Nel cuore di una transizione energetica che non è più soltanto una sfida ecologica, ma una complessa partita di scacchi regolamentare e finanziaria, l’Italia e l’Europa si trovano a un bivio cruciale. Se il Net Zero è il traguardo, il percorso per raggiungerlo passa attraverso una profonda ridefinizione dei Capital Markets e una gestione sofisticata del rischio infrastrutturale.
Oggi la semplice disponibilità di capitale non è più garanzia di successo. A fare la differenza è la capacità di governare la convergenza tra diritto, finanza strutturata e innovazione tecnologica. In questo scenario di “maturità selettiva”, dove asset come lo storage, i Data Center e le reti flex-ready riscrivono le regole del valore, è necessario uno sguardo capace di anticipare i segnali deboli di un mercato in continua ebollizione.
A parlare delle nuove frontiere dell’Energy & Infrastructure, è l’Avv. Vincenzo Oliverio, Global Head M&A and Capital Markets di Oliverio&Partners. Boutique legale europea di primo piano, lo studio si distingue per la capacità di trasformare la complessità normativa in opportunità strategica, agendo come vero e proprio architetto di operazioni M&A e finanziamenti strutturati che guardano con decisione al biennio 2025-2026.
Avvocato Oliverio, il mercato italiano dei Capital Markets sta attraversando una fase di profonda ridefinizione regolamentare, anche grazie agli impatti del Ddl Capitali. In questo contesto, come si sta evolvendo la strutturazione delle operazioni di finanziamento per le grandi infrastrutture energetiche?
Siamo in una fase di “maturità selettiva”. Il vero market driver oggi non è più la semplice disponibilità di capitale, ma la capacità di mitigare il rischio attraverso strutture contrattuali evolute. Osserviamo una convergenza decisa tra il mondo del Project Finance tradizionale e gli strumenti tipici dei Capital Markets. Mi riferisco in particolare alla cartolarizzazione dei flussi derivanti da Power Purchase Agreement (PPA) a lungo termine. La sfida tecnica è disaccoppiare il rischio di credito del prosumer dal valore dell’asset energetico, rendendo i progetti “investment grade” per gli investitori istituzionali. Non è più solo una questione legale, è ingegneria finanziaria applicata al diritto.
Parlando di Energy Transition, l’Italia è seconda in Europa per consumi da fonti rinnovabili, ma la rete fatica a stare al passo. Quali sono le criticità tecniche che uno studio legale di alto profilo deve saper governare oggi?
La criticità non è più la produzione, ma la flessibilità e l’integrazione. Come indicato nel Piano di Sviluppo Terna 2025, la priorità si è spostata su storage, stabilità di rete e digitalizzazione degli asset. Per un operatore, questo significa navigare una disciplina autorizzativa in continua evoluzione, dove la “bancabilità” dell’opera dipende dalla solidità delle garanzie sulla connessione e sulla capacità di immissione.
Assistiamo ultimamente i clienti nella gestione di rischi asimmetrici: dalla protezione contro il de-rating delle reti ai nuovi modelli di Virtual Power Plants (VPP). Chi investe oggi deve guardare al 2026, anno in cui la resilienza operativa supererà per importanza il mero target di Net Zero.
Molti analisti prevedono una vivace attività M&A nel settore Energy per il 2025-2026. Quali sono i “segnali deboli” che lei coglie e che il mercato non ha ancora pienamente metabolizzato?
Vedo un forte consolidamento nel mid-market tecnologico. Secondo le previsioni di settore per il 2025, l’attività M&A sarà guidata dalla necessità di integrazione verticale. Il “segnale debole” è il valore crescente degli asset flex-ready: infrastrutture che possono passare rapidamente dal consumo alla fornitura di servizi alla rete.
Stiamo già strutturando deal che non valutano solo la capacità produttiva, ma la “opzionalità finanziaria” dell’asset nel nuovo mercato elettrico europeo riformato. Il valore non è più solo nel kWh prodotto, ma nel servizio sistemico offerto.
Un commento tecnico sull’impatto dei Data Center e dell’IA sulla domanda energetica italiana. È un’opportunità o un rischio per il sistema infrastrutturale?
È una sfida di scala senza precedenti. La domanda energetica dei Data Center è destinata a raddoppiare entro breve e questo impone una riflessione sulla localizzazione degli impianti e sulla sicurezza operativa. Per i grandi player internazionali, l’Italia è attrattiva solo se offriamo certezza del diritto su tempi e costi dell’energia.
In questo, il nostro ruolo è quello di agire come consulente strategico per armonizzare le esigenze degli hyperscaler con le normative locali e nazionali, garantendo che lo sviluppo infrastrutturale sia sostenibile finanziariamente tramite strumenti di debito innovativi.
















