L’Ue si prepara ad aggiornare la lista delle giurisdizioni non cooperative ai fini fiscali. Domani il Consiglio Ecofin dovrebbe approvare l’inserimento di Vietnam e l’arcipelago Turks e Caicos, nell’elenco dei Paesi considerati non allineati agli standard internazionali di trasparenza fiscale. Secondo fonti diplomatiche europee, verranno invece rimossi dalla lista Figi, Samoa e Trinidad e Tobago, che avrebbero compiuto progressi nel percorso di adeguamento agli impegni richiesti dall’Ue.
Ue, ecco i paesi fuori dalla lista paradisi fiscali
La black list europea comprende i Paesi che non rispettano gli standard internazionali in materia di trasparenza fiscale o che non attuano entro tempi definiti gli impegni assunti sulla cooperazione con le autorità tributarie.
L’obiettivo è contrastare pratiche di elusione fiscale e il trasferimento artificiale dei profitti al di fuori dell’Unione europea. L’inserimento nella lista comporta un rafforzamento dei controlli sulle operazioni finanziarie e fiscali collegate a tali giurisdizioni e può incidere sull’accesso ai fondi europei e sugli investimenti.
Nel nuovo aggiornamento dovrebbero quindi entrare il Vietnam e l’arcipelago caraibico di Turks e Caicos, territorio d’oltremare britannico situato tra le Bahamas e la Repubblica Dominicana.
Impatto economico per l’Italia
L’inclusione del Vietnam nella lista assume un rilievo particolare per l’Italia. Hanoi rappresenta infatti il principale partner economico italiano tra i Paesi dell’Asean.
Secondo i dati della Camera di commercio italiana per il Sudest asiatico, nel 2024 l’interscambio commerciale tra Italia e Vietnam ha raggiunto circa 6,4 miliardi di euro. Le esportazioni italiane si sono attestate a 1,8 miliardi.
Nel Paese sono presenti oltre 150 aziende italiane con impianti produttivi, sedi commerciali o accordi industriali. Tra queste figurano gruppi come Piaggio, Danieli, Ermenegildo Zegna, Generali, Prada, Mapei e Ariston Thermo.
L’eventuale permanenza del Vietnam nella lista potrebbe tradursi in un aumento dell’attenzione regolatoria e in maggiori verifiche fiscali sulle operazioni transfrontaliere, con possibili ricadute amministrative per le imprese coinvolte.
















