Dare la possibilità di destinare la pensione di reversibilità a chi ritengono anche ai single. La petizione è stata lanciata da Milena Barra sulla piattaforma change.org. In Italia il numero di single è sempre più in crescita.  Si parla di una famiglia su tre composta da un solo componente.

Anche chi non è sposato versa i contributi INPS da quando inizia a lavorare per molti anni. Si tratta di soldi, che vengono accantonati per ricevere la pensione. Nella petizione si fa notare come negli ultimi anni l’età pensionabile si sia alzata e questo comporta che ci sia sempre minore possibilità di goderne appieno.

Chi non è sposato e  non ha figli, quando muore,  perde i soldi che ha versato, che rimangono nella casse dell’INPS.  La petizione chiede, quindi, di cambiare la legge per far sì che i single possano rendere la pensione a fratelli, sorelle e nipoti, anche se non inabili al lavoro, perché in questo caso sono comunque già tutelati.

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Cos’è la pensione di reversibilità

La pensione di reversibilità è pari a una quota percentuale della pensione del defunto

La pensione indiretta è riconosciuta nel caso in cui l’assicurato abbia perfezionato 15 anni di anzianità assicurativa e contributiva ovvero 5 anni di anzianità assicurativa e contributiva di cui almeno 3 anni nel quinquennio precedente la data del decesso. Hanno diritto al trattamento pensionistico in quanto superstiti: il coniuge o l’unito civilmente, il coniuge separato,  il coniuge divorziato a condizione che sia titolare dell’assegno divorzile, che non sia passato a nuove nozze e che la data di inizio del rapporto assicurativo del defunto sia anteriore alla data della sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio.

Nel caso in cui il defunto abbia contratto nuovo matrimonio dopo il divorzio, le quote spettanti al coniuge superstite e al coniuge divorziato sono stabilite con sentenza dal Tribunale. Ne hanno diritto anche I figli minorenni alla data del decesso, ma anche figli inabili al lavoro e a carico del genitore al momento del decesso, indipendentemente dall’età. Se studenti a carico del genitore al momento del decesso ne hanno diritto anche i i figli maggiorenni studenti, se frequentano scuole o corsi di formazione professionale equiparabili ai corsi scolastici, nei limiti del 21° anno di età. Per coloro che frequentano l’università e non hanno lavoro il diritto arriva fino alla fine del corso di studi, non oltre il 26°anno di età. I figli studenti hanno diritto alla pensione ai superstiti anche se svolgono una attività lavorativa dalla quale deriva un piccolo reddito, che non sia superiore a un importo pari al trattamento minimo annuo di pensione previsto dal Fondo Pensioni lavoratori dipendenti maggiorato del 30%.  Se mancano coniugi o figli ne hanno diritto i genitori  se hanno compiuto il 65° anni di età e non sono titolari di pensione e risultano a carico del lavoratore deceduto. In assenza del coniuge, dei figli o del genitore o se, pur esistendo essi non abbiano diritto alla pensione ai superstiti, i fratelli celibi e sorelle nubili dell’assicurato o pensionato che al momento della morte di quest’ultimo siano inabili al lavoro, non siano titolari di pensione, siano a carico del lavoratore deceduto.