Le tendenze ‘culturali’ in senso lato parrebbero evolversi in cicli, alla lunga ripetitivi. In generale, a un certo punto della curva, gli eccessi tendono a provocare una sorta di riflesso – a volte estremo – nel senso opposto. Così, nel tempo, la depravazione nei comportamenti comuni può dare eventualmente corso al puritanesimo: quasi come come accade nella moda, dove le gonne troppo ampie generano ciclicamente le mini-skirt – e viceversa – mentre le cravatte maschili troppo larghe provocano l’arrivo di quelle molto strette.

Una delle ‘curve lunghe’, almeno in Occidente, riguarda l’igiene personale. Al livello più semplice si esprime con la tendenza di lavarsi molto spesso. Per parecchie persone, la doccia ogni mattina è percepita come un obbligo. Non sorprenderà, dunque, il fatto che un crescente corpo di ricerche scientifiche suggerisca che siamo forse fin troppo puliti per il nostro stesso bene. Le abluzioni giornaliere sono diventate una sorta di mantra, una rappresentazione quotidiana della ‘pulizia morale’ e del perbenismo – ma pare che l’eccessiva igiene ci renda anche più vulnerabili all’asma e alle allergie, la cosiddetta “Hygiene Hypothesis”

In buona parte, il lavarsi tanto dipende da un fenomeno sociale. Per secoli la maggiore pulizia personale distingueva i ricchi che comandavano dai poveri che puzzavano. La straordinaria prosperità che ha caratterizzato la società occidentale nell’ultimo secolo – portando l’acqua calda e le saponette in quasi tutte le famiglie – ha molto indebolito la distinzione. Ora emergono segnali che le popolazioni dei paesi ‘avanzati’ comincino ad aver avuto abbastanza dell’igiene personale spinto.

È possibile che l’avvento del Covid 19, con i suoi conseguenti eccessi d’igiene, abbia rappresentato l’evento scatenante che ha fatto emergere una tendenza già in corso. Sintomatiche sono le uscite recenti di alcune personalità hollywoodiane da sempre particolarmente attente all’immagine, come Ashton Kutcher e l’attrice sua compagna Mila Kunis. I due confessano di avere lavato poco i figli, Wyatt e Dimitri, quando erano piccoli, sintetizzando così il concetto: “Se riesci a vedere lo sporco, allora lavali, altrimenti che senso ha?”

La scienza è sempre più d’accordo. La microbiologa Dr.ssa Lisa Cross conferma che la strategia Kutcher/Kunis – che lei chiama “targeted washing” – sia sensata ma, precisa: “Bisogna comunque pulirsi regolarmente le ‘parti private’ per evitare infezioni, specialmente del tratto urinario. Continua anche a essere importante la pulizia delle mani… perché spesso tocchiamo altre persone e altre cose per poi toccarci la bocca, potenzialmente trasmettendo patogeni”. Nell’insieme, il consiglio parrebbe essere: lavati spesso solo dove conta, più deodorante e meno acqua.

Da “Nota Design” di James Hansen