Il Passaporto digitale di prodotto (Dpp) si avvicina alla piena operatività. L’Unione europea ha completato due passaggi decisivi per costruire l’infrastruttura del nuovo sistema: da un lato sono stati definiti i primi standard tecnici armonizzati, dall’altro è diventato operativo il registro europeo destinato a indicizzare i passaporti digitali. Il primo appuntamento obbligatorio è fissato al 18 febbraio 2027 e riguarderà le batterie di grandi dimensioni.
Che cos’è il passaporto digitale di prodotto
Il Dpp – si legge su Il Sole 24 Ore – nasce con l’obiettivo di rendere disponibili in formato digitale le principali informazioni relative a un prodotto, accompagnandolo nelle diverse fasi della sua esistenza. Produzione, distribuzione, utilizzo, manutenzione e fine vita potranno così essere collegati attraverso un patrimonio di dati strutturati e consultabili.
Il sistema coinvolgerà una platea ampia di soggetti: dalle imprese che realizzano e commercializzano i prodotti ai centri di riparazione e riciclo, fino alle autorità incaricate dei controlli e agli stessi consumatori.
Per le aziende, il passaporto rappresenta un nuovo elemento da integrare nei processi di conformità e gestione dei prodotti. Allo stesso tempo, l’adozione anticipata degli standard europei e la corretta registrazione nel sistema possono facilitare l’accesso all’infrastruttura digitale e la gestione degli obblighi futuri.
Per chi acquista un prodotto, invece, il Dpp punta a rendere più facilmente accessibili informazioni che oggi possono essere frammentate o difficili da reperire. Attraverso il codice o il supporto digitale associato al bene sarà possibile, in base alle informazioni previste per ciascuna categoria, conoscere caratteristiche come materiali utilizzati, possibilità di riparazione, prestazioni ambientali e modalità di gestione a fine vita.
Sei standard per costruire un sistema interoperabile
Un passaggio importante è arrivato con la decisione di esecuzione Ue 2026/1736 del 14 luglio 2026, attraverso la quale la Commissione europea ha riconosciuto come applicabili, su base volontaria, sei standard sviluppati dagli organismi tecnici europei Cen e Cenelec.
Le norme definiscono i diversi elementi necessari per far dialogare il sistema. Tra questi rientrano gli identificativi univoci dei prodotti, che possono riferirsi al modello, al lotto o al singolo articolo, e le tecnologie utilizzabili per collegare il bene al relativo passaporto, come Qr code, Data Matrix, Nfc e Rfid.
Gli standard intervengono anche sui sistemi di trasferimento sicuro delle informazioni, sulle modalità di conservazione e aggiornamento dei dati, sulle interfacce Api e sull’interoperabilità tra piattaforme e comparti differenti.
L’adesione rimane facoltativa. Tuttavia, l’utilizzo degli standard riconosciuti a livello europeo consente alle imprese di beneficiare della presunzione di conformità rispetto ai requisiti previsti dal Regolamento sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili, riducendo gli oneri legati alle verifiche.
Il registro europeo diventa operativo
Il secondo tassello dell’infrastruttura – riporta Il Sole 24 Ore – è rappresentato dal registro centralizzato europeo. Il suo funzionamento è stato definito dal Regolamento di esecuzione Ue 2026/1778 del 16 luglio 2026, entrato in vigore il 6 agosto.
Il registro non è pensato come un archivio nel quale vengono conservate tutte le informazioni tecniche dei prodotti. I dati completi restano infatti sotto la responsabilità dell’operatore economico. La piattaforma europea svolge piuttosto una funzione di indicizzazione e collegamento tra il prodotto e il suo passaporto digitale.
Nel sistema vengono quindi associati elementi come gli identificativi univoci, i metadati relativi alla registrazione, gli indirizzi Url attraverso i quali raggiungere le informazioni e i codici doganali utili alle autorità di vigilanza del mercato. In questo modo, la scansione del supporto presente sul prodotto, come un Qr code o un chip Nfc, consente di risalire al relativo Dpp e alle informazioni collegate.
Come si registrano le imprese
Per utilizzare il registro, gli operatori economici devono innanzitutto disporre di un account Eu Login e completare la procedura di identificazione e registrazione prevista dalla piattaforma. Il processo comprende anche la sottoscrizione di una dichiarazione ufficiale attraverso una firma elettronica qualificata, nel caso delle persone fisiche, oppure tramite un sigillo elettronico qualificato per le persone giuridiche.
Una volta completata la verifica, l’operatore ottiene uno status valido per tre anni, con possibilità di rinnovo. A quel punto i passaporti digitali possono essere caricati attraverso l’interfaccia web oppure mediante Api. La registrazione genera inoltre un identificativo del Dpp che assume valore come riferimento ufficiale all’interno del sistema europeo.
Batterie, il primo obbligo dal 18 febbraio 2027
La prima categoria chiamata ad applicare concretamente il nuovo sistema sarà quella delle batterie di grandi dimensioni. Per questi prodotti il passaporto digitale diventerà obbligatorio dal 18 febbraio 2027.
Non si tratta però dell’unico comparto interessato. Il Dpp è destinato a estendersi progressivamente ad altre categorie di prodotti, sulla base degli specifici atti delegati che definiranno di volta in volta requisiti, tempistiche e informazioni da rendere disponibili.
Per le imprese europee si apre quindi una fase di preparazione nella quale adeguare sistemi informativi, processi di tracciamento e gestione dei dati diventa parte integrante della strategia di conformità alle nuove regole sull’economia circolare e sulla progettazione sostenibile.
















