Manuel Mandelli, amministratore delegato della 24Ore Business School

Avete presente i banchi a rotelle che costarono molta satira alla Azzolina, l’indimenticabile ministra grillina alla Pubblica istruzione? Ecco, non sono una cattiva idea. Immaginateveli di taglia M, per adulti insomma; banchi individuali a rotelle che permettono a degli adulti responsabili di muoversi in aula per lavorare in gruppo; ora collocateli mentalmente in uno spazio luminoso e arioso; che lungo una parete ha uno schermo a 75 pollici, ovviamente collegato in rete; e sotto il soffitto, ad attraversarlo da una parte all’altra, un binario sul quale scorrono telecamere intelligenti, in grado di percepire la provenienza del suono della voce di chi sta parlando in quel momento, inquadrando automaticamente il volto della persona.

Ecco, benvenuti in una scuola digitale. Più precisamente: ibrida. La nuova scuola della 24ORE Business School. Ben 5000 metri quadrati riallestiti ex novo, che hanno ridato un’anima al palazzone milanese di Renzo Piano, tutto vetrate, dove fino a prima del Covid “abitavano” due aziende popolose come Pwc e Il Sole 24 Ore(il giornale), traslocate una dopo l’altra, abbandonando desolatamente vuoto lo stabile.

Oggi all’archistar italiana sicuramente piacerebbe constatare com’è rinata la sua creatura, dopo questi tre anni di solitudine. «La nuova sede è il segno e insieme lo strumento del nuovo corso della scuola», osserva Manuel Mandelli, amministratore delegato dallo scorso gennaio: «Stiamo vivendo un nuovo corso e un turn-around di prodotto e di servizio che ci sta dando molta soddisfazione e sta coinvolgendo al meglio tutti noi. Perché siamo ripartiti dalla mission e l’abbiamo riscritta e potenziata – spiega il manager – Ho trovato in azienda tante risorse professionali appassionate e le abbiamo coinvolte e motivate indicando appunto come mission, per tutti noi, quella di aiutare il maggior numero possibile di persone a trovare il link tra la propria vocazione ed il successo professionale».

Mandelli era stato individuato alla fine del 2020 dal Fondo Palamon, il colosso britannico del private equity che controlla la 24ORE Business School e di cui è partner-chiave, responsabile per l’Italia, Fabio Giuseppetti. Palamon cercava un mentore digitale per accelerare la desiderata riconversione – in realtà già avviata ma non ancora quanto auspicato a Londra – della vecchia scuola, rilevata dalla casa editrice della Confindustria. Nel suo curriculum Mandelli non aveva esperienze didattiche specifiche ma una brillante “carriera” digitale e un fiore all’occhiello nel turismo, con Yalla Yalla, lanciata e portata al successo da imprenditore.

Dunque alla fine del 2020 Mandelli inizia la sua consulenza. «Esploro un po’ l’azienda – racconta oggi sorridendo – ci penso, progetto e lancio un esperimento, una semplice chatbot su Messenger con un quiz semplice e chiaro per orientare verso il lavoro più adatto e il corso migliore per prepararsi a trovarlo chiunque rispondesse alle 10 domande: con 4000 euro di investimento su Facebook divenne in pochi giorni la chat più popolata d’Italia». Merito, forse, anche di questo test brillantemente riuscito come di ulteriori progetti, fatto sta che nel corso del 2021 Mandelli viene cooptato nel consiglio d’amministrazione della scuola con la stessa mission della digitalizzazione, da vicepresidente. Finchè poi, dal primo gennaio di quest’anno, è stato nominato amministratore delegato.

A ricostruire a ritroso questa storia aziendale è sorprendente notare come, durante il biennio Covid, col boom della formazione a distanza la 24ORE Business School  abbia scelto, sì, di accentuare e far evolvere la sua anima digitale ma anche di rilanciare, con una contraddizione solo apparente, la sua struttura fisica e le attività didattiche in presenza. Iniziando ad occupare appunto i 5000 metri quadrati di spazi attrezzati per i corsi “live” a Milano ed altri 2500 metri quadrati a Roma.

