Nel 2021 il patrimonio gestito globale è aumentato del 12%, superando la crescita media storica. Negli ultimi 17 anni poi, tra il 2004 e il 2021, i ricavi dell’industria sono più che raddoppiati, toccando i 200 miliardi, e il margine operativo è arrivato al 38%. Un ventennio di successo, che porta il settore a fare delle considerazioni per non rimanere imbrigliato.

Il Global Asset Management di Boston Consulting Group

Come illustrato nell’ultimo Global Asset Management, report di Boston Consulting Group, giunto alla ventesima edizione, i venti favorevoli, paiono destinati a esaurirsi, lasciando spazio a un’imprevedibile tempesta alimentata da inflazione, rischio di una possibile recessione e deglobalizzazione.

«La strategia business as usual non sarà sufficiente e per continuare a prosperare», spiega Edoardo Palmisani, Managing Director e Partner di BCG, «oggi gli asset manager non dovranno abbassare la guardia e, anzi, dovranno lavorare ad un nuovo slancio innovativo. Occorrerà essere creativi e prendere in considerazione evoluzioni nei mercati alternativi e negli investimenti sostenibili».

Patrimonio in crescita del 12% nel mondo, 10% in Italia

Quello fra 2001 e 2021 è stato per l’asset management un periodo di crescita ininterrotta. L’anno scorso il patrimonio complessivo è aumentato del 12%, arrivando a 112 mila miliardi, più della media storica del 7%, e i flussi netti hanno toccato i 4400 miliardi, il 4,4% del gestito. L’Italia non ha fatto eccezione, con un incremento del 10% degli attivi a 2400 miliardi, due terzi dei quali provenienti da piccoli risparmiatori.

Dietro al velo di un’apparente “crescita monotona”, tuttavia, il settore ha conosciuto nell’ultimo decennio profondi cambiamenti. Il retail è infatti diventato il segmento trainante della raccolta, con flussi netti pari al 6,6% nel 2021, significativamente maggiori rispetto al 2,2%degli istituzionali.

Ricchezza globale, l’asse si è inclinato verso Oriente

L’economia dell’Asia-Pacifico è quadruplicata negli ultimi 20 anni e, con essa, sono aumentati i risparmi locali convogliati verso i gestori (aumentati del 18% nel 2021, di nuovo con l’apporto decisivo degli investitori individuali). La lunga tendenza rialzista di tutti i mercati a livello globale ha infine reso più difficile per i gestori differenziarsi, e ha spinto i clienti verso prodotti con commissioni più basse. Dal 2003, infatti, il patrimonio dei fondi passivi è aumentato a un ritmo quattro volte superiore rispetto ai “rivali” attivi, che pure rappresentano ancora il 67% del mercato.

Il complessivo contesto positivo del passato decennio ha indebolito in alcuni casi la capacità innovativa dei gestori e la volontà degli investitori di esplorare soluzioni diverse. I clienti hanno preferito affidarsi a fondi e gestori di comprovata esperienza, adagiandosi sul loro lungo curriculum di successi. Ne è scaturita un’evidente concentrazione degli asset, specialmente nell’ambito degli ETF dove la dimensione determina la capacità di ridurre i costi e quindi la popolarità sul mercato. Negli ultimi 5-10 anni il 75% dei flussi netti alle gestioni passivesono stati catturati dai primi 10 attori globali. Nel campo attivo, invece, dove la frammentazione è tradizionalmente maggiore, la top 10 degli asset manager ha attrattosoloun quarto dei nuovi capitali.

Gestito, in futuro direct indexing, sostenibilità, alternativi

Nell’attuale contesto sfidante e per catturare nuove opportunità di crescita primarie, gli asset manager hanno rafforzato la propria presenza negli investimenti alternativi, più redditizi in termini di commissioni. Pur rappresentando meno del 20% del patrimonio gestito totale, tali investimenti sono stati responsabili nel 2021 del 40% dei ricavi dell’industria dell’asset management e, nei prossimi cinque anni, il loro apporto al fatturato complessivo dovrebbe superare il 50%, in linea con il crescente interesse per private equity e real estate da parte di investitori in cerca di rendimenti più alti e di protezione dall’inflazione.

«Per catturare l’opportunità offerta dagli alternativi i grandi gestori stanno comprando boutique specializzate nei mercati privati e gli asset manager già attivi nel settore stanno sviluppando canali distributivi per avvicinare il retail a questi prodotti, tuttora appannaggio degli istituzionali». Continua Enrico Tanduo, Partner di BCG.

Poi ci sono gli investimenti sostenibili, altro filone di sviluppo rilevante e territorio di competizione serrata fra i gestori. Nei prossimi 30 anni, infatti, le imprese andranno alla ricerca di capitali per finanziare la transizione energetica. Ai settori pubblico e privato, stima BCG, serviranno circa 100-150 mila miliardi di dollari per raggiungere l’obiettivo zero emissioni nette nel 2050. Fondi per 20-30 mila miliardi proverranno dall’industria dell’asset management, nella forma di investimenti azionari e obbligazionari.

«I gestori dovranno aiutare i clienti a muoversi in questo settore con regole, confini e informazioni ancora incerti, sviluppando soluzioni su misura per mercati pubblici e privati.” Spiega Tanduo.