Una mozzarella è solo una mozzarella? No se la mozzarella, oltre a essere buona detiene, oltre al gusto e alla freschezza, alle sue spalle un fatturato 2021 di 21milioni di euro e per il 2022 le prospettive sono già di superare i 40 milioni.

Stiamo parlando di Obicà Mozzarella Bar, 20 ristoranti in Italia, due a Milano a Duomo e via Cusani, e prossime aperture nella seconda metà dell’anno a Torino, Cagliari, Lisbona, Istabul, progetti per il 2023: Londra, Giappone, Emirati e Francia, nientemeno che a Parigi. Fatturato atteso per il 2023 50 milioni senza considerare le nuove aperture.

D’altronde il settore agroalimentare italiano è caratterizzato da un tessuto imprenditoriale ricchissimo e composto in prevalenza da entità che guardano al mondo, tendono cioè sempre a svilupparsi e a guardare all’internazionalizzazione conscie della propria qualità. Nel 2019 (ultimo dato disponibile) erano circa 55mila imprese, per lo più piccole  e impiegavano quasi 460mila addetti.

Obicà, una qualità che va ben oltre la rima

Obicà fa parte di questo fiore all’occhiello italiano. La sua cucina, è da sempre fondata su ingredienti di alta qualità e su un processo di selezione delle materie prime molto attento.

Il concept è nato per celebrare uno dei prodotti di eccellenza italiani più amati di sempre, la  Mozzarella di Bufala Campana che viene trasportata in ogni punto vendita seguendo un rigido disciplinare per conservarne le caratteristiche.

Dallo scorso anno c’è anche la possibilità di scegliere direttamente “in casa Obicà” una selezione dei migliori prodotti campani, accostandoli ad altri eccellenze che da sempre caratterizzano la sua proposta gastronomica. Nel 2021 infatti la proprietà di Obicà non solo è tornata a essere italiana, quando a maggio la famiglia Scudieri ne ha effettuato l’acquisizione dal fondo UK Neo Investment Partners, ma è anche divenuta partecipe, vorremo dire “privilegiata”, di un hub di eccellenze gastronomiche di proprietà della famiglia e che non a caso si chiama Eccellenze Campane.

L’operazione è parte di una strategia di investimenti che la famiglia Scudieri ha avviato, non da oggi, nel comparto enogastronomico e nei prodotti di alta qualità ed è ultima, non per importanza, di una serie di acquisizioni che vanno dall’azienda vinicola Gaglio all’azienda vinicola Abraxas sull’isola di Pantelleria per la produzione di passito, zibibbo e nero d’Avola.

Milano, mozzarella e molto altro

Oggi a Milano, in un Obicà Mozzarella Bar, a  Duomo o per esempio in via Cusani 1, all’interno di uno dei palazzi Liberty di inizio Novecento più belli della città, si può gustare un mix di specialità gastronomiche che fanno diventare anche l’intermezzo del pranzo milanese una momento piacevole e ricco di gusto. Distante se possibile dalla fretta che caratterizza la metropoli.

Non si tratta ovviamente solo di arredo, curatissimo in ogni dettaglio, dalle luci al rivestimento in mattoncini di cemento da strada, si tratta di poter gustare un polpo alla griglia dopo la mozzarella che ci aveva attratti inizialmente. Il concetto di “bar” inizialmente mutuato dal sushi bar di origine giapponese, quindi da una tipologia di consumo al bancone e in piattini già pronti, si è infatti molto evoluto: la qualità si è alzata e scelta all’interno del menu si è ampliata anche se è rimasta tutta italiana.

Spiega Davide di Lorenzo, Ceo del gruppo, che «Nella continuità con la nuova proprietà italiana della famiglia Scudieri abbiamo ritrovato la conoscenza degli elementi cardine della nostra proposta gastronomica che grazie al loro apporto non solo non si perde ma oggi viene esaltata».
Si rafforza anche il forte interesse alla diffusione internazionale della cultura del cibo italiano, caratteristiche fondamentali dell’identità di Obicà, che si esplica in una tabella di marcia dell’internazionalizzazione diventa sempre più ampia.
«La strategia dell’azienda è di proseguire in una logica di espansione,  selezionando di volta in volta le potenzialità e le possibili criticità delle località individuate. Ogni Paese infatti ha una sua tendenza nel trattare il prodotto italiano e uno dei nostri compiti, e attenzione principale, è proprio far sì che le nostre peculiarità non siano sovrastate da questa tendenza. Così il nostro prodotto italiano rimarrà eccellenza italiana anche all’estero».