L’otto per mille continua a rappresentare uno dei principali strumenti attraverso cui i contribuenti orientano una parte del gettito Irpef verso finalità religiose o di interesse pubblico. I dati relativi alla ripartizione 2026 fotografano un quadro in evoluzione: se da un lato la Chiesa cattolica mantiene la leadership assoluta, dall’altro cresce in modo significativo il consenso raccolto dallo Stato, segno di una sensibilità sempre maggiore verso il finanziamento di interventi pubblici. Una dinamica che conferma un graduale riequilibrio delle preferenze espresse nelle dichiarazioni dei redditi.
La Chiesa resta prima, ma il vantaggio si assottiglia
La quota destinata alla Conferenza Episcopale Italiana supera anche quest’anno il miliardo di euro, raggiungendo circa 1,087 miliardi, ma la percentuale delle firme continua lentamente a diminuire. Le scelte espresse a favore della Chiesa cattolica si attestano al 67,28%, in calo rispetto all’anno precedente, pur garantendo alla Cei la quota largamente prevalente delle risorse disponibili. Il risultato conferma una posizione ancora dominante, ma evidenzia una tendenza ormai consolidata verso una maggiore distribuzione delle preferenze tra gli altri beneficiari.
Lo Stato supera i 426 milioni e conquistano terreno scuola e sicurezza
Il dato più significativo riguarda la crescita della quota destinata allo Stato, che raggiunge 426,3 milioni di euro, pari a oltre un quarto delle risorse complessivamente distribuite. Tra le destinazioni indicate dai contribuenti prevalgono l’edilizia scolastica e gli interventi per le calamità naturali, seguite dalla lotta alla fame nel mondo, dalla tutela dei beni culturali e dall’assistenza ai rifugiati. Un orientamento che evidenzia come sempre più cittadini utilizzino l’otto per mille per sostenere direttamente politiche pubbliche considerate prioritarie.
Pesa ancora il meccanismo delle firme non espresse
Uno degli aspetti meno conosciuti dell’otto per mille riguarda il sistema di ripartizione delle quote non espresse. Sebbene meno della metà dei contribuenti indichi una preferenza, anche le somme riferibili a chi non firma vengono redistribuite in maniera proporzionale tra i destinatari scelti dagli altri contribuenti. È proprio questo meccanismo che contribuisce ad amplificare gli importi assegnati ai soggetti che raccolgono il maggior numero di preferenze, mantenendo elevata la quota destinata alla Chiesa cattolica e, negli ultimi anni, favorendo anche la crescita delle risorse attribuite allo Stato.
Una tendenza destinata a consolidarsi
Le elaborazioni preliminari del Dipartimento delle Finanze indicano che il rafforzamento della quota pubblica potrebbe proseguire anche nelle prossime ripartizioni. Le preferenze espresse nelle dichiarazioni più recenti mostrano infatti un ulteriore incremento delle firme a favore dello Stato e una contestuale riduzione di quelle destinate alla Chiesa cattolica. Un’evoluzione che, pur senza modificare gli equilibri complessivi nel breve periodo, segnala un cambiamento nelle priorità dei contribuenti e potrebbe incidere progressivamente sulla distribuzione delle risorse dell’otto per mille.