«Quando sono stato incaricato di gestire quest’azienda, siamo partiti in quarta all’attivo – racconta Mandelli, che non nasconde la soddisfazione per il fatto che a venti metri dal suo ufficio le nuove aule, in questa mattinata calda di maggio, brulichino di studenti (circa 1000 presenze fisiche al giorno e 4000 da remoto) – Abbiamo vissuto con una vera rinascita digitale a 360 gradi. La piattaforma, il crm (customer relationship management, ridisegnato con Salesforce), i contenuti, in parte il management. E un’ulteriore crescita. L’obiettivo operativo è stato innanzitutto quello di cambiare il customer journey, cioè l’esperienza del cliente che vuole trovare da noi le risposte a tutti i suoi bisogni formativi. Ora sa che in qualsiasi momento intenda intraprenderlo può trovare un master adatto ai suoi interessi che sta per partire. Perché, in fondo, chi l’ha stabilito che i corsi di una grande scuola di business debbano partire una sola volta all’anno, e tutti insieme? Perché far aspettare gli aspiranti studenti? Poi, certo: se proprio l’incrocio tra domanda e offerta non si può fare, ci sono sempre i corsi preregistrati, fruibili in qualsiasi momento».

E dunque oggi l’offerta della 24ORE Business School si articola in corsi in live-streaming, tenuti in aula in modalità phygital, con studenti in parte presenti e in parte da remoto, in corsi registrati, in workshop in aula, in business-case in aula e nelle visite alle imprese. «Formule diverse, che vanno somministrate agli studenti a seconda di casi ed esigenze, e ciascuna formula è più adatta a questa o a quella tipologia didattica», dice Mandelli. Che aggiunge: «Naturalmente un giovane che non ha mai lavorato può anche scegliere di percorrere vari passaggi successivi. Chi invece ha già all’attivo esperienze di lavoro o di alta formazione può scegliere di specializzarsi. E così via».

Insomma: un’offerta diversificata, garantita da 1200 docenti di alto profilo, con curricula molto specifici, provenienti sia dal mondo accademico che dalle professioni, per 15 mila studenti nel 2021 (e 20 mila attesi quest’anno). «Potremmo riempire tutta la curva di San Siro», scherza Mandelli.

Ogni mese, un “open day” in live-streaming presenta tutto ciò al mercato: mentre tradizionalmente la scuola svolgeva un unico “open day” all’anno. «E finora ogni volta abbiamo contato oltre 600 visitatori digitali ad ogni open day!», sottolinea l’a.d. Dopo un’introduzione generale sulle caratteristiche della scuola, le giornate di presentazione prevedono gli speech di 4 hr-manager di altrettante grandi imprese seguiti da una dozzina di sessioni, break-out rooms, in cui i visitatori si dividono per approfondire ciascuno il suo ambito di interesse.

Le quattro aree tematiche trainanti e trasversali sono quelle dell’ amministrazione, finanza e controllo; della direzione delle risorse umane; del marketing e della comunicazione digitale; e dello sviluppo del business. E poi otto aree verticali, dalla pubblica amministrazione all’arte alle vendite. La platea di studenti è anagraficamente diversificata perché la trasformazione digitale presuppone sia il reskilling di adulti che hanno bisogno di outplacement o di formazione on-job sia il perfezionamento di nativi digitali ancora acerbi per affrontare il mondo del lavoro senza prima rafforzare le competenze acquisite a scuola. Un team di 50 professionisti (sugli oltre 100 occupati) pensa ai contenuti dei corsi e un tutor per ogni aula orienta gli studenti verso gli stage più appropriati.

«Mi sento di dire che anche in Italia è tramontato quel vecchio concetto, tipico dei boomer e della generazione successiva, secondo cui a una certa età si considerava conclusa la loro fase formativa – sintetizza Mandelli – Oggi non si smette mai di studiare, di aggiornarsi. È il life-long-learning. Che ha anche  rimescolato le vecchie priorità di spesa delle famiglie. Una volta c’era il mutuo-casa, poi l’auto, poi gli elettrodomestici e l’arredo, le vacanze. Adesso, ai primissimi posti nei bisogni, troviamo sempre anche la formazione. La missione è insegnare, il bisogno è imparare. Il risultato, un aumento esponenziale della domanda, ed un ribilanciamento della origination, tradizionalmente concentrata al Sud ed oggi omogeneamente diffusa in tutta Italia».