Il ministro del lavoro Andrea Orlando apre al salario minimo, ma senza un intervento eccessivo dello stato. Ma la questione non verrà discussa in questa legislatura. Nell’intervento di ieri all’Agorà, organizzata dall’ex ministro Cesare Damiano, ha affrontato uno dei temi che sono all’ordine del giorno nel dibattito economico.

«Sappiamo che dinamica europea ha portato una forte crescita dei salari in molti paesi. – dice Orlando -. In Italia abbiamo i salari fermi al 2,9%. Il problema se lo sono posto molte imprese in modo spontaneo, come Brembo, Luxottica e Fedrigoni, con l’intenzione di dare una risposta a livello aziendale. Bisogna tenere presente che il salario minimo non uccide la contrattazione, se è definito in modo scollegato dalla politica e se è il frutto di un confronto tra le parti sociali. Ci vuole una limitata possibilità di intervento della politica, così che la contrattazione venga messa in mora. Ma della questione si discuterà quando ci saranno maggioranze omogenee. Si discuterà meglio, anche con delle direttive europee comuni. Sulla questione il sindacato è diviso, perché abbiamo una parte del sindacato contraria, che dice che il salario minimo distrugge la contrattazione, e una che ha fatto un’apertura. Allo stesso modo c’è il mondo dell’impresa diviso, perché c’è chi dice che potrebbe essere una soluzione e chi non è d’accordo. Un’ipotesi potrebbe essere quella di legare comparto per comparto il salario minimo ai contratti rappresentativi. È uno strumento che potrebbe dare una risposta al tema del lavoro povero, ma non la soluzione al problema del potere d’acquisto».

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Politiche attive e lotta al precariato in agenda

I temi discussi dal ministro nel corso del dibattito sono stati diversi e hanno toccato anche il tema della precarietà.

«La precarietà e il lavoro povero – ha detto – sono una tara sulla competitività del paese e in questo senso voglio fare riferimento a un dato sul Whasington Post uscito articolo in cui si dice che le imprese americane stanno lavorando sul reclutamento di giovani nelle loro fila attraverso l’offerta di riscattare i debiti contratti nel percorso formativo. In Italia, poi, abbiamo il problema della curva demografica. Le persone che vanno in pensione sono più di quelle che entrano nel lavoro. Il secondo focus è quello dell’emigrazione. quello dell’emigrazione. Nel corso di questi anni abbiamo avuto nuova emigrazione dal 2010 al 2019 si parla di 30 o 40mila persone l’anno spesso figure qualificate e nel decennio 900mila persone».

Non è mancato da parte di Orlando un accenno anche alle politiche attive del lavoro che in questi giorni sono al centro del dibattito. «Non c’erano – ha detto – politiche attive del lavoro in tante regioni non essendoci percorsi attivati per nessuno. La legge non dava risposte. Noi abbiamo lavorato in questi mesi per creare questi percorsi. C’è congiuntura favorevole, grazie al Pnrr che vede investimento importante politiche attive. Sono quattro le regioni che hanno già fatto i bandi Pal per giovani donne e disoccupati di lunga durata. Anche le agenzie private avranno l’elenco dei percettori di reddito di cittadinanza e stanno iniziando le chiamate per verificare se ci sono delle offerte».