Pasqua 2022 busta paga

La Pasqua 2022 ai avvicina. Un giorno di festa molto sentito in Italia, cui fa seguito la Pasquetta, o Lunedì dell’Angelo, altra giornata in cui è previsto uno stop dall’attività lavorativa in quanto segnato in rosso sul calendario. Si tratta di feste che, così come previsto dai vari CCNL, danno diritto ad una giornata di riposo dal lavoro e ad una regolare retribuzione. Come noto, però, la Pasqua cade sempre di domenica, anch’essa di norma una giornata di riposo, e dunque viene da chiedersi come e quanto viene retribuita la Pasqua in busta paga.

Pasqua 2022 in busta paga

Iniziamo col dire che la Pasqua, diversamente dal Natale, non viene considerata una festa nazionale in quanto coincide sempre con un giorno che, di norma, non è lavorativo, ovvero la domenica. Da un punto di vista economico questo implica che per la giornata in questione non si ha diritto a nessuna maggiorazione in busta paga, con alcune eccezioni che però vengono adottate da determinati CCNL che la trattano come un giorno festivo a tutti gli effetti (con conseguente maggiorazioni della retribuzione). Per tutti coloro che invece dovranno lavorare anche il giorni di Pasqua, si pensi ad esempio alle forze armate, ai medici o agli infermieri, è previsto un trattamento migliorativo in busta paga nel rispetto delle regole per i giorni di lavoro festivi.

Diverso è il discorso per la Pasquetta che, cadendo sempre di lunedì, viene considerata come una festa nazionale che dà quindi diritto ad un giorno di astensione dal lavoro normalmente retribuito nello stipendio ordinario come una normale giornata di lavoro.

A tal punto è bene ricordare che nel caso di feste non godute, con il giorno di festa nazionale che coincide con un sabato o la domenica, ci si trova di fronte ad una situazione che darà diritto alla retribuzione globale di fatto giornaliera più un’ulteriore retribuzione corrispondente all’aliquota giornaliera. C’è dunque una maggiorazione in busta paga che è pari ad un ventiseiesimo per i dipendenti pagati mensilmente e ad un sesto rispetto all’orario settimanale per i dipendenti pagati ad ore. L’unica pecca in questo caso e che si perderà una giornata di possibile astensione dal lavoro e dunque di riposo.