oro record storico

L’oro torna a indietreggiare e perde di nuovo quota, scivolando sotto la soglia psicologica dei 5.000 dollari l’oncia. A zavorrare il metallo prezioso sono state soprattutto le prese di profitto dopo la recente corsa dei prezzi, alimentata dalla lettura dell’inflazione statunitense. Nella seduta precedente le quotazioni avevano messo a segno un balzo del 2,4% sulle attese di un possibile taglio dei tassi da parte della Federal Reserve, ma il rimbalzo si è rivelato fragile: subito dopo, l’oro ha invertito la rotta arrivando a cedere fino all’1,5%.

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Effetto Cina

A complicare il quadro ci ha pensato anche l’Asia. La pausa dei mercati cinesi per il Capodanno lunare ha ridotto la liquidità in circolazione, amplificando oscillazioni e movimenti improvvisi. E non è un dettaglio: negli ultimi mesi la domanda in Cina è rimasta sostenuta, al punto che le autorità di Shenzhen hanno richiamato l’attenzione degli investitori retail, mettendoli in guardia da pratiche di trading non autorizzate.

Analisti cauti

Nel complesso, però, il messaggio degli analisti resta prudente: più che un cambio di scenario, sarebbe una fase di assestamento. A fine gennaio il metallo aveva toccato un massimo a 5.595 dollari l’oncia, prima di una correzione netta che lo aveva riportato in area 4.400. Da lì, il recupero è stato parziale — circa metà delle perdite — in un contesto che continua a mostrarsi nervoso, con scambi discontinui e un mercato ancora in cerca di direzione.