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La stretta sulla quota retributiva delle pensioni dei dipendenti pubblici (per anzianità inferiori ai 15 ann) per il 2024 contenuta in manovra dovrebbe arrivare in Parlamento senza emendamenti dalla maggioranza, ma le categorie più colpite dai cambiamenti (come i medici e i sanitari) minacciano scioperi. Ma non solo. Modifiche potrebbero arrivare anche per gli assegni minimi e sono previste restrizioni della quota retributiva per coloro con meno di 15 anni di anzianità. Proprio questi aspetti vedono il coinvolgimento dei dipendenti degli enti locali, insegnanti, ufficiali giudiziari e professionisti sanitari.

Chi viene colpito dai tagli alle pensioni dei dipendenti pubblici

Le tagli proposti, secondo un’analisi della Cgil, potrebbero colpire circa 700.000 individui, con perdite finanziarie che variano da 4.320 euro a 7.390 euro all’anno, a seconda del reddito lordo. Queste modifiche hanno suscitato forti reazioni dai sindacati medici e anestesisti, che minacciano uno sciopero in risposta a ciò che definiscono un attacco ai diritti acquisiti e un potenziale esodo di professionisti dal Servizio Sanitario Nazionale.

La riduzione delle aliquote di rendimento dei contributi versati prima del 1996 è stata denunciata come una mossa che potrebbe comportare perdite significative negli assegni pensionistici, con conseguenze per il personale attualmente in servizio.

I sindacati rappresentanti degli anestesisti prevedono la perdita immediata di un considerevole numero di medici ospedalieri e anestesisti rianimatori, con una successiva diminuzione annuale di professionisti nel settore pubblico.

Quota 103 e gli altri cambiamenti

Il pressing della Lega ha portato a modifiche nella manovra, mantenendo la strategia di rendere più difficile l’accesso alle pensioni anticipate. Le modifiche includono un tetto massimo sull’importo dell’assegno pensionistico fino all’età pensionabile di 67 anni e un’estensione dei periodi di attesa per ricevere i primi pagamenti pensionistici.

Alcune modifiche prevedono l’allungamento delle finestre temporali per il pensionamento anticipato e modifiche ai requisiti di età e contributi per diversi canali di pensionamento.

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Le reazioni dei sindacati evidenziano preoccupazioni sulle modifiche proposte, sottolineando la potenziale perdita di diritti acquisiti e il rischio di una fuga di professionisti dal settore sanitario pubblico. Le critiche continuano a sottolineare la necessità di rivedere tali modifiche per proteggere i diritti pensionistici e l’equilibrio del sistema sanitario nazionale.