JENSEN HUANG, CEO NVIDIA

Nvidia non è più soltanto il fornitore di chip al centro della corsa globale all’intelligenza artificiale. Il gruppo guidato da Jensen Huang sta costruendo attorno alle proprie tecnologie una rete sempre più fitta di partecipazioni, finanziamenti e alleanze industriali. L’ultimo tassello porta direttamente a Elon Musk: Nvidia ha comunicato di possedere quasi 123 milioni di azioni di SpaceX, una partecipazione che alla fine di giugno valeva circa 21 miliardi di dollari. Un investimento che intreccia capitale e tecnologia e rafforza il legame tra due dei protagonisti della nuova economia dell’AI.

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Una partecipazione da 21 miliardi

La posizione è emersa dalle comunicazioni finanziarie di Nvidia e fotografa il valore della partecipazione alla chiusura del secondo trimestre. Dopo la quotazione di SpaceX a giugno, il titolo ha perso terreno e il pacchetto detenuto dal produttore di semiconduttori avrebbe oggi un valore vicino ai 17 miliardi di dollari. La partecipazione rappresenta anche il risultato dell’investimento effettuato da Nvidia in xAI prima dell’integrazione della società di intelligenza artificiale di Musk con SpaceX. Il punto, però, va oltre la rivalutazione finanziaria: Nvidia diventa contemporaneamente azionista e fornitore di uno dei gruppi con i programmi di espansione computazionale più aggressivi al mondo.

L’alleanza sui chip e la corsa ai data center

Sul fronte industriale il rapporto è altrettanto stretto. Durante la prima conference call sui risultati di SpaceX da società quotata, Musk ha spiegato che il gruppo ha scelto di costruire i propri data center esclusivamente sull’architettura Nvidia Vera Rubin, definendola la soluzione migliore per le esigenze di calcolo dell’azienda. La dimensione potenziale degli ordini è considerevole: SpaceX punta ad aumentare la propria capacità computazionale dai circa 2 gigawatt previsti alla fine del 2026 verso un livello più vicino a 10 GW che a 5 GW entro la fine del 2027. Se il piano verrà rispettato, la crescita dell’infrastruttura di Musk potrebbe tradursi in una domanda molto rilevante di acceleratori e sistemi Nvidia.

La strategia di Huang: investire nei propri clienti

L’operazione illumina soprattutto la strategia costruita da Jensen Huang attorno al boom dell’intelligenza artificiale. Secondo il Financial Times, Nvidia ha impegnato oltre 100 miliardi di dollari negli ultimi due anni in società legate all’AI, dalle piattaforme cloud ai laboratori che sviluppano nuovi modelli. Nel portafoglio figurano investimenti in CoreWeave, Thinking Machines e Safe Superintelligence, oltre a Cursor, la società di software per la programmazione acquisita da SpaceX. Si forma così un ecosistema nel quale Nvidia non si limita a vendere l’hardware: mette capitale nelle imprese che costruiscono infrastrutture e servizi basati proprio sui suoi processori.

Un ecosistema finanziario da centinaia di miliardi

La rete potrebbe diventare ancora più ampia. Nvidia sta lavorando a un progetto che coinvolgerebbe oltre 500 miliardi di dollari di capacità finanziaria insieme a investitori come Apollo, Blackstone, BlackRock, Brookfield, Goldman Sachs e KKR, con l’obiettivo di sostenere il finanziamento dei propri clienti e, in parte, garantire prestiti assistiti dal valore dei chip. È un modello che può accelerare la costruzione dei data center, ma rende anche più stretti i rapporti finanziari tra produttore e acquirenti. La partecipazione in SpaceX diventa quindi il simbolo di una trasformazione più profonda: Nvidia sta cercando di essere non soltanto il principale fornitore della fabbrica dell’AI, ma anche uno dei capitali che ne finanziano l’espansione.

SpaceX, la quotazione che moltiplica il valore dei primi investimenti

L’Ipo di SpaceX ha intanto prodotto ritorni eccezionali per diversi investitori storici. Alphabet, che nel 2015 aveva investito circa 900 milioni di dollari, alla fine di giugno possedeva una quota valutata circa 94 miliardi, secondo i dati riportati da Reuters; la successiva oscillazione del titolo ne ha ridotto il valore di mercato. I documenti relativi alla quotazione indicavano un prezzo iniziale di 135 dollari per azione, mentre una documentazione depositata presso la Sec collocava la valutazione della società all’Ipo nell’ordine di 1.800 miliardi di dollari. Il caso Nvidia mostra però un elemento ulteriore: nel nuovo ciclo tecnologico le partecipazioni azionarie, la capacità di calcolo e la fornitura di semiconduttori stanno diventando parti della stessa strategia industriale.