GIANCARLO GIORGETTI, MINISTRO DEL MEF

Con 216 voti favorevoli, 126 contrari e 3 astenuti, la Camera ha dato il via libera definitivo alla legge di Bilancio, chiudendo un iter parlamentare durato oltre due mesi e segnato da aggiustamenti continui. Una manovra che il governo rivendica come “prudente”, costruita per tenere l’Italia sotto la soglia del 3% di deficit ed evitare nuove tensioni con Bruxelles, ma che lascia aperto il dibattito sulla capacità di sostenere la crescita nel medio periodo.

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Il testo finale è più snello rispetto alle precedenti finanziarie dell’esecutivo Meloni, con risorse concentrate su tre assi: ceto medio, imprese e tenuta dei conti pubblici. Il prezzo da pagare è una pioggia di micro-interventi e nuove entrate settoriali, che colpiscono in particolare banche, assicurazioni e alcune filiere commerciali.

Fisco: taglio Irpef e ritorno della rottamazione

La misura simbolo resta il taglio dell’Irpef per il ceto medio, che vale circa 3 miliardi: l’aliquota scende dal 35% al 33% per i redditi fino a 50 mila euro, con un beneficio che, secondo le simulazioni, oscilla tra poche decine e oltre 400 euro annui. Oltre i 200 mila euro l’effetto viene sterilizzato.

Torna anche la rottamazione quinquies delle cartelle: i debiti affidati alla riscossione fino a fine 2023 potranno essere estinti in 9 anni, con 54 rate bimestrali e interessi ridotti al 3%. Un segnale di apertura verso contribuenti e partite Iva in difficoltà, ma anche una scommessa sulla capacità di incassare nel tempo.

Casa e immobiliare: bonus ridotti, affitti brevi sotto stretta

Sul fronte immobiliare, la manovra ritocca l’Isee escludendo una quota più ampia del valore della prima casa, con soglie più alte per le famiglie numerose e per chi vive nelle grandi città. Dal 2026 restano i bonus edilizi “ordinari” (50% per l’abitazione principale, 36% per le altre), mentre il superbonus viene definitivamente confinato alle aree colpite da eventi sismici.

Gli affitti brevi entrano invece in una nuova fase regolatoria: cedolare secca al 21% per una sola abitazione, 26% per la seconda, mentre dalla terza scatta il reddito d’impresa con obbligo di partita Iva. Un passaggio che punta a ridurre l’uso speculativo del modello turistico.

Lavoro: incentivi alla produttività e sostegno alle famiglie

Per il lavoro dipendente il governo interviene su più fronti. Cala drasticamente la tassazione sui premi di produttività, dal 5% all’1%, mentre viene favorita la chiusura dei rinnovi contrattuali con una flat tax al 5% sugli aumenti salariali per redditi fino a 33 mila euro.

Rafforzato anche il sostegno alle lavoratrici madri, con un bonus mensile più elevato e un’estensione dei congedi parentali. Misure che puntano a rafforzare il reddito disponibile, ma che restano frammentate rispetto al tema strutturale della produttività.

Previdenza: gradualità sì, riforma rinviata

Sul capitolo pensioni il governo sceglie la strada della prudenza. L’adeguamento all’aspettativa di vita scatterà, ma in modo graduale dal 2027. Aumentano di 20 euro al mese le pensioni minime e dal 2026 entra il silenzio-assenso per la previdenza complementare dei nuovi assunti nel settore privato.

Resta però l’assenza di una riforma organica: alcune misure per lavoratori precoci e impieghi usuranti vengono ridimensionate e viene cancellata la possibilità di anticipare l’uscita cumulando assegni complementari.

Imprese: incentivi mirati, meno spinta green

Per le imprese arrivano segnali contrastanti. Da un lato il rifinanziamento di Transizione 4.0 e il sostegno alla Zes unica, dall’altro lo stop alla super-maggiorazione per gli investimenti green. L’iper-ammortamento viene prorogato fino al 2028, ma con un perimetro più selettivo.

Rinviate ancora una volta la plastic tax e la sugar tax, segno delle difficoltà politiche nel colpire consumi sensibili.

Banche e assicurazioni: il conto sale

Una parte rilevante delle coperture arriva dal sistema finanziario. Per banche e assicurazioni scatta un inasprimento dell’Irap e una revisione delle regole fiscali su perdite e svalutazioni. Nel triennio il contributo richiesto al settore supera gli 11 miliardi.

Una scelta che alimenta il confronto con l’opposizione, secondo cui la manovra privilegia l’equilibrio dei conti rispetto agli investimenti e al potere d’acquisto.

Micro-tasse, oro e tensioni politiche

Completano il quadro una serie di micro-prelievi: dalla tassa sui piccoli pacchi extra Ue per frenare il fast fashion, al raddoppio della Tobin tax. Salta invece la norma sull’oro da investimento, mentre entra un riferimento simbolico alle riserve auree come patrimonio del popolo italiano, riformulato per evitare attriti con la Bce.

Politicamente, il voto chiude una fase complessa per la maggioranza, ma lascia aperti diversi fronti. La Lega insiste sul tema pensioni e flat tax, Forza Italia rilancia sulla riduzione dell’Irpef per il ceto medio, mentre il Mef frena: le prossime mosse dipenderanno dalle risorse disponibili nel 2026.