Passaggio generazionale, nodo cruciale per le imprese

In Italia gestire un’impresa familiare e garantirne la longevità non è un compito agevole: circa il 70% delle aziende non sopravvive alla prima generazione e una percentuale inferiore al 10% raggiunge più di 50 anni di vita, rendendo quindi le prospettive aziendali ancora meno promettenti all’avvicendarsi delle generazioni. D’altro canto, altri studi prendono in considerazione la parte positiva e sostengono che la successione può generare processi di cambiamento a favore del rafforzamento della formula imprenditoriale e delle fonti di vantaggio competitivo. Perché possono manifestarsi situazioni di transizione così diverse? La risposta è tutt’altro che semplice e dipende da una serie di fattori interrelati fra loro in modo complesso, dunque non basta “dare la colpa” alla generazione uscente, che si ostina a deresponsabilizzare il giovane entrante, o a quest’ultimo, perché non dotato di sufficiente spirito imprenditoriale o di competenze adeguate. Talvolta, anche le dinamiche competitive dei settori di riferimento sono tali per cui nessun imprenditore potrebbe far molto per contrastare l’inevitabile declino della propria impresa. Forse allora, per comprendere l’esito del passaggio generazionale, occorre fare un passo indietro, e chiedersi innanzitutto quale sia la natura peculiare dell’impresa familiare. Quali sono i fattori valoriali che hanno consentito il prosperare di innumerevoli realtà imprenditoriali familiari o che, all’opposto, ne hanno decretato il fallimento? Che influenza esercita l’erede sull’impresa? L’influenza è positiva, e in tal caso il passaggio generazionale risulta riuscito, o negativa? Quali valori “restano”, ed è importante che siano “in tradizione” per il buon esito del passaggio, e quali evolvono, sempre per favorire la transizione e buone performance aziendali?

Nel libro “Family up! Il giovane imprenditore tra continuità e cambiamento”, che ho curato insieme al Rettore della LIUC, Federico Visconti, per Guerini Next (collana Università Cattaneo Libri) con il contributo di colleghi delle Scuole di Economia e Management e Diritto, vengono dapprima identificati i fattori valoriali secondo il paradigma teorico del Socio-Emotional Wealth (SEW): alcuni innegabilmente favorevoli alla prosperità delle imprese (senso di dedizione; spirito di sacrificio; orientamento al lungo periodo; rapporti di fiducia con fornitori e clienti); altri invece, soprattutto se estremizzati, sono tali da comprometterne persino la sopravvivenza (chiusura ostinata dell’assetto proprietario; confusione nei ruoli fra famiglia e impresa; rifiuto di avvalersi di competenze manageriali perché esterne alla famiglia). Tali valori, e le azioni concrete da essi derivanti, vengono poi analizzati in 15 storie aziendali per le quali la transizione è stata positiva. Protagonista è la nuova generazione alla guida dell’impresa, composta da giovani che hanno conseguito la loro formazione universitaria o post-universitaria presso la LIUC e che da circa 10 anni sono impegnati stabilmente, con ruoli di responsabilità crescente nell’attività di famiglia. L’analisi condotta mostra come il giovane imprenditore si riveli un attore fondamentale per assicurare il successo del passaggio generazionale. Da un lato riesce a fare propri quei valori della tradizione che si sono rivelati favorevoli per lo sviluppo dell’azienda, dall’altro è capace di evolvere, sviluppando conoscenze e competenze, favorendo l’ingresso di professionalità esterne e prendendo in considerazione l’apertura del capitale.

Il 15 dicembre la “prima”

Family up! Verrà presentato il prossimo venerdì 15 dicembre alle ore 17.30 all’Università Cattaneo – LIUC in una tavola rotonda con gli autori del volume e alcuni fra gli imprenditori protagonisti delle storie raccolte. Modera il Direttore di Economy, Sergio Luciano.

* Professore Associato Scuola di Ingegneria Industriale Università Cattaneo – LIUC