E’ finito il tempo in cui a chi diceva di essere un comunicatore, si chiedeva: «E che mestiere è»? I comunicatori esistono, sono tanti – per difetto almeno 30 mila – cui ogni anno di aggiungono circa 9 mila neolaureati delle Facoltà di Scienze della Comunicazione. Rappresentano una vera e propria categoria ed hanno precisi bisogni, anzi idee chiare: oltre l’80% di coloro che hanno partecipato alla survey “I Comunicatori in Italia”,  l’indagine condotta dall’Area Comunicatori di Manageritalia Executive Professional, chiede il riconoscimento del proprio ruolo di “professionisti con specifiche competenze”. Per la stessa percentuale, ossia 4 professionisti su 5, è importante costruire un solido network di relazioni, mentre il 73% degli intervistati chiede rappresentanza presso i decisori pubblici, le istituzioni e le business community.  Sono questi alcuni dei risultati più significativi emersi da seconda ricerca sul mercato della comunicazione firmata da Manageritalia (la prima fu realizzata nel 2022), realizzata in collaborazione con AstraRicerche, Com&Tec e tekon Europe.

Obiettivo della seconda survey: fotografare e conoscere l’evoluzione delle migliaia di professionisti impegnati stabilmente nel mondo della comunicazione e rilevarne i bisogni. I partecipanti alla ricerca hanno sottolineato che quella dei comunicatori, grazie ad una molteplicità di specializzazioni (con ben 29 profili professionali) è una professione in continua evoluzione, al passo con i tempi, in continuo perfezionamento, ma che, purtroppo ancora, non è ancora correttamente valutata dal mercato: solo il 60% ha affermato che le proprie competenze sono pienamente utilizzate nella propria attività lavorativa e il 54% che siano riconosciute, con valori peggiori tra le donne, tra i più giovani e – fortemente – nella fascia di reddito inferiore. Secondo l’84% del campione, infatti, i committenti non sono sempre in grado di valutare correttamente la vera qualità della comunicazione e dei comunicatori. «E su questo, a livello associativo, c’è molto da fare», afferma Rita Palumbo, coordinatrice di Manager Executive Professional Area Comunicatori. La ricerca, oltre ad indagare su dati anagrafici e posizione lavorativa, ha rilevato gli economics  delle fasce di reddito  – solo 4 su 10 affermano che il reddito è coerente con l’impegno richiesto – per poi affrontare la sfera della soddisfazione, sia del rapporto con i vertici aziendali e/o committenti, sia sull’equilibrio tra impegno, considerazione, remunerazione, bisogni e aspettative. Il fil rouge dei risultati è la ferma volontà di essere riconosciuti, apprezzati, valorizzati e di non essere più considerati “professionisti fai da te”, improvvisati o confusi con altri professionisti.

Sesso, ruolo e retribuzione

L’indagine è stata condotta tra luglio e agosto su un campione di 719 comunicatori in tutta Italia, bilanciati per genere – 51,3% uomini e 47,4% donne – di cui il 28,8% sotto i 45 anni, il 42% sopra i 54 e il 29,2% tra i 45 e 54 anni. I comunicatori svolgono la propria attività per il 57% in imprese private (non di comunicazione), il 27% in agenzie di comunicazione, il 21% in istituzioni, enti o organizzazioni pubbliche, il 12% in fondazioni e organizzazioni no profit e solo il 7% in studi professionali. Il 60% si occupa di comunicazione d’impresa, il 31% di comunicazione tecnica, il 29% di sostenibilità, il 28% di comunicazione pubblica e istituzionale, il 26% di tecnologia e innovazione, il 14% di ricerca e sviluppo e solo il 7% di comunicazione politica. Circa metà del campione ha un ruolo di vertice (amministratore o consigliere di società di capitali 14.2% o dirigente 24.3%), mentre la restante parte è bilanciata tra dipendenti (25.2%) e collaboratori/consulenti (20.1%). Il campione, inoltre, è molto variegato in termini di retribuzione lorda annua: il 20,0% non raggiunge i 30mila euro, il 20,7% supera i 90 mila euro.

Rappresentanza, tutela e welfare

«I risultati di quest’indagine sono molto significativi – afferma Rita Palumbo, per molti motivi. Innanzitutto, perché emerge una chiara necessità di riconoscimento professionale e identitario presso i decisori legislativi, ormai non più rinviabile. Un altro elemento positivo riguarda la numerosità delle risposte alla survey, una partecipazione spontanea, veicolata solo attraverso Linkedin, che sottolinea ancor di più quali sono i bisogni dei comunicatori e come tradurli in risposte concrete che tutelino chi è già nel mercato e crei lavoro di valore soprattutto per i giovani».

Sempre in tema di bisogni espressi, il 68% dei comunicatori esprime la necessità di un sistema assicurativo capace di tutelarli dagli eventuali rischi professionali, così come è molto sentito, per il 69% dei partecipanti è necessaria la creazione di un sistema di welfare integrativo, che affianchi quello pubblico per una migliore cura della salute del comunicatore e dei suoi familiari.

Ci sono altri dati che meritano una riflessione: per l’85% dei partecipanti alla survey le proprie competenze devono crescere nei prossimi 3-5 anni per stare al passo delle evoluzioni tecnologiche come intelligenza artificiale e social media; per il 63% serve certificarle e per il 66% è indispensabile un percorso di formazione specifico e continuo che porti alla certificazione.

Dalla survey sono emerse anche alcune “aree di crisi”. La questione deontologica: per l’81% dei partecipanti è sempre più difficile distinguere tra competenze e obiettivi di scopo, una mancanza che dovrebbe essere colmata con una corretta formazione deontologica, che indichi – facendo riferimento a quanto stabilito nella Norma Uni 11483-2021 sul Comunicatore Professionale – regole e comportamenti etici.  L’immancabile gender gap, denunciato da uno su due: ma lo indica il 64% delle donne e solo il 36% degli uomini.  Il timore per l’intelligenza artificiale che, per ora, è avvertita come uno strumento utile a svolgere l’attività professionale (61%) ma con il rischio che metta in discussione posti di lavoro. «I risultati di questa indagine sono preziosi – spiega Palumbo – non solo definiscono le dinamiche di un segmento di mercato in crescita, ma sono alert fondamentali per valorizzare la categoria. Manageritalia Executive Professional si occuperà nei prossimi tempi di creare iniziative a sostegno della valorizzazione economica e del riconoscimento delle professioni della comunicazione, e quindi, insieme con le altre le associazioni del settore lavorare per rafforzare la rappresentanza e la tutela di questi professionisti sempre più strategici per il sistema Paese».