Adesso che la Camera dei deputati ha votato all’unanimità la risoluzione per avviare il percorso che porta al riconoscimento di Patrimonio dell’Unesco il pane di Altamura (Bari) punta dritto alla vetta del mondo. Quando si dice pane di Altamura si parla inevitabilmente di Oropan. E quando si parla di Oropan il riferimento è a Vito e Lucia Forte, padre e figlia, presidente e amministratore delegato di una delle aziende più performanti e internazionalizzate del settore.

Con 40 milioni di euro di fatturato e 160 dipendenti Oropan distribuisce in ventisei Paesi vantando una forte presenza in Europa, che rappresenta il 70 per cento del mercato, e un peso crescente in Cina, Emirati Arabi e Stati Uniti dove qualche anno fa ha ricevuto un premio per la qualità dagli italoamericani della Niaf (National italian american foundation) in occasione di un evento a Washington a cui non mancò di partecipare il presidente della Regione Michele Emiliano.

Lucia è il motore dell’impresa che gestisce assieme ai fratelli Francesco e Daniele con il chiodo fisso per gli investimenti in tecnologia e innovazione. Organizzata come uno stabilimento farmaceutico e dotata dei più moderni sistemi per la produzione di energia verde, la fabbrica è fortemente automatizzata e sforna decine di formati differenti destinati alle tavole vicine e lontane grazie a un impasto e a un tipo di confezionamento che garantiscono a lungo la bontà del prodotto.

Al cuore della compagnia c’è però Vito, 85 anni, in attività da 74. Da quando cioè, appena undicenne, lavorava come garzone al forno principale della cittadina andando di casa in casa a consegnare con la bicicletta le pagnotte ancora fumanti. Sacrificio e intraprendenza gli consentirono otto anni più tardi di rilevare quello stesso forno che, collocato nel centro storico e diventato troppo piccolo per i volumi raggiunti, è diventato la sede di uno straordinario museo del pane.