Un investimento da 1,5 miliardi di dollari nelle produzioni cinematografiche e televisive californiane per provare a rimuovere uno degli ultimi ostacoli alla maxi-operazione Warner Bros. Discovery. Paramount sta discutendo con il procuratore generale della California un pacchetto di concessioni che potrebbe consentire di chiudere il contenzioso antitrust sul deal. Sul tavolo non ci sono soltanto nuovi investimenti: si tratta anche di studios, film e CNN, in una trattativa che intreccia concorrenza, occupazione e futuro dell’industria americana dei media.
Un miliardo e mezzo per restare in California
Il punto economicamente più rilevante delle trattative è l’impegno di Paramount a investire 1,5 miliardi di dollari nella produzione cinematografica e televisiva in California. Secondo le indiscrezioni riportate dal Wall Street Journal e riprese da Reuters, la società avrebbe inoltre discusso la possibilità di mantenere gli studios nello Stato, una garanzia particolarmente importante per un’industria californiana che negli ultimi anni ha visto una parte delle produzioni spostarsi verso territori con incentivi fiscali più generosi. Tra gli impegni discussi figura anche la produzione di 30 film all’anno. Non è un obiettivo completamente nuovo: Paramount aveva già indicato un minimo di 30 uscite cinematografiche annuali quando, a febbraio, aveva annunciato l’acquisizione. Nella trattativa con le autorità californiane, tuttavia, quella promessa potrebbe diventare una condizione formalizzata dell’accordo e quindi essere accompagnata da conseguenze economiche qualora non venisse rispettata.
Dalla Miramax ai canali tv, le possibili penali
È proprio sul sistema di garanzie che il negoziato diventa più delicato. Tra le ipotesi discusse figura una possibile cessione della partecipazione di Paramount in Miramax qualora il gruppo non rispettasse alcuni degli impegni sulla produzione cinematografica. Le parti avrebbero inoltre affrontato l’eventualità di vendere alcuni canali via cavo, uno dei modi attraverso cui ridurre la concentrazione determinata dall’unione dei due gruppi. Nessuna di queste condizioni, al momento, risulta però definitivamente concordata. Il perimetro della nuova società sarebbe infatti enorme. L’operazione metterebbe sotto lo stesso tetto attività che comprendono CBS, CNN e HBO, oltre a piattaforme streaming, studi cinematografici e numerosi canali televisivi. È proprio questa concentrazione ad aver spinto la California e altri 11 Stati a intentare a luglio una causa per bloccare l’acquisizione, sostenendo che il nuovo gruppo potrebbe acquisire un potere eccessivo nel mercato di cinema e televisione e determinare un aumento dei prezzi.
Il nodo CNN e l’indipendenza editoriale
La trattativa entra anche in un terreno che supera i tradizionali rimedi antitrust. Tra le condizioni discusse ci sarebbe infatti la creazione di un organismo incaricato di tutelare l’indipendenza editoriale di CNN, che con il completamento dell’operazione passerebbe sotto il controllo del gruppo guidato da David Ellison. Reuters aveva già riferito nei giorni scorsi di colloqui su forme di monitoraggio indipendente dei contenuti dell’emittente. La questione è diventata particolarmente sensibile anche sul piano politico. Le autorità californiane non hanno confermato il contenuto dei colloqui, precisando che eventuali negoziati per un accordo sono confidenziali, mentre Paramount non ha commentato pubblicamente i termini emersi. Per questo le concessioni riportate finora vanno considerate proposte in discussione, non condizioni già accettate per il via libera all’operazione.
La corsa contro il tempo sul maxi-deal
Per Paramount il tempo ha un costo preciso. Nell’accordo originario è prevista una «ticking fee» qualora la transazione non venga completata entro il 30 settembre 2026: agli azionisti Warner Bros. Discovery spettano 25 centesimi aggiuntivi per azione per ogni trimestre di ritardo, calcolati su base giornaliera. La pressione finanziaria aumenta quindi con il protrarsi del contenzioso e rende più urgente trovare un compromesso con gli Stati contrari al deal. La posta in gioco resta una delle maggiori operazioni di consolidamento nella storia recente dei media americani. Per Paramount, mettere sul tavolo 1,5 miliardi significa tentare di trasformare gli impegni industriali in una leva per superare l’opposizione regolamentare. Per la California, invece, la questione è stabilire se investimenti, posti di lavoro, produzioni e cessioni di attività siano sufficienti a compensare i rischi derivanti dalla nascita di un nuovo colosso dell’intrattenimento. Il negoziato è avanzato, ma la partita non è ancora chiusa.
















