memorandum di Venezia, chiamato così dal nome della città dove è avvenuta la firma, è il primo passo nella costruzione di una rete internazionale di servizi per il lavoro aperta a diversi Paesi extra Ue. Una rete pubblico-privata che prevede la formazione dei lavoratori nei loro Paesi d’origine.

Un passo importante verso l’internazionalizzazione del lavoro e la formazione del capitale umano che coinvolge in prima istanza le due sponde del Mediterraneo, nonché un passo verso la soluzione di un problema conclamato: la carenza di personale qualificato di cui soffrono le aziende italiane e quelle di molti Paesi europei. Lo squilibrio tra domanda e offerta di lavoro non è problema da poco, poiché genera mancata produttività, mancato Pil e, di conseguenza, meno reddito per le imprese e per le persone e meno gettito per lo stato.

Servono, dunque, e con urgenza, profili professionali di alto livello di qualificazione ma anche profili di livello più basso, che, stante la situazione, vanno trovati su “nuovi” mercati del lavoro.

Per questo, non può dirsi una sorpresa che il click day del decreto flussi di maggio abbia registrato richieste per un numero tre volte maggiore del precedente né che la Presidenza del Consiglio abbia aumentato per decreto il numero dei lavoratori autorizzati a entrare in Italia – purché in possesso delle competenze richieste dalle imprese –, regolamentandone l’ingresso e prevedendo di favorire la loro formazione nei paesi di origine.

Da tempo Cifa Italia ha avviato un dialogo con le agenzie per il lavoro, con la Fondazione Studi dei consulenti del lavoro, con la Fondazione Lavoro dei consulenti del lavoro e con l’Ambasciata del Regno del Marocco al fine di immaginare una modernizzazione del mercato del lavoro: un mercato senza frontiere ma con dei nodi operativi strutturati nei diversi territori di riferimento in cui, attraverso l’aiuto della tecnologia, sia favorito l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. L’esito principale di questo processo di rinnovamento sarebbe la possibilità per le imprese (in questo caso italiane e marocchine) di esprimere al meglio i propri bisogni formativi e di contare su un mercato del lavoro “più ampio”, con un numero maggiore di persone formate e da formare (e qui potrebbe entrare in campo il fondo interprofessionale Fonarcom).

Step successivo alla firma del Memorandum sarà coinvolgere altri soggetti pubblici e privati italiani e marocchini così da avviare la sperimentazione di un modello di “agenzia internazionale per il lavoro”.

In questa avventura il nostro primo partner è il Regno del Marocco. Scelta non casuale, non solo perché è una delle porte più sicure dell’Africa, ma anche perché è il Paese che più ha investito nella produzione di energia green e nell’innovazione in generale. Basti pensare alla modernizzazione dei porti che ha rimodellato la politica marittima marocchina. Naturalmente, intraprendere questo percorso non vuol dire ricercare manodopera all’estero trascurando la manodopera italiana. Al contrario, è fondamentale investire in competenze e formazione nel nostro Paese, cosa che significa anzitutto potenziare gli Its. È giunto anche il momento di rinnovare il sistema di istruzione e formazione professionale, uniformandolo al modello Its e attivando, così, percorsi di apprendistato di primo livello.

*di Andrea Cafà, presidente di Cifa Italia e di Fonarcom