Il nostro Paese si trova in un contesto economico e sociale molto complesso, non possiamo fare a meno di confrontarci sui tanti punti aperti che ci affliggono – in primis il conflitto in Ucraina con le conseguenze sulla nostra economia, una dipendenza energetica dall’estero del 77%, l’esplosione dei costi energetici. Ma nonostante questo, oggi più che mai le imprese devono saper guardare oltre l’immediato e costruire il proprio futuro fin da subito. 

Rappresentando un’associazione che riunisce circa 3.400 imprese e si candida ad essere il primo polo manifatturiero italiano, mi sono più volte interrogato su quali possano essere gli orientamenti a cui tendere, con l’urgenza di agire già da oggi per essere pronti alle sfide che dovremo affrontare nell’imminente futuro.

Partiamo dalla sostenibilità, parola molto usata, di cui però forse non c’è ancora una piena consapevolezza in termini di valore economico che comporta. Si tratta di un grande cambiamento che non è solo ambientale, ma è un approccio fondamentale con cui entrare nel futuro: come impresa, per dirlo in modo chiaro, o sei sostenibile o sei fuori. Per le imprese essere sostenibili – nelle diverse priorità delle persone e dei modelli economici adottati – significa essere competitivi. 

Cosa vuol dire essere sostenibili per noi manifatturieri? Prima di tutto, significa creare prodotti sostenibili e recuperabili, realizzandoli secondo processi sostenibili. Ma come possiamo farlo? Con attenzione a persone e modelli economici. L’evoluzione spinta dalla sostenibilità riguarda tutta la società e va alimentata correggendo eventuali pratiche inadeguate, grazie alla maggiore consapevolezza che oggi abbiamo su questi temi, ma senza demolire il lavoro fatto sino ad ora. In un contesto geopolitico particolarmente critico come quello attuale, che sta rendendo sempre più complesso il problema dell’aumento della domanda di materie prime e la conseguente scarsità delle risorse disponibili, la transizione verso un modello economico circolare rappresenta, per le imprese e le proprie filiere, prima di tutto un obbligo per continuare ad alimentare la crescita e lo sviluppo, in alternativa all’attuale modello lineare. 

Inoltre, abbracciare la sostenibilità significa porre l’attenzione sulle persone che contribuiscono ogni giorno alla crescita delle nostre imprese. Nel mondo del lavoro negli ultimi tempi ci si è concentrati sul tasso di disoccupazione per trovare un indicatore di qualità – più è basso meglio si sta. Oggi questo non basta più. Dobbiamo avvicinare le diverse generazioni negli ambienti di lavoro, tornando a ricreare le comunità che si confrontano e frequentano, e che sono alla base dei percorsi di crescita umani e professionali di ogni individuo. Dall’altro lato, dobbiamo mettere in discussione, migliorandoli e rendendoli attrattivi, tutti i percorsi di crescita e di educazione alla formazione dei nostri giovani. É fondamentale tornare a mettere l’accento sulla centralità della comunità del lavoro e del capitale umano, per una continuità del lavoro nel lungo periodo e per la sua qualità. Le imprese di domani devono avere i connotati necessari per una nuova concezione di ciò che oggi chiamiamo lavoro, che interpreta il percorso di carriera su tre concetti chiave – la ricerca, la formazione, il fare. Sempre di più queste tre parti dovranno essere connesse per valorizzare nell’impresa le future generazioni. 

L’asset del capitale umano e la sua costante formazione sono elementi imprescindibili di una società economica all’avanguardia in grado di rispondere attivamente a tutti gli stimoli e sollecitazioni. Questo deve diventare un tema costante delle agende e dei budget delle imprese, a prescindere dalla loro dimensione. La sostenibilità passa anche da una cultura della comunità e dalla cura della sua intelligenza. I migliori studenti e le migliori studentesse di oggi e manager di domani dovranno essere costantemente in formazione, in un contesto che ha bisogno di risposte sempre nuove e rapide. 

Dobbiamo interrogarci su come possiamo far crescere le nostre imprese, di tutte le dimensioni. Se le grandi devono diventare più grandi, le piccole devono diventare meno piccole. Dobbiamo potenziare le leve che permettano di accelerare questo processo. Le piccole e piccolissime imprese custodiscono parti di conoscenza manifatturiera vitali per l’intera filiera e negli anni hanno contribuito a tanti passi di ricerca collaborativa, spesso inconsapevole allo stesso territorio che ne ha beneficiato. Efficientare le filiere può voler dire anche unirsi lungo la filiera stessa. Questo può tradursi in capacità valorizzare le opportunità di acquisto delle piccole e medie imprese, tradizionalmente escluse dall’attenzione della finanza, su cui nei prossimi mesi porremo la nostra attenzione per offrire maggiori opportunità a chi vuole crescere o a chi, invece, vuole cedere la propria attività. 

E infine la leva dell’innovazione, perché per essere sempre competitive ed esplorare nuovi ambiti di sviluppo, le imprese devono avvicinarsi agli ambiti più promettenti. Penso in particolare alla space economy e al metaverso – due frontiere tecnologiche su cui le imprese sono chiamate a confrontarsi per cogliere nuove sfide e opportunità di business. Se l’Italia sulla filiera dello spazio vanta già un ecosistema industriale avviato – con circa 300 aziende attive e un giro d’affari annuo pari a 2 miliardi di Euro – adesso è il momento di provare a raggiungere una massa critica significativa e dargli una forma di filiera, passando magari attraverso l’integrazione di più territori. Sul fronte del metaverso, il salto che offre è paragonabile ad una rivoluzione industriale del mondo digitale: creatori e sviluppatori stanno volgendo la loro attenzione alla produzione di enormi volumi di nuovi contenuti accessibili e unici, da destinare a community ben precise di persone, ampliando notevolmente il raggio di azione per raggiungere un pubblico sempre più ampio.

Abbiamo davanti sfide nuove, per portata e per tipologia imparagonabili a quelle che abbiamo gestito finora. Interrogarsi da subito su quale futuro e quali azioni compiere oggi è il miglior contributo etico che ogni imprenditore può dare alla comunità di cui fa parte.